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Halo: Reach

A lungo abbiamo atteso l'evento videoludico dell'anno. Ora il momento è arrivato

Voto WebNews
9,4
Data di uscita

14 Settembre 2010

Giudizi
  • Giocabilità9,5
  • Grafica9,5
  • Sonoro9,0
  • Multiplayer9,7
  • Longevità9,4
Pro

Editor potenziato e comparto multiplayer imponente. La scelta di introdurre protagonisti pressoché sconosciuti è stata vinta

Contro

Campagna principale non troppo longeva. Qualche piccola sbavatura tecnica, comunque marginale

Di ,

Trama

Bungie torna nell’universo di Halo, per la precisione questa volta sul pianeta Reach, con l’intenzione di dare vita a un nuovo capitolo della saga sparatutto nata ormai quasi un decennio fa in concomitanza con l’esordio della prima Xbox. Dopo tre titoli e due spin-off (se così li si può definire), Halo: Reach conclude il ciclo narrativo della serie, non proseguendo però laddove si erano interrotte le avventure di Master Chief, ma tornando alle origini e offrendo agli appassionati l’occasione di conoscere i fatti antecedenti al suo risveglio dallo stato di ibernazione.

Protagonista è questa volta il Noble Team, una squadra di soldati Spartan intenta a respingere l’invasione aliena dei Covenant nell’anno 2552, quindi cronologicamente poco prima degli avvenimenti di Combat Evolved.

Assumendo il controllo della new entry nel gruppo Noble Six, si condivideranno poi le azioni sul campo con il resto della truppa di Halo: Reach: Kat, Emile, Jun, Jorge e infine Carter, il leader. Ognuno è caratterizzato da abilità diverse, apprese durante l’addestramento d’élite, e da una propria personalità, che emerge sia durante lo svolgimento degli eventi che dalle numerose e ben curate cut-scene di stampo cinematografico, calcolate in tempo reale, che intervallano le missioni. I sei lasciano trapelare la loro natura umana sopravvissuta al training della UNSC, cosa che Bungie, con il carismatico e silente Master Chief, aveva volutamente optato per tenere in secondo piano.

Nei dieci capitoli della campagna di Halo: Reach si avvicendano le più svariate situazioni da affrontare: dalla necessità di difendere stoicamente una postazione, alla più classica conquista degli avamposti nemici, arrivando fino a un livello in cui ci si sposta in assenza di gravità e una sessione di combattimento aereo nello spazio, piuttosto insolita per un titolo FPS, ma ben realizzata e capace di donare al gameplay quel pizzico di varietà che di certo non guasta.

Il tutto è condito dalla possibilità di coprire le ampie distanze, all’interno di livelli molto estesi, a bordo dei più disparati mezzi di trasporto (Warthog, Banshee, Ghost, Mongoose e altri ancora), sia in volo che a terra. Gli spostamenti, ovviamente per chi non è impegnato al volante, rappresentano inoltre l’occasione ideale per gettare uno sguardo alle ambientazioni ricreate da Bungie, come sempre evocative e capaci di infondere al giocatore la sensazione di trovarsi su un pianeta ancora vivo, prima che l’ondata dell’alleanza Covenant arrivi con l’intento di cancellare per sempre ciò che resta della razza umana.

Come ampiamente discusso anche nell’intervista al PM Microsoft pubblicata nei giorni scorsi, sta al giocatore decidere quale approccio adottare nell’affrontare una missione. In Halo: Reach è possibile portare a termine un attacco in modo tattico, cercando di evitare il più possibile lo scontro diretto con le forze nemiche in favore di una più oculata pianificazione delle azioni sul campo, oppure lanciarsi nella mischia come dei veri berserker e travolgere tutto ciò che ostacola la strada verso l’obiettivo. Nei livelli di difficoltà più elevati, va specificato, optare per la prima strategia si rivela sensibilmente più appagante ed efficace.

In quest’ottica gioca un ruolo importante il vasto arsenale di armi a disposizione, in cui rientrano anche i numerosi strumenti d’attacco abbandonati al suolo dai nemici dopo gli scontri. Alcuni poteri, da attivare mediante la semplice pressione del tasto LB, consentono talvolta di usufruire di un aiuto in occasioni specifiche: inizialmente, viene concesso soltanto di percorrere brevi tratti correndo, ma più avanti si potranno equipaggiare anche un jet pack, per gli spostamenti in verticale, un’armatura potenziata, uno scudo di energia, per mettersi al riparo dal fuoco nemico, la mimetizzazione (o camouflage), per nascondersi in situazioni critiche, e l’ologramma, per confondere le forze ostili proiettando sul terreno un’immagine fittizia del soldato.

Portare a termine la campagna di Halo: Reach a livello di difficoltà Normale è impresa tutt’altro che impossibile (nel nostro test ci abbiamo messo circa sei ore, in modalità cooperativa), ma le cose cambiano passando a Eroico o Leggendario, permettendo così di affinare le proprie abilità e godere appieno del sistema che gestisce l’intelligenza artificiale delle forze aliene.

Capitolo a parte merita la modalità multiplayer di Halo: Reach, tanto essa è profonda e varia: dodici modalità multiplayer e nove mappe (in parte già note a quanti hanno avuto accesso alla fase beta con l’acquisto di ODST). Ancora una volta, così come accaduto con gli altri capitoli della saga, l’obiettivo di Bungie è quello di offrire agli appassionati del genere sparatutto un titolo capace di tenerli incollati allo schermo per molto, molto tempo. Tuttavia, considerazioni finali relative alle dinamiche del gioco online sono da rimandare in seguito all’arrivo del titolo nei negozi e all’avvio dei server Xbox Live.

Dal più classico dei deathmach (proposto in più varianti a seconda delle regole di gioco) a sfide di velocità, nelle quali raggiungere determinati punti sulla mappa a bordo dei mezzi, passando per Capture the Flag e per la tanto chiacchierata Firefight, mutuata dalla serie Gears of War e nella quale affrontare in compagnia l’avanzare degli schieramenti alieni. Inediti anche i match in cui, armati di spada Covenant, bisogna colpire i soldati umani al fine di infettarli, trasformandoli a loro volta in cacciatori spietati.

In questo ambito, la longevità di Halo: Reach è garantita anche dalla possibilità di accumulare crediti, durante tutte le fasi di gioco, per l’acquisto di componenti dedicati alla personalizzazione dell’armatura, oppure altri extra come la voce di Master Chief, per la gioia dei fan di vecchia data.

Tornano anche i Teschi, ovvero delle specifiche penalizzazioni attivabili dai più esperti per elevare ulteriormente il livello di sfida. Uno di questi, ad esempio, toglie il riferimento ottico del mirino dal centro dello schermo, rendendo così molto più difficile puntare un nemico prima di premere il grilletto. Potenziata anche la Fucina, l’editor introdotto con Halo 3, che permette di cimentarsi nella creazione e modifica delle mappe e degli elementi in esse contenuti.

Con la modalità Cinema, infine, Bungie propone uno strumento per la realizzazione di filmati sfruttando il motore di gioco, che di certo la fantasia della community al seguito di Halo saprà far fruttare al meglio.

Prima dell’arrivo di Halo: Reach sugli scaffali non ci è possibile dare un giudizio completo nemmeno sul comparto sonoro, più precisamente in merito al doppiaggio. Purtroppo la versione a nostra disposizione per il test conteneva menu e indicazioni in italiano, ma parlato in spagnolo, rendendo così incomprensibile la quasi totalità dei dialoghi e alcune istruzioni impartite nel corso dell’azione. Ma da quel che abbiamo potuto intuire, tutto è stato studiato per aggiungere profondità e immedesimazione. Ineccepibile, invece, la soundtrack, capace di sottolineare le diverse situazioni e creare pathos nei momenti più epici e significativi.

Qualche piccolo appunto sul comparto grafico che, sebbene possa essere annoverato senza timore di smentita tra i più avanzati e convincenti in campo FPS, sembra non aver del tutto risolto i problemi legati all’antialiasing di alcuni elementi, in particolare quelli distanti dal punto di osservazione. Volendo essere ancora più pignoli, a volte si notano texture non proprio dettagliatissime sui modelli poligonali di secondaria importanza e, in occasione del raggiungimento di checkpoint o talvolta durante i salvataggi, può succedere di incappare in accidentali cali di framerate.

Si tratta, comunque, di piccole sbavature a fronte di un prodotto imponente e maestoso, con il quale Bungie si congeda (ne siamo poi tanto sicuri?), con onore, da una saga ormai decennale e capace di lasciare un solco indelebile nel mondo videoludico.