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F.E.A.R. 3

Alma Wade è tornata... ma non fa più paura

Voto WebNews
7,7
Data di uscita

24 Giugno 2011

Giudizi
  • Giocabilità8,0
  • Grafica7,5
  • Sonoro7,0
  • Multiplayer8,0
  • Longevità8,0
Pro

Componente shooting ben sviluppata, coperture dinamiche, cooperativa divertente, multiplayer generoso.

Contro

Mancano le atmosfere da J-Horror tipiche dei precedenti capitoli.

Di ,

Trama

Sebbene la software house Monolith Productions sia di origini americane, i riferimenti all’horror giapponese nella narrazione della serie F.E.A.R. sono molto evidenti e di facile individuazione. Alma, con i suoi corvini capelli lunghi e l’inquietante aspetto emaciato, sono un chiaro riferimento agli yurei, i fantasmi della tradizione nipponica e, appunto, maschere immancabili del teatro J-Horror. Allo stesso modo, le copiose scene interne al gioco dove la tensione veniva costruita attorno alla presenza-non presenza di Alma, rappresentano un altro elemento tipico della sceneggiatura dell’orrore giapponese, la quale, facendo leva sulla situazione psicologica precaria dello spettatore, cerca di infondere paura su ciò che non viene esplicitamente mostrato.

Si comportano in maniera diametralmente opposta i survival horror di matrice occidentale che, invece, si basano sul ritmo serrato delle apparizioni spaventose, come ad esempio Dead Space. Il sentore percepito osservando i primi trailer di F.E.A.R. 3 era che questa influenza dagli occhi a mandorla fosse svanita completamente, per lasciare posto a un sottofondo horror più action e meno psicologico. A pagarne le conseguenze è stata proprio la sensazione di paura percepita dal videogiocatore.

La trama di F.E.A.R. 3 prende il via nove mesi dopo le vicende viste nei primi due capitoli. Alma è ancora in libertà e il suo potere paranormale sta crescendo a dismisura, tanto da riuscire oramai a mescolarsi con la realtà in maniera concreta e devastante. Nell’incipt della narrazione, il protagonista del primo F.E.A.R., e anche di questo terzo episodio, l’Apripista, si trova imprigionato all’interno di una prigione dell’Armacham, e viene liberato dal fratello, nientemeno che il redivivo Paxton Fettel (F.E.A.R.), con il quale, legato da un forte rapporto psichico fraterno, formerà un’improbabile tandem per fermare (o recuperare) la madre, Alma Wade.

La narrazione snoderà molti degli interessanti punti legati alla misteriosa trama delle precedenti iterazioni, avvalendosi anche della presenza di vecchie conoscenze. Per rendere l’incedere della storia più coinvolgente che in passato, gli sviluppatori hanno deciso di inserire delle cut scene in computer grafica fra un intervallo e l’altro, e hanno calcato la mano sulla personalizzazione dei personaggi, con un carismatico Paxton Fettel in gran rispolvero e un protagonista finalmente dotato di un volto (ma non di una voce ndr.). Purtroppo, nonostante la buona riuscita nell’imbastitura di una sceneggiatura più godibile e meno anonima che in passato, quello che manca, come già anticipato a inizio articolo, è la sensazione di paura, pad (o mouse) alla mano, il che non è proprio irrilevante per un franchise che della paura ne ha sempre fatto la sua ragion d’essere.

L’ambientazione di certo non aiuta nel veicolare un’atmosfera terrificante e orrorifica. La maggior parte delle situazioni di gioco, infatti, si svolgono all’aperto, di giorno e in ambienti spaziosi. Qualche sezione spaventosa a dire il vero ci sarebbe anche, ma il tutto è troppo labile, spezzettato e prevedibile se paragonato all’incessante flusso claustrofobico visto in F.E.A.R. e F.E.A.R. 2. La stessa Alma si vede solo in rare occasioni e senza mai mettere in mostra quell’appeal inquietante e misterioso che l’ha resa tanto famosa all’interno del panorama videoludico.

Il ritmo di gioco lento e ansiogeno che caratterizzava la serie è stato sostituito da un incedere troppo veloce e incalzante, che pare più adatto a un FPS bellico più che a un survival horror, ed è dunque inevitabile che l’adrenalina delle fasi shooting prenda poi il sopravvento sulla paura.

Detto questo, è giusto sottolineare che F.E.A.R. 3 è un ottimo sparatutto in soggettiva, e vede infatti nella componente shooting, più che in quella survival horror, la sua arma vincente. L’aria di rinnovamento si vede sin dai primi livelli: oltre all’immancabile e spettacolare bullet time, il feeling con le armi è molto più soddisfacente e immediato. Non ci sono più i pacchetti di medicazione, ma la vitalità si ricarica automaticamente, come nella maggior parte degli FPS in prima persona dell’attuale generazione.

