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Leica M10-D: tra passato e futuro

Leica M10-D è una fotocamera con telemetro digitale e sensore full frame da 24 MP priva di display, per portare l'esperienza analogica pura nel XXI secolo.

Prezzo

€ 7.690

Giudizi
  • Caratteristiche8
  • Design9
  • Prestazioni8
  • Qualità prezzo7
Pro

Design nostalgico, concept unico, ottima resa del sensore full frame da 24 Megapixel

Contro

Manca sia il display principale sia un display di stato completo, gestione tramite app macchinosa e assetata di batteria

Di , 12 novembre 2018

La legge del lusso non è aggiungere, ma togliere.” Una frase famosa dello stilista Giorgio Armani. Una frase che calza a pennello alla nuova Leica M10-D, una fotocamera digitale che si fa notare per la coraggiosa scelta di essere priva del display dove rivedere le immagini appena scattate. Una privazione giustificata per “riportare l’esperienza unica della fotografia analogica nel mondo digitale“, come annuncia la campagna promozionale di questa fotocamera.

L’assenza del display, la messa a fuoco a telemetro e il design volutamente nostalgico creano infatti un’esperienza d’uso davvero particolare, costringendo il fotografo a concentrarsi sull’azione che si svolge davanti alla fotocamera, piuttosto che sulla configurazione della fotocamera e sulla revisione delle immagini. Lascia però aperta una porta ai tempi moderni, grazie al Wi-Fi integrato e all’app dedicata su smartphone iOS e Android.

Leica M10-D: prezzo ()

La Leica M-10D è già disponibile per l’acquisto al prezzo di 7.690 Euro per il solo corpo.

Leica M10-D: caratteristiche ()

La Leica M10-D è una telemetro digitale basata sul sensore full frame da 24 Megapixel e sul processore immagine Maestro II, capaci di raffiche da 5fps e di sensibilità comprese tra 100 e 50.000 ISO. L’otturatore a tendine metalliche può spingersi fino a 1/4000s e si fa apprezzare per il suono ovattato durante il suo movimento. La messa a fuoco si basa sul mirino a telemetro con ingrandimento 0,73x, dotato di correzione automatica della parallasse e di cornici (28, 35, 50, 75, 90 e 135 mm) con regolazione automatica della luminosità.

Nel mirino ci sono 3 cifre a 8 segmenti, che visualizzano tempo di esposizione, compensazione dell’esposizione, percentuale di carica della batteria e numero di scatti residui. Se si acquista il mirino elettronico opzionale Visoflex, da inserire sulla slitta flash dotata di contatti elettrici dedicati, si ha la possibilità di avere una visione in live view e di tenere sotto controllo tutti i parametri di scatto.

Risulta possibile scattare in automatismo a priorità di diaframma, grazie all’esposimetro integrato che legge con prevalenza al centro sulle tendine dell’otturatore. L’elettronica interna integra anche il Wi-Fi, che purtroppo va a consumare molto rapidamente la batteria Leica BP-SCL5 dalla capacità di 1100 mAh. Con il Wi-Fi spento la batterie risulta praticamente infinita. La memorizzazione è invece affidata a un solo slot di memoria per schede di memoria SD/SDHC/SDXC.

Leica M10-D: design ()

Impossibile capire a primo sguardo che la Leica M10-D è una fotocamera digitale. Le linee citano in modo evidente i modelli più datati, come la Leica M3 costruita tra il 1953 e il 1967. Infatti oltre alla già citata assenza del display, spicca la presenza di una apparentemente inutile leva di carica: nel caso della Leica M10-D svolge la funzione di appoggio per il pollice da aprire e chiudere al bisogno.

Le citazioni proseguono con la scelta di collocare la ghiera delle sensibilità dove si trovava il nottolino per il riavvolgimento della pellicola e con la ghiera della compensazione dell’esposizione collocata dove storicamente si trovava lo specchietto delle sensibilità della pellicola. Non manca la levetta per la preselezione delle cornici del mirino del telemetro. Unica assente è la levetta per l’autoscatto e la finestrella con il contatore dei fotogrammi, sostituiti da due pulsanti funzione.

Presente anche un intruso, sotto forma di ghiera a portata di pollice, utile principalmente se si va a fotografare utilizzando il mirino elettronico opzionale Visoflex. Le dimensioni sono ridotte, pari a 139×37,9x80mm, mentre la costruzione interamente in metallo si fa comunque sentire, fermando l’ago della bilancia su circa 660 grammi, batteria inclusa.

Leica M10-D: recensione ()

Un vero e proprio salto nel buio. Se si è abituati ad avere tutto sotto controllo, magari fotografando con il mirino elettronico dove si vede il risultato finale ancora prima di premere il tasto di scatto, allora fotografare con la Leica M10-D è un vero trauma. Se non si ha un minimo di dimestichezza con il mirino a telemetro, è facile ritrovarsi con foto sfuocate e mal inquadrate. Se siamo abituati con la lettura esposimetrica a matrice, è facile ritrovarsi con foto di molto sovraesposte oppure sottoesposte.

Non avendo poi il display dove rivedere gli scatti appena effettuati, è purtroppo anche facile rendersi conto di avere delle foto inutilizzabili quando ormai non possiamo più ripetere lo scatto. Ovvero ci si trova nelle stesse condizioni di chiunque si diverte ancora a fotografare con vecchie fotocamere analogiche. Solo che in realtà con la Leica M10-D si sta fotografando con una digitale dotata anche di Wi-Fi.

Quindi se si ha paura di saltare nel buio, si può attivare il Wi-Fi e utilizzare l’app dedicata Leica Fotos. Purtroppo, almeno su Android 8.1.0, l’app non è del tutto esente da problemi: a volte non riesce a connettersi con la fotocamera e comunque ne consuma rapidamente la batteria. L’app consente di rivedere gli scatti e di condividerli, ma soprattutto di modificare la configurazione della fotocamera e di controllare lo scatto con live view in tempo reale.

L’app diventa indispensabile se si vogliono attivare o disattivare alcune funzioni, come il bianco e nero, il salvataggio RAW+JPG oppure l’autoscatto. Sarebbe stato meglio inserire un piccolo display di stato, magari attivo anche a fotocamera spenta, dove controllare e modificare tutte le impostazioni lasciando a casa lo smartphone.

La Leica M10-D restituisce comunque ottimi risultati sia con o senza l’ausilio dello smarphone: merito in particolare della famosa resa delle ottiche, come il Leica Summicron-M 35mm f/2 Asph. utilizzato nella prova. Il contrasto nella aree a fuoco e il bokeh nelle aree fuori fuoco sono sempre evidenti e gradevoli. Solo la saturazione risulta eccessiva nel file JPG:  meglio lavorare con il formato RAW DNG, che consente di tirare fuori al meglio tutto il dettaglio di cui è capace il sensore.

Sul fronte della resa alle varie sensibilità, i file sono perfetti dai 100 ai 1600 ISO. A partire dai 3200 ISO inizia a comparire una grana sempre più evidente, ma rimane sempre piacevole, ricordando quella della pellicola analogica: i file sono pertanto utilizzabili fino ai 12500 ISO. Sarebbe invece preferibile evitare le massime sensibilità di 25000 e 50000 ISO, visto che si nota l’intervento della riduzione rumore e si perde la coerenza cromatica.

In definitiva la Leica M10-D è indubbiamente una fotocamera originale e coraggiosa nel voler concretizzazione un’idea: spingere il fotografo a riprovare le emozioni della fotografia analogica, pur utilizzando un moderno sensore digitale. Restano evidenti in ogni caso la costruzione impeccabile e la qualità dei risultati. Un vero oggetto del desiderio, tenendo però sempre presente che per averla servono due cose: la voglia di re-imparare la fotografia e un conto corrente particolarmente gagliardo.