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Deus Ex: Human Revolution

L'unico limite dell'uomo... è il giusto trapianto biotecnolgico

Voto WebNews
9,0
Data di uscita

26 Agosto 2011

Giudizi
  • Giocabilità8,8
  • Grafica8,9
  • Sonoro9,1
  • Longevità9,0
Pro

Un affresco cyberpunk visionario e cupo. Libertà d'azione e una solida trama si fondono a meccaniche action e stealth di prim'ordine. Ottime colonna sonora e rigiocabilità.

Contro

Esperienza di gioco, nel complesso, meno flessibile di quanto si possa pensare. Tecnologicamente privo di particolari slanci, anche se le lacune meramente visive sono nulla in confronto al mastodontico lavoro artistico svolto.

Di ,

Trama

Dopo un primo, incredibile esordio nel lontano 2000, partorito dalla mente di Warren Spector sotto l’etichetta Eidos Interactive, e un seguito nel 2003 (Invisible War) che tradì parzialmente le aspettative, la trilogia di Deus Ex è rimasta dormiente, in attesa di un capitolo conclusivo per oltre sette anni. Il rischio di presentarsi all’appello con un prodotto ormai concettualmente e tecnicamente non al passo con i tempi era concreto.

È con un pizzico di indefinita preoccupazione, dunque, che mi sono accostato a Deus Ex: Human Revolution, anche perché la possente campagna di lancio messa in atto da Square-Enix ha fatto crescere esponenzialmente l’hype, concorrendo ad una pericolosa situazione nella quale le aspettative erano così elevate da lasciare poco spazio ad un titolo potenzialmente fuori tempo massimo.

L’impatto massiccio da colossal sci-fi che Deus Ex: Human Revolution ha avuto su di me ha letteralmente polverizzato qualsiasi dubbio e ritrosia. Mi sono scoperto immediatamente coinvolto da una trama avvincente, coadiuvata da ambientazioni e tematiche che potrebbero essere tranquillamente opera di William Gibson, padre del genere cyberpunk.

Il feeling iniziale di Human Revolution, per il videogiocatore onnivoro, richiama alla mente, per certi versi, Too Human; agli occhi del cinefilo incallito, invece, non può che rievocare le atmosfere cupe di Blade Runner, solo che stavolta è il protagonista, Adam Jensen, ad avere qualche impianto bionico di troppo…

Contrariamente a quanto potreste pensare, Deus Ex: Human Revolution non è, cronologicamente parlando, il terzo capitolo della serie, mi si va ad incastonare in una finestra temporale che affaccia su eventi che precedono di circa vent’anni il primo Deus Ex. Il fatto di giocare essenzialmente un prequel, però, non va ad inificiare in alcun modo la gamma di potenziamenti biotecnologici disponibili, confermando un’evoluzione della cibernetica già sufficiente a garantire una vastissima gamma di innesti e miglioramenti che, in quanto a design e funzionalità, hanno ben poco da invidiare a quanto già presentato nei primi due episodi.

La trama vi vedrà impegnati nel tentativo di svelare i dettagli della cospirazione causa dell’attacco terroristico che ha portato Jensen in sala operatoria, sottoposto a trapianti di arti, occhi e una manciata di organi interni. Da semplice responsabile della sicurezza della Sarif Industries, azienda leader nella produzione di impianti biotecnologici, Adam si trasformerà in una vera e propria macchina da guerra, non solo grazie agli innesti e nuovi potenziamenti applicati al suo martoriato corpo, ma anche grazie all’esperienza pregressa maturata nella SWAT.

 

Senza tradire le sue origini di action-GDR in semi-soggettiva, Human Revolution propone delle quest primarie, condite a missioni secondarie che permettono di maturare esperienza e guadagnare Praxis Points da investire gradualmente e oculatamente nell’acquisto di nuovi potenziamenti biotecnologici. La struttura dei livelli è dunque caratterizzata da cinque hub di grandi dimensioni, che comprendono intere porzioni cittadine, popolati da personaggi non giocanti con i quali è possibile interloquire. Molti di essi rappresentano l’accesso alle missioni secondarie che arricchiscono la trama principale.

