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Microsoft invoca più privacy sui motori di ricerca

Microsoft si dichiara pronta ad adeguarsi alle richieste della Comunità Europea in merito ai tempi di conservazione dei dati legati alle ricerche su Internet, a patto però che anche gli altri motori concorrenti facciano altrettanto

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Secondo il consigliere di Microsoft per gli affari europei John Vassallo, il colosso dell’informatica sarebbe pronto ad adeguarsi alle richieste dell’Article 29 Data protection Working Party (pdf), organo indipendente dell’Unione Europea con potere consultivo in materia di protezione dei dati e privacy, riducendo così a 6 mesi il periodo di conservazione dei dati legati alle ricerche effettuate tramite il proprio motore di ricerca. Al fine di offrire agli utenti della grande rete un elevato grado di privacy, sarà però necessario che anche gli altri motori di ricerca adottino la stessa soluzione, Google e Yahoo in primis.

«È importante che tutte le principali compagnie dedite alla ricerca adottino gli stessi standard elevati per rendere i dati anonimi, in modo da rassicurare le persone sulla protezione della loro privacy», ha dichiarato Vassallo nel corso di una intervista a PressCentre. Con una penetrazione nel mercato delle ricerche di soli 2 punti percentuali, i cambiamenti in casa Microsoft sarebbero infatti in grado di proteggere solamente una piccola fetta dell’ampio bacino di cybernauti; solo l’adozione degli stessi standard in materia di privacy garantirebbe una protezione totale, qualunque sia il motore di ricerca utilizzato.

Attualmente, MSN Live Search di Microsoft conserva i dati utente per un periodo di 18 mesi, 13 per quanto concerne Yahoo e 9 per Google. Oltre a ridurre a sei i mesi la permanenza dei dati all’interno dei server, il Comitato Articolo 29 richiede un anonimato completo e irreversibile, in grado di cancellare ogni traccia riguardante dati personali. Anche in tale ambito Microsoft partirebbe avvantaggiata, avendo già adottato un metodo efficace di rimozione, in grado di eliminare interamente gli indirizzi IP, cookie persistenti e ogni altri elemento identificatore. «Noi crediamo che il nostro approccio, in grado di cancellare completamente tutti gli identificatori cross-session sia il modo migliore per rendere i dati anonimi», ha dichiarato Peter Cullen a PressCentre. «È un approccio necessario in quanto si è visto che in alcuni casi, quando le query di ricerca sono collegate attraverso diverse sezione e nel tempo, risulta possibile identificare i singoli utenti anche in assenza di un indirizzo IP parziale o completo».

La raccolta di dati personali appare comunque come un male necessario, in quanto le informazioni catturate vengono utilizzate dai motori di ricerca per offrire un servizio più efficiente, in grado di fornire risultati più pertinenti alle richieste effettuate, nonché di offrire messaggi pubblicitari mirati. Secondo Cullen, si tratta in definitiva di trovare il giusto equilibrio: offrire prodotti e servizi innovativi e al contempo proteggere la privacy.

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