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A Skeleton Story

Un delizioso run-and-jump tutto italiano, dedicato ai casual gamer

Voto WebNews
7,1
Data di uscita

30 Agosto 2010

Giudizi
  • Giocabilità6,9
  • Grafica7,5
  • Sonoro7,0
  • Longevità7,0
Pro

Una formula di gioco deliziosamente semplice...

Contro

...che i più esigenti potrebbero anche trovare monotona

Di ,

Trama

Ci sono giochi per iPhone che nuotano controcorrente e preferiscono usare la semplicità come elemento distintivo per emergere nell’affollato catalogo dello store Apple. A Skeleton Story: The Game è proprio uno di questi, ed è un prodotto orgogliosamente Made in Italy.

Strizzando l’occhio ai frenetici run-and-jump come Canabalt o Monster Dash, il titolo della KF Lab ci mette nei panni di un bizzarro personaggio scheletrico che deve inseguire un gatto nero sui tetti della città.

A Skeleton Story, tutto basato sullo scorrimento laterale, è semplice quanto il più basico dei Web game in Flash: oltre a correre, il protagonista può saltare e sparare. Mentre tenta disperatamente di non farsi distanziare dal gatto, dovrà anche raccogliere monete, difendersi dagli zombie che vogliono ostacolarlo e prestare attenzione agli edifici che crollano al suo passaggio.

La formula “casual” scelta dagli sviluppatori si ama o si odia, ma un pizzico di profondità è comunque garantita dai power-up stile GdR che includono la possibilità di ritrasformarsi, per un breve periodo di tempo, in un essere umano immune ai mostri.

Grande cura è stata riposta nelle opzioni. Con l’integrazione di OpenFeint, Twitter e Facebook per i record, diverse alternative al metodo di controllo (molto più reattivo in questo aggiornamento 1.5, NdR) e una distensiva modalità “autorun”, che permette al giocatore di concentrarsi solo sull’azione del salto e dello sparo.

Alti e bassi, invece, sul fronte prettamente tecnico. L’incantevole filmato introduttivo lasciava presagire una cura maniacale per i dettagli audiovisivi, ma stranamente questa cura latita nel gioco vero e proprio. Il fatto che si controlli un mucchio di ossa non giustifica, ad esempio, animazioni scattose, un “rigor mortis” che, talvolta, potrebbe infastidire anche l’azione, basata sui salti millimetrici.

Si storce, quindi, un po’ il naso, soprattutto se consideriamo l’elevata qualità artistica del fumetto dark da cui il gioco è tratto e quella della presentazione che, miscelando artwork alla Grim Fandango e tonalità alla Professor Layton, dona invece al gioco un look da vero “big”.

A conti fatti, il titolo KF Lab resta un semplicistico platform 2D che in-game non ha certo l’impatto o la libertà “acrobatica” di un Mirror’s Edge. Ma del resto, come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, la semplicità non è necessariamente un difetto quando si parla di scacciapensieri tascabili. E poi a noi è piaciuto trovarci di fronte a una piccola produzione indipendente e tutta italiana, venduta al prezzo di un caffè. Un caffè che noi beviamo volentieri.