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Dungeon Siege 3

Dungeon Siege torna con una formula di gioco più dinamica e immediata

Voto WebNews
7,5
Data di uscita

17 Giugno 2011

Giudizi
  • Giocabilità8,0
  • Grafica7,5
  • Sonoro6,0
  • Multiplayer8,0
  • Longevità8,0
Pro

Immediato, incalzante e divertente, combat system dinamico e ben congeniato, qualche scelta morale, colori bellissimi, modalità cooperativa locale e online.

Contro

Crescita del personaggio ridotta ai minimi termini, poche abilità, doppiaggio scadente, trama banale.

Di ,

Trama

Nell’ormai lontano 1996 Blizzard diede alla luce Diablo, uno degli action-GDR più significativi della storia dei videogiochi, tanto da diventare un vero e proprio modello di riferimento e che, ancora oggi, influenza svariatissime produzioni, appunto etichettate da critica e giocatori con l’appellativo di cloni di Diablo. Senza compiere grandi balzi temporali, i recenti Torchlight e DeathSpank, ad esempio, hanno fatto ampio utilizzo della grammatica diablesca, e con ottimi risultati. Ma se ora dovessimo stilare un’improbabile classifica degli emuli più riusciti di sempre, la saga di Dungeon Siege si posizionerebbe tranquillamente fra le prime posizioni. Il motivo è presto detto: oltre a strizzare l’occhiolino al capolavoro targato Blizzard, l’opera di Gas Powered presentava interessanti spunti che gli garantirono un’identità ben marcata, senza tuttavia prendere troppo le distanze dal mentore Diablo. Insomma, una formula equilibrata.

Ora, a distanza di ben cinque anni dal secondo capitolo, Dungeon Siege fa il suo ritorno sugli scaffali dei negozi con un prodotto che, orfano degli sviluppatori originari, presenta un’impostazione ludica concettualmente diversa, mantenendo comunque inalterato il background della serie.

La narrazione ruota attorno alle vicissitudini della Decima Legione, un antico ordine di abili guerrieri incaricati di proteggere il Regno di Ehb, ma che, dopo secoli di onorato servizio, vengono incolpati della morte del Re, e per questo motivo cacciati dal reame e trucidati. I pochi legionari sopravvissuti e i loro diretti discendenti rimangono nascosti nella penombra di Ehb per molti anni e fondano una piccola congregazione con l’intento di ridare lustro alla Legione, il cui nome è stato irrimediabilmente infangato. Il protagonista, a prescindere dal personaggio scelto inizialmente dal giocatore, si aggiungerà alla causa, prendendo in mano la situazione sin dalle prime battute.

Girovagando in lungo e in largo per le terre di Aranna si assisterà a una trama in pieno stile fantasy tolkieniano, piatta e poco foriera di grandi emozioni, soprattutto a causa di un’approssimativa caratterizzazione di personaggi e contesto narrativo. Una novità interessante per la serie, che invece influisce positivamente sullo story-telling, è la possibilità di fare alcune scelte morali durante i dialoghi, come risparmiare o giustiziare un nemico della legione, il che si riflette, seppure in maniera marginale, su alcuni eventi della trama. Senza raggiungere i livelli decisionali di Dragon Age o Mass Effect, questa caratteristica aggiunge un surplus narrativo a una storia che, altrimenti, avrebbe ben poco da raccontare. Gli sviluppatori hanno adottato una strategia di design molto accorta e, consci dei limiti della sceneggiatura, hanno saputo innescare alcune contromosse, a nostro avviso, azzeccate.

I primi due capitoli della serie potevano vantare un sistema di gioco molto articolato e profondo. Dungeon Siege 3, al contrario, pur rimanendo ancorato agli stilemi del genere action-GDR, segue un’altra via, facendo della semplicità e dell’immediatezza la sua ragion d’essere. Il cambio di rotta potrebbe non rappresentare un problema, se non fosse per il fatto che, nei primi livelli, si ha quel sentore di produzione “alla buona” e senza troppe pretese, che rischia di nascondere quelle che sono le reali potenzialità del titolo.

Effettivamente, Dungeon Siege 3 castra una delle caratteristiche tipiche del genere: la personalizzazione del personaggio, portando a un’inevitabile diminuzione di profondità dell’ecosistema ludico, il che potrebbe scontentare, o addirittura scoraggiare, molti fan della serie. Iniziando l’avventura si deve scegliere fra uno dei quattro personaggi preconfezionati che rispecchiano tout court gli archetipi classici dei GDR, quindi c’è il guerriero forte negli attacchi all’arma bianca, la donna abile nel maneggiare i fucili, il mago, in questo caso ibridato da strambe competenze pseudo-scientifiche e, infine, una creatura magica mitica con l’aspetto di una donna in grado di trasformarsi in una torcia umana.

I quattro simpatici eroi potranno sbloccare e incrementare le loro skill a piacimento, salendo di livello grazie all’esperienza accumulata falcidiando le copiose quantità di nemici che compaiono e ricompaiono nei dungeon. Purtroppo però, l’albero delle abilità è decisamente povero e consta di sole nove specializzazioni totali per ogni personaggio (i quattro appena descritti), risultando veramente troppo poco per chi è alla ricerca di un piatto di customizzazione più ricco, à la Diablo, per intenderci.

