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Chrome mette da parte “HTTP://”. Ed è polemica

La prossima versione di Google Chrome potrebbe eliminare "http://" dalla barra degli indirizzi, cancellando così formalmente una parte fondamentale del web per come lo si è conosciuto fino ad oggi. Ma sono molte le voci contrarie a questa funzione

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L’ultima versione di Google Chrome riservata agli sviluppatori (progetto Chromium) mette da parte un pezzo storico del Web: “HTTP://”. “Accatitipì due punti doppio slash”: quasi una formula magica, una iniziazione che trasforma la stringa successiva in un salto sul web; un codice condiviso, un elemento che ha accompagnato l’intero sviluppo della rete ed ancora oggi ne è pietra fondamentale. Ma Chrome ha voluto cancellare gli aspetti formali per tagliare corto e velocizzare una volta di più il tempo che passa dalla volontà di accesso al web all’accesso stesso.

Nei giorni scorsi la cosa era stata segnalata come vero e proprio bug all’interno della repository dei problemi riscontrati nella versione 5.0.375.3 del browser. Nel giro di poche ore, però, la smentita da Mountain View: quello che potrebbe sembrare un problema, è in realtà una funzione. Non una mancanza ma una virtù, insomma, che gli sviluppatori hanno voluto portare nel browser pur con tutte le attenzioni del caso. Immediata la bocciatura della community: sono stati in molti a chiedere di rivedere immediatamente tale funzione, indicando più argomentazioni a supporto di tale tesi. Centinaia di commenti in poche ore, tutti dello stesso stampo: non è questa una idea da portare avanti.

Il copia/incolla dell’url è un problema, poichè non riporta l’esatto indirizzo del sito sul documento di destinazione del CTRL+V; tralasciare “http” significa in certi casi omettere il necessario “https”; un indirizzi differente può arrecare possibili problemi di sicurezza. È questo soltanto un breve estratto delle accuse scagliate contro Chromium. Nel forum c’è chi ricorda le possibili ricadute di un passo simile, chi contesta a Google il tentativo di sovvertire uno standard riconosciuto e chi rammenta il fatto che già Apple ha portato avanti una funzione simile (per altri scopi) sul proