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Il cellulare diventa un bene di sussistenza

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Fa discutere il caso di D.M., 51enne romano condannato in Cassazione a quattro mesi di reclusione, sospesi dalla condizionale e dal versamento di 10.000 euro alla ex moglie, a cui aveva fatto mancare per quattro anni gli assegni di mantenimento per sé e per il figlio.

Si tratterebbe soltanto di una delle tante spiacevoli vicende che prendono vita in seguito ad un divorzio, se non fosse per quanto i giudici hanno specificato tra le motivazioni della condanna.

Nella sentenza 45809 della Sesta Sezione Penale si legge infatti che tra i beni primari che un genitore deve garantire ai propri figli, anche in seguito alla separazione dal coniuge, rientrano anche gli strumenti che consentano un sia pur contenuto soddisfacimento di alcune esigenze della vita quotidiana come capi di abbigliamento, libri per l’istruzione, mezzi di comunicazione e di trasporto.

In sintesi, un padre deve garantire al figlio anche il diritto al possesso e all’utilizzo di un telefono cellulare, ovviamente nei limiti delle proprie possibilità economiche.

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