La sensazione di libertà è notevole, anche se, in realtà, il corso degli eventi è saldamente ancorato ad un binario principale. Ciò che conta, però, è che il gioco sia strutturato in modo da ingannare abilmente il giocatore, proponendo bivi narrativi che modificano la percezione che si ha di alcune scene di intermezzo. Tale sensazione è accentuata, inoltre, dalla possibilità di affrontare determinate situazioni seguendo un approccio stealth, oppure un meno raffinato, ma talvolta altrettanto efficace, confronto diretto.

Mentre giocate, verrete ricompensati con i già citati Praxis Points, che vi permetteranno di potenziare ulteriormente gli innesti bionici di Jensen, guadagnando nuove abilità. Tali potenziamenti, però, fanno farte di un complesso sistema di abilità che invoglia alla sperimentazione. La grande forza di Deus Ex: Human Revolution risiede proprio nella varietà che viene offerta al giocatore nella selezione dei potenziamenti, ottenendo sempre qualcosa di funzionale all’azione, ma mai predefinito e standardizzato. Vantaggi e svantaggi sono perfettamente equilibrati e Jensen è sempre letale, ma i potenziamenti che sceglierete vi obbligheranno a prediligere un determinato approccio piuttosto che un altro.

 

In realtà, appare chiaro che, a prescindere dalle varianti di gioco, l’approccio stealth è quello su cui gli sviluppatori si sono maggiormente concentrati. L’esplorazione e lo sfruttamento delle coperture è un cardine portante della giocabilità di Deus Ex: Human Revolution, il quale offre il meglio di sé proprio nel momento in cui ci si dedica a studiare gli spostamenti dei nemici, cercando di trovare nell’area di gioco dei passaggi nascosti alternativi che conducono all’obiettivo. Perfino le reazioni delle guardie, in caso di avvistamenti sospetti o conclamati, sono molto più convincenti rispetto alle tattiche di combattimento in uno scontro a fuoco diretto.

Tutta questa carne al fuoco si traduce in una longevità assolutamente convincente per un action-GDR, che si attesta fra le 25 e le 45 ore di gioco, premiando tutta quella schiera di giocatori che amano trovare ogni piccolo segreto, perlustrando ogni anfratto di un livello. Aggiungiamo a questo valore indicativo il fatto che Human Revolution si presta, per sua natura, ad essere rigiocato più di una volta e otterremo un quadro più che soddisfacente della quantità di ore di intrattenimento che questo titolo è in grado di offrire.

 

Sebbene visivamete non vi siano particolari soluzioni tecniche che facciano gridare al miracolo, Deus Ex: Human Revolution è un titolo solidissimo, supportato da una variante opportunamente rivisitata del Crystal Engine, di Crystal Dynamics. La componente visiva in cui Human Revolution eccelle veramente è quella della ricerca artistica, sfoggiando architetture e un design di personaggi principali, armi, protezioni e potenziamenti veramente ispirato.

Paradossalemnte, così tanto impegno profuso nella caratterizzazione degli elementi grafici di importanza primaria va a scontrarsi con una (quasi necessaria) perdita di dettaglio per quanto riguarda, ad esempio, animazioni e aspetto dei personaggi secondari. Qualche sporadico rallentamento è l’unica altra nota negativa che mi sento di citare, comunque assolutametne trascurabile di fronte ad un impatto complessivo assolutamente superlativo.

Brillante, poi, l’accompagnamento sonoro curato da Michael McCann, compositore e sound designer che si è occupato in passato, fra gli altri suoi progetti, della colonna sonora di Tom Clancy’s Splinter Cell: Double Agent. La localizzazione, infine, è più che discreta, offrendo un doppiaggio chiaro e carismatico.