Inoltre, vista appunto l’esigua quantità di rami, il percorso di crescita dei quattro eroi risulta predestinato, togliendo al giocatore la gratificante possibilità di scegliere quale strada di personalizzazione intraprendere rendendo il proprio eroe unico e specializzato in una determinata arte di combattimento. Mancano del tutto invece le caratteristiche fisiche standard come costituzione, destrezza, magia e forza, mentre sono presenti i talenti, ovvero delle particolari opzioni che incrementano in punti percentuali alcune caratteristiche tecniche dell’eroe. Il livello del looting è più che discreto: la quantità e la varietà delle armi è di buon livello, anche se ogni equipaggiamento può essere utilizzato esclusivamente da un eroe, fattore indicato anche graficamente quando si recupera l’oggetto da terra.

Ma la semplicità appena descritta non è da considerarsi il limite di questo hack’n’slash, anzi, è in realtà la chiave di volta che gli permette di esprimersi al meglio. E lo fa negli scontri, grazie ad un sistema di combattimento dinamico e non più basato sul punta e clicca, molto più vicino ai titoli action puri che agli hack’n’slash con visuale isometrica. Questo perché, rispetto al vecchio sistema punta e clicca, potrete attaccare con più libertà d’azione, schivare gli attacchi con delle eleganti capriole evasive, parare i colpi e cambiare profilo in maniera istantanea, visto che ogni personaggio possiede due modalità di attacco e una difensiva con le relative tre abilità attivabili.

Non esistono le pozioni curative, ma durante gli scontri troverete dei globi verdi per la cura e altri blu per il mana (qui chiamato focus), inoltre, il focus può essere incrementato anche in proporzione ai danni effettuati, mentre per recuperare la vita ogni personaggio possiede un’abilità apposita che la ricarica sfruttando delle sfere d’energia viola che si riempono in base ai danni subiti. Questa terza energia, oltre che per utilizzare la magia di cura e le altre due abilità passive, serve sostanzialmente a rendere più efficaci gli attacchi speciali una volta che si raggiunge un certo livello di maestria, il quale si incrementa in base a quanto viene utilizzata l’abilità relativa. Alcuni piccoli accorgimenti come l’incremento dell’energia in base ai danni effettuati-subiti sin da subito, senza particolari oggetti o la presenza di globi d’energia in pieno stile God of War, fanno intuire come l’allontanamento dalla grammatica del genere sia molto forte, rendendo questo Dungeon Siege 3 una sorta di ibrido che sposta l’ago della bilancia in favore dell’azione pura, del ritmo di gioco e dell’immediatezza, ingredienti tipici degli action game.

Anche se l’engine che muove il mondo di Dungeon Siege 3 non è il non plus ultra dei motori grafici di questa generazione, l’impatto visivo che riesce a garantire è comunque discreto. Gli effetti e il buon sistema d’illuminazione giocano armoniosamente con le sgargianti texture spalmate sui dungeon, dando vita a scenari suggestivi e colorati. Diversamente, i modelli poligonali di strutture e personaggi non godono di molta cura, soprattutto per quanto concerne i volti; un difetto questo che risalta particolarmente durante i dialoghi. A innalzare il nostro giudizio sul comparto tecnico è però la presenza di un design di ambienti e personaggi ispirato e intrigante, molto vicino per stile alle opere orientali forse a causa della presenza di Square-Enix come publisher. Il comparto audio è molto buono per quanto riguarda l’effettistica, ma pecca sul fronte del doppiaggio, purtroppo affidato a voci anglosassoni apatiche e impersonali.

Seppur in maniera equilibrata e personale, i primi due capitoli della serie erano stati sviluppati ricalcando il solco del modello diablesco, mentre questo Dungeon Siege 3, pur mantenendo inalterati gli elementi cardine del genere action-GDR, sposta il suo focus intraprendendo una nuova via. Se una scelta del genere ha da un lato appiattito l’esperienza di crescita e sviluppo del personaggio, dall’altro, appoggiandosi a un combat system ben congeniato, ha reso la fase di combattimento molto più dinamica e incalzante rispetto alla maggior parte dei titoli hack’n’slash punta e clicca con visuale isometrica. Inoltre, al pacchetto offerto si aggiunge pure una modalità cooperativa locale (in due) e online (fino a quattro giocatori), che espone l’esperienza di gioco all’ennesima potenza, oltre a innalzare considerevolmente la rigiocabilità del titolo, che di base propone una campagna single player in grado di raggiungere le 15 ore, considerando anche le missioni secondarie.

Dungeon Siege 3 è velocità e semplicità. Se state cercando action-GDR più elaborati e profondi lasciate perdere, se invece avete intenzione di vivere un’esperienza di gioco che bada poco ai fronzoli e vi porta subito all’azione, avete trovato ciò che fa per voi.