La componente meglio riuscita e che rende divertente oltremodo lo shooting di F.E.A.R. 3 è rappresentata dalle coperture dinamiche, molto simili a quelle già apprezzate nell’ottimo Crysis 2. Riparandosi dietro a queste ultime, con la semplice pressione di un tasto, sarà possibile rimanere protetti sparando di lato o sopra alle coperture, ma anche spostarsi e saltare da una all’altra in maniera immediata. In queste fasi si rivela importante anche l’ottimo motore fisico Havok, che rende distruttibili le coperture e quindi più frenetico il ritmo di gioco. Purtroppo, la linearità cronica dei livelli rende l’utilizzo di questi elementi forzato e meno strategico di quanto possa sembrare.

Una volta completati gli otto intervalli con il principale protagonista, Point Man, sarà possibile ripeterli vestendo i panni del fratello Paxton Fettel, il quale può disporre di poteri paranormali decisamente esaltanti e che contribuiscono a rendere la sfida, per certi versi, concettualmente diversa rispetto alla prima esperienza di gioco. Fettel potrà prendere il diretto controllo dei suoi nemici, sparare raffiche energetiche, oppure sollevare a mezz’aria i malcapitati di turno. L’inedito stile di combattimento proposto da Fettel, rende quindi duplice l’esperienza ludica della campagna di F.E.A.R. 3, la quale è potenzialmente in grado di raddoppiare le ore di gioco in single player.

Uno dei principali motivi che ha snaturato fortemente il brand è senza ombra di dubbio l’ingresso (fortemente voluto e pubblicizzato) della modalità cooperativa (online e in locale con spli screen), la cui presenza ha richiesto una strutturazione dei livelli molto più lineare e spaziosa, che ben si sposa al gioco in coppia. Anche se i fan della serie storceranno il naso, e non poco, la modalità si rivela molto divertente e la grande diversità di gameplay tra l’uso di Fettel o Point Man, permette ai cooperanti di imbastire manovre d’attacco strategiche e originali. Durante le partite è presente anche un contatore di punteggio, che innalza sensibilmente il coinvolgimento nella sfida fra i partecipanti. Ovviamente, ancor più che nella campagna in singolo, nella co-op la sensazione di paura è del tutto marginale o quasi assente.

Il gioco presenta anche una generosa componente multiplayer online, che si avvale di quattro tipi di sfida originali e divertenti e che, insieme alla cooperativa, innalzando di molte ore il pacchetto ludico confezionato dai ragazzi di Monolith. In Fottuta Corsa, quattro giocatori dovranno cooperare per scampare da una nube tossica che li sta inghiottendo, mentre nel frattempo saranno ostacolati dalle squadre dell’Armacham. La seconda modalità, denominata Contrazioni, si presenta in maniera analoga alla classica Orda, buttando nella mischia un team da quattro giocatori all’interno di una mappa molto piccola, in cui vengono vomitati costantemente ondate di abomini da radere al suolo. Re della anime è una sorta di deathmatch a squadre in cui i quattro sfidanti, inizialmente sotto forma di spiriti, possono entrare nei corpi di soldati controllati dalla CPU con i quali darsele di santa ragione e raccogliendo anime come indicatore di punteggio. In Anima Sopravvissuta solo un giocatore incarnerà il ruolo del fantasma, cercando di eliminare gli altri tre entrando nel corpo dei soldati presenti nello scenario.

Pur senza raggiungere le vette d’eccellenza di un Crysis 2, F.E.A.R. 3 presenta un comparto grafico di tutto rispetto. All’interno degli edifici e negli ambienti più piccoli i dettagli sono discreti, mentre perde un po’ di qualità nelle situazioni di gioco all’aperto e con una profondità di campo maggiore. Gli effetti particellari del fumo sono ben realizzati, mentre il resto dell’effettistica è meno spettacolare di quanto invece avrebbe dovuto essere. Come già accennato, si comporta ottimamente l’engine fisico Havok che, oltre alla buona distruttibilità degli scenari, mette in mostra piccole chicche dal buon impatto visivo, come i brandelli di carta svolazzanti o la buona gestione dei vapori.

Il comparto audio presenta soundtrack a tema orecchiabili e utili a incrementare il coinvolgimento, mentre si rivelano un po’ troppo ripetitivi i suoni campionati pensati per far paura, che si limitano a qualche verso poco ispirato da film horror di serie B. Il doppiaggio in lingua inglese, soprattutto per quanto riguarda la voce di Paxton Fettel, è di buon livello.

Pur offrendo un pacchetto ludico vario e molto ricco di contenuti, tra cui una modalità cooperativa originale e divertente, gli sviluppatori di F.E.A.R. 3 hanno dimenticato la pietra fondativa su cui si è sempre basato il brand, e da cui non avrebbero dovuto prescindere: la paura. La mancanza delle tipiche atmosfere da J-Horror e un level desing molto più vicino ai canoni degli FPS bellici che a un survival horror, hanno inevitabilmente ridotto ai minimi termini, e in certe fasi allo zero assoluto, la sensazione tipicamente trasmessa da questa serie.

È comunque giusto sottolineare che, seppur si discosti fortemente dai suoi predecessori, F.E.A.R. 3 è un ottimo sparatutto in prima persona. Per questo motivo ci sentiamo di consigliarlo a chiunque sia alla ricerca di un FPS diverso da un Call of Duty qualsiasi, ma non a chi è alla ricerca di paura videoludica.