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Cina, DDoS contro siti per la difesa dei diritti

Vari siti legati alla difesa dei diritti civili in Cina sono stati attaccati da un massiccio DDoS che ne ha affondati i server texani per varie ore. Non si tratta di un caso isolato, ma la questione assume maggior rilevanza a causa del momento delicato

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I diritti umanitari in Cina sono in bilico da tempo, ma chi li difende vede in ultimamente in bilico anche le proprie attività nel paese orientale. Non solo gli account di posta di molti attivisti sarebbero stati violati nei mesi passati attraverso un attacco truffaldino ai danni di Google China (nella fattispecie dei sistemi relativi a Gmail), ma ora anche un esteso attacco DDoS si sarebbe messo tra gli attivisti e gli utenti che ne seguono le iniziative.

Tra le vittime dell’attacco figura la Chinese Human Rights Defenders, la quale ha visto il proprio sito soccombere dopo 16 ore di attacco a partire dal pomeriggio di sabato. L’elenco prosegue con la Civil Rights and Livelihood Watch; con due siti di informazione legati ai gruppi sotto attacco: Canyu e New Century News; con l’Independent Chinese Pen Center. Le caratteristiche dell’attacco sembrano accomunare tutti i siti alla medesima offensiva, la cui fonte non sarebbe però ancora stata identificata.

Secondo quanto trapelato, nelle ore di picco dell’attacco la banda consumata sui server avrebbe raggiunto i 2GB al secondo. I server sarebbero tutti legati alla server farm “The Planet”, localizzata in Texas. Ma se la questione assume toni esasperati nel momento in cui la Cina è al centro delle attenzioni di tutto il mondo per la questione sollevata nell’incidente con Google, il fatto non sembra che essere l’ultimo di una lunga serie. Alcuni dei siti attaccati, infatti, già in passato sono rimasti offline per giorni interi, vittime degli stessi attacchi che in questi momenti non fanno altro che sottolineare le tensioni che si stanno consumando.

L’annuncio avviene nel giorno stesso in cui la Cina ha negato ogni responsabilità in merito agli attacchi registrati da Google ai danni dei propri server e di quelli di altre multinazionali attive all’interno della Grande Muraglia. Le analisi relative agli attacchi contro i siti delle associazioni potranno dire qualcosa di più sulla situazione, ma al momento nessun nome è trapelato e l’attacco rimane al momento responsabilità di anonimi.

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