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Facebook conferma la fine di Beacon

Facebook ha inviato una comunicazione ufficiale agli utenti iscritti al social network nel periodo in cui Beacon era attivo. La lettera conferma l'accordo raggiunto per porre fine alla class action contro la discussa piattaforma per l'advertising

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A distanza di alcuni mesi dalla decisione di Facebook di rinunciare a Beacon, emergono nuovi dettagli sull’accordo raggiunto tra il social network e i promotori di una class action contro la discussa piattaforma per l’advertising. Facebook ha da poco inviato una comunicazione ufficiale, contenente ulteriori dettagli sull’accordo raggiunto nel mese di settembre, agli utenti statunitensi iscritti al social network nel periodo in cui Beacon era operativo. L’iniziativa segna un importante passo avanti in vista della definitiva conclusione della vicenda legale prevista per il prossimo 26 febbraio 2010.

«Questo non è un accordo che prevede la possibilità per i promotori della class action di ricevere un risarcimento. Come stabilito nell’accordo, Facebook porrà fine al programma Beacon. Inoltre, Facebook metterà a disposizione 9,5 milioni di dollari per fondare una fondazione non-profit indipendente chiamata a identificare e verificare i progetti e le iniziative che promuovono la causa della privacy online e della sicurezza» si legge nella email da poco inviata dal social network agli utenti in possesso di un account nel periodo in cui Beacon era completamente operativo.

Al fine di evitare fraintendimenti o ulteriori incomprensioni, è stato approntato online un sito web apposito per informare gli utenti e fornire aggiornamenti sui termini dell’accordo legale raggiunto per porre fine alla class action. Lo spazio online BeaconClassSettlement.com raccoglie la documentazione dell’iniziativa legale e offre un’ampia sezione per le Frequently Asked Questions (FAQ). Un’operazione trasparenza tesa a far dimenticare i numerosi problemi legati alla privacy della controversa piattaforma per l’advertising.

Beacon sfruttava le informazioni fornite dagli utenti e le loro attività sul social network per proporre annunci pubblicitari estremamente mirati. Il sistema offriva a ogni utente la possibilità di esprimere i propri gusti legati ai prodotti sponsorizzati, coinvolgendo gli altri utenti iscritti al proprio profilo. Una soluzione per l’advertising promettente, ma invasiva e sostanzialmente inadeguata per preservare la riservatezza degli iscritti al social network, a tal punto da destare lo scetticismo di numerose associazioni per la tutela della privacy. Dubbi e riserve successivamente sfociati in una class action che, senza un accordo, avrebbe potuto minare la credibilità di Facebook con pesanti conseguenze per la crescita del social network.

Nonostante il patto stipulato con i promotori della causa legale, i responsabili di Facebook non hanno rinunciato a riaffermare la bontà del loro progetto iniziale, come emerge chiaramente dalla documentazione da poco pubblicata online: «Facebook non ritiene di aver fatto qualcosa di sbagliato. Facebook nega tutte le responsabilità per le accuse mosse dalla causa legale».

I membri della class action che non hanno accettato l’accordo con il social network avranno la possibilità di far valere le proprie ragioni fino ai primi giorni di febbraio 2010, dopodiché la causa sarà analizzata dalla Corte competente chiamata a esprimere il proprio giudizio sul patto tra i due soggetti. Gli unici veri vincitori dell’intera vicenda potrebbero essere gli avvocati delle parti in causa, che per le spese e i costi potranno fare affidamento su un terzo della cifra finale dell’accordo, circa 3 milioni di dollari.

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