Speciale Console future: digital delivery, streaming e cloud.

Console videogiochi: futuro fra streaming e cloud

Dalle tradizionali console casalinghe PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch al colosso del digital delivery PC Steam passando per le formule in abbonamento di EA Access e Xbox Game Pass, senza dimenticare la recente rivoluzione del cloud gaming con giganti come Google e Apple già pronti a fare la parte del leone. Ecco tutte le possibilità offerte dall’industria del gaming oggi.

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Fino a una decina di anni fa il gaming era quasi esclusivamente appannaggio di console – solitamente tre le principali – e PC, con la fruizione del videogioco che passava quasi unicamente attraverso un supporto fisico, dalle primissime cartucce degli anni 80/90 passando ai dischi che ancora oggi resistono nonostante un mercato sempre più “liquido”.

Oggi le possibilità sono davvero molteplici, a partire dal digital delivery di Steam et similia, fino alla recente rivoluzione dello streaming, che ha già “contaminato” cinema e TV e ha fatto lo stesso con i videogiochi. Ma quali sono le possibilità che hanno i videogamer di oggi? Andiamo a scoprirle insieme.

Console tradizionali: Xbox One Series X, PS5 e Nintendo Switch ()

Nell’immaginario collettivo il gaming viene spesso associato (unicamente) a PlayStation, tanto è vero che le persone meno esperte si riferiscono al gaming con la frase “giocare alla PlayStation”. Ed effettivamente, dal suo esordio sugli scaffali dei negozi nel lontano 1994, la prima PlayStation riuscì a cannibalizzare quasi totalmente il mercato videoludico, ed ebbe anche il merito di rendere popolare un medium (insieme a Wii qualche anno dopo) che fino a quel momento era rilegato alla solo nicchia degli appassionati.

Lo sdoganamento del videogioco nel mercato mainstream si deve in gran parte quindi al successo di PlayStation sul finire degli anni ’90. Oggi le ultime console PlayStation disponibili sul mercato sono PS4 con le sue varianti PlayStation 4 Pro , con supporto alla risoluzione 4K, più potente, PlayStation 4 Slim, più sottile e con risoluzione massima Full HD, entrambe uscite nel 2016, e la nuova PlayStation 5. Quest’ultima è disponibile in due versioni, con o senza il lettore ottico e ovviamente a un prezzo differente.

Dall’altra parte troviamo l’eterno competitor targato Microsoft, ovverosia quell’Xbox che nella sua penultima iterazione chiamata Xbox One, è disponibile in una edizione più piccola e meno potente, Xbox One S sul mercato dal 2016, e in un’altra più performante, Xbox One X, con il supporto nativo al 4K, che è stata commercializzata dal novembre 2017. Più recente è invece la potente Xbox Series X, anche in questo caso disponibile in due varianti, con la sorella minore chiamata Xbox Series S, priva del lettore e sensibilmente meno potente della maggiore.

Chiude il cerchio delle “famiglie” di console casalinghe “tradizionali” il Nintendo Switch, che differisce rispetto alle altre citate prima per una forte componente mobile dell’esperienza di utilizzo: l’ultima arrivata della grande N è infatti una console ibrida, che alle caratteristiche della macchina da gioco casalinga aggiunge quella di una comunissima console portatile, come il vecchio 3DS. Ed è proprio questa versatilità ad aver portato fortuna a Switch.

Tutte queste console propongono un’esperienza di gaming piuttosto “conservativo”, con la possibilità di acquistare copie fisiche dei videogiochi (dischi per Xbox e PlayStation, e cartucce per Switch) oppure le copie digitali dagli store ufficiali: Microsoft Store, PlayStation Store e Nintendo eShop. Attraverso le stesse console sono però disponibili delle soluzioni di gioco “alternative”, che vedremo nei prossimi capitoli del nostro speciale.

Digital delivery ()

C’è il gaming su console e poi c’è quello su computer. Il digital delivery – con Steam su tutti – è stata la prima vera rivoluzione del gaming PC, una rinascita del videogioco su computer in anni (inizio anni 2000) in cui la pirateria stava letteralmente mettendo in ginocchio la filiera, dagli sviluppatori ai produttori passando per gli stessi giocatori onesti. Sugli scaffali dei negozi trovare copie di giochi PC era praticamente un miraggio, a discapito della varietà dei prodotti. Sempre meno software house puntavano su mouse e tastiera.

Con prezzi stracciati, una libreria enorme e sempre accessibile Steam trovò la formula perfetta per rilanciare il gaming su PC e ridare nuovi stimoli ai videogiocatori pcisti, che in pochissimo tempo trovarono in essa la loro casa. Sì, perché Steam non è solo uno store ma è soprattutto una comunità di videogiocatori, che possono al suo interno interagire, scambiarsi messaggi, conquistare obiettivi (come sulle varie Xbox e PlayStation 3, 4 e 5) chiedere info agli sviluppatori e tantissimo altro ancora. Un cambiamento epocale per i giocatori da mouse e tastiera, ma che ha convinto più o meno tutti: pure gli immancabili nostalgici del ”si stava meglio quando si stava peggio” e “preferisco avere la copia fisica” ad un certo punto hanno ceduto (o dovuto cedere).

Ed è proprio con Steam che i prodotti indipendenti trovano finalmente una dimensione (e una vetrina) dove potersi finalmente mettere in mostra, al pari dei big del mercato. Oggi Steam è ormai una realtà consolidata, difficilmente esiste giocatore PC che non ha un account sulla piattaforma di Valve. Esistono però diverse alternative nate in questi anni, come GOG di CD Projekt (autori della saga The Witcher) e gli stessi publisher più importanti come Ubisoft e Electronic Arts hanno lanciato le loro piattaforme per la distribuzione digitale: EA Origin (con possibilità di formule in abbonamento che vedremo dopo), Uplay (solo per i titoli Ubisoft) o l’inossidabile Battle.net di Blizzard (World of Warcraft, Diablo, Hearthstone). Dulcis in fundo Epic Games Store di Epic Games (Fortnite), che vuole essere una risposta decisamente più economica di Steam per gli sviluppatori (la percentuale sui ricavi è del 12% contro il 30% di Steam).

Cloud Gaming ()

Il gaming tradizionale su console, le piattaforme per PC come Steam e poi c’è il cloud gaming, quella tecnologia – disponibile già da parecchi anni, basti pensare al vecchio OnLive – che permette di giocare in streaming potenzialmente a qualsiasi videogioco semplicemente da computer (anche quelli datati), tablet, smartphone e TV. Questo perché è il gestore del servizio che si occupa di elaborare da remoto il videogioco su macchine che poi, tramite il cloud computing, inviano il flusso audio-video a computer ma anche tablet, smartphone, TV e console dell’utente. Al momento i principali servizi per giocare in streaming sono PlayStation Now di Sony, GeForce Now di Nvidia, Google Stadia, Project xCloud, Amazon Luna e Apple Arcade, più un vero e proprio sottobosco di soluzioni “minori”. Attenzione però: tutti questi servizi hanno sì molto in comune, ma anche delle differenze nel modo in cui se ne può usufruire, oppure nel tipo di requisiti necessari per il loro utilizzo.

Basato sulla tecnologia cloud di Gaikai, PlayStation Now permette per esempio di giocare in streaming a diversi titoli di PlayStation 4, PlayStation 3 e PlayStation 2 su PC Windows e PlayStation 4 (in quest’ultimo caso molti titoli si possono scaricare per giocarli offline). Su PlayStation 5 possono invece essere riprodotti tutti i giochi per PS4 retrocompatibili inclusi in PlayStation Plus o PlayStation Now. Allo stesso modo, i giochi specifici per PlayStation 4 possono essere fruiti in streaming senza però la possibilità di poter utilizzare l’hardware della nuova console di Sony per migliorare la grafica (come invece avviene con l’emulazione offline).

Dal canto suo, GeForce Now può essere utilizzato solo previa richiesta sul sito ufficiale Nvidia. Purtroppo le richieste sono molte ed è stata creata una vera e propria lista di attesa per il servizio. L’ammissione non è garantita. A differenza di PlayStation Now, comunque, GeForce Now non mette a disposizione una sua libreria ma permette di collegarsi ad account di piattaforme come Steam, Uplay o Battle.net per giocare ai titoli PC (compatibili) già in possesso su laptop, desktop, Mac, SHIELD TV o dispositivo Android.

Google Stadia, la piattaforma per il cloud gaming del colosso di Mountain View, permette invece di giocare in streaming potenzialmente a qualsiasi videogioco semplicemente da computer, tablet, e smartphone selezionati e TV. Niente console, download, installazioni, aggiornamenti, tempi di attesa. Basta un click per entrare in gioco, anche da YouTube, come potete leggere nello speciale dedicato.

Apple Arcade è invece la piattaforma per il cloud gaming (mobile) della mela morsicata che permette di avere libero accesso a tutti i videogiochi presenti su App Store grazie ad un abbonamento mensile. Realizzato da Apple per i suoi dispositivi, apre le porte a una libreria di oltre cento giochi esclusivi realizzati da piccoli e grandi sviluppatori. Non vi sono previsti servizi pubblicitari e nessun acquisto in-app.

Spostandoci da Cupertino a Redmond, anche Microsoft è scesa in campo nel settore, puntando fortemente su Gioco via cloud (precedentemente conosciuto come xCloud), un servizio di cloud gaming per giocare ai titoli Xbox sullo smartphone o il tablet. Rilasciato in beta test a novembre 2019, è stato lanciato per gli abbonati a Xbox Game Pass Ultimate il 15 settembre 2020: per funzionare necessita di un dispositivo mobile compatibile con Android versione 6.0 o successiva, bluetooth versione 4.0+, un controller wireless Xbox o compatibile, connessione dati Wi-Fi o mobile a 5 GHz con almeno 10 Mbps e la app Xbox Game Streaming.

Ultima della lista, ma non per questo meno importante, Amazon Luna, il nuovo servizio di game streaming di Amazon, al momento disponibile solo negli Stati Uniti e per un gruppo selezionato di giocatori. L’azienda, che ha intenzione nei prossimi mesi di esportare Luna in tutto il mondo, proporrà una libreria di giochi in continua espansione fruibili fino a 1080p per 60fps (in futuro anche a 4K), anche su due device contemporaneamente a seconda del pacchetto scelto. Rispetto alla concorrenza, però, questa piattaforma cloud non consente di comprare i giochi singolarmente e prevede un abbonamento a diversi mini canali, piuttosto che a un unico catalogo.

A questi servizi più popolari si aggiungono altre soluzioni meno “famose” ma altrettanto interessanti: Vortex, Ubitus, Snoost e Jump, quest’ultimo inoltre focalizzato esclusivamente sui videogiochi indipendenti, con una libreria indie in costante aggiornamento. Poi c’è Rainway che permette di giocare su smartphone o tablet Android a tutti i giochi PC compatibili presenti sul computer di casa.

Filosofia diversa – ma sempre di cloud gaming si tratta – con Shadow (al momento non disponibile in Italia) e Parsec: l’utente noleggia “a distanza” una vera e propria postazione da gaming personalizzabile ex novo e relativo spazio per i giochi che andranno installati (compatibili tutti i giochi Windows PC che si desidera ma sono supportati anche Steam o Battle.net). Il costo dell’abbonamento non è fisso al mese nel caso di Parsec, ma si paga in base al tempo di gioco passato sulla propria macchina da gioco virtuale. Mentre su Shadow l’utente deve sottoscrivere un abbonamento mensile.

Giochi in abbonamento ()

Tra il digital delivery e il cloud gaming esiste una soluzione che potremmo definire “intermedia”: quella dei giochi in abbonamento. Si tratta di una formula proposta da alcuni big del settore come Electronic Arts con EA Play, che ha sostituito EA Access/Origin Access, e Microsoft con Xbox Game Pass che offre una grande libreria di videogiochi in versione digital con la possibilità di scaricarli, installarli e giocarci online oppure offline.

Come funziona? Sottoscrivendo un abbonamento mensile i giocatori hanno a disposizione una generosa libreria di titoli e sconti esclusivi per i titoli acquistati definitivamente. Nel caso di Xbox Game Pass vengono proposti sia i titoli Xbox One che Xbox One 360, comprese le esclusive Xbox disponibili anche al lancio. Nel 2019 Microsoft ha lanciato Xbox Game Pass Ultimate (12,99 euro al mese, ma in offerta nel momento in cui scriviamo a solo 1,00 euro!), che combina le opzioni di Game Pass con quelle di Xbox Live Gold, con da 2 a 4 giochi gratis ogni mese, offerte, sconti esclusivi per gli abbonati e accesso alla rete multiplayer. Inoltre entro fine 2020 includerà anche EA Play.

Il servizio in abbonamento di Electronic Arts (4,99 euro al mese – 29,99 euro anno), offre accesso a sfide esclusive, premi in gioco, contenuti solo per i membri, uno sconto del 10% sui contenuti digitali EA e una libreria con i titoli più importanti disponibili su Xbox One, PlayStation 4 e su PC tramite Origin e Steam. I membri di EA Play possono provare nuove uscite selezionate per un massimo di 10 ore di gioco senza impegno. C’è anche la versione Pro (14,99 euro al mese – 99,99 euro anno) che propone accesso illimitato all’uscita per tutti i titoli più recenti della società canadese, ricompense in gioco di livello pro, contenuti esclusivi per i giocatori e una libreria con i migliori giochi. Come accennato prima, EA Play sarà disponibile entro la fine dell’anno per i possessori di Xbox Game Pass Ultimate e Xbox Game Pass per PC come parte dei benefici compresi con l’abbonamento, senza alcun costo aggiuntivo. Contestualmente a questi cambiamenti, Electronic Arts ha realizzato una nuovissima app di EA Desktop, la sua piattaforma per PC integrata per giocatori, giochi e contenuti progettata da zero.