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EPIC chiede alla FTC di indagare su Google

La Electronic Privacy Information Center ha chiesto alla Federal Trade Commission di indagare sull'impegno di Google nel garantire la sicurezza e la privacy in seno ai propri servizi cloud. Nel mirino Google Docs, Gmail, Picasa ed altri ancora

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La Federal Trade Commission (FTC) indaghi circa il modo in cui Google elabora la sicurezza dei propri servizi Cloud, proteggendo i dati conservati relativamente a servizi quali Gmail e Google Docs. L’appello giunge dalla Electronic Privacy Information Center (EPIC), gruppo che ha consegnato un documento di 15 pagine (pdf) per esprimere le proprie preoccupazioni circa l’operato del gruppo di Mountain View. Denuncia vera o provocazione che sia, il documento è destinato a far parlare nuovamente di Google, del proprio modo di raccogliere i dati e del metodo di protezione dei dati stessi. I malfunzionamenti dei giorni scorsi faranno da corollario alle accuse per un dibattito che è destinato ad estendersi all’intero corpus delle aziende impegnate nella nuova realtà “cloud”.

«Report recenti indicano che Google non ha adeguatamente assicurato la protezione delle informazioni che ha ottenuto. Data la precedente opinione della Federal Trade Commission circa l’obbligo da parte dei provider di servizi di assicurare la sicurezza, EPIC porta avanti la petizione affinché la FTC apra una investigazione sui servizi di Cloud Computing di Google per determinare l’adeguatezza della privacy e della sicurezza». L’EPIC si presenta come una organizzazione di ricerca di pubblico interesse ed a tal fine porta avanti la propria battaglia in difesa «dei consumatori americani, delle aziende americane e delle agenzie federali»

Nel documento consegnato alla FTC, EPIC elenca i servizi Google coinvolti (Gmail, Google Docs, Picasa, Google Desktop, Google Calendar) ed elenca tutte le promesse che il gruppo compie nei confronti degli utenti. In particolare si sottolinea come Google incoraggi l’immissione di dati personali e garantisca per la conservazione restrittiva degli stessi e dei documenti caricati sui server remoti. Al tempo stesso, però, al punto 23 della denuncia EPIC punta il dito contro Google evidenziando il fatto che l’azienda non si voglia assumere responsabilità legali nel caso in cui per un qualche motivo il servizio non sia più in grado di garantire la privacy e la sicurezza promesse. Segue, ovviamente, tutta la casistica dei problemi emersi nel tempo ed evidenziante la fallacia del sistema (tra i quali gli ultimi su Gmail e Google Docs).

La crescita del fenomeno “cloud” ed il progressivo spostamento delle informazioni dal desktop ai server remoti implica uno spostamento parallelo delle misure di garanzia previste dalle istituzioni e dalla legge. Per questo EPIC chiede di partire da Google (scontro peraltro non nuovo: una iniziativa di stampo simile fu avviata nel 2007 contro il poi concretizzatosi accordo tra Google e DoubleClick), leader del settore, per capire cosa si possa fare e come sia possibile garantire gli utenti nel migliore dei modi.

La FTC, nel frattempo, si è dimostrata immediatamente ricettiva: la commissione conferma l’importanza del problema ed asserisce come una forte competitività nel settore “cloud” sia l’arma migliore per aumentare l’attenzione ed il miglioramento delle condizioni di sicurezza per gli utenti. La libertà di scelta, infatti, è un presupposto fondamentale per la logica di mercato e permetterebbe di concentrare le risorse sui gruppi che più di ogni altro sapranno farsi garanti delle aspettative dell’utenza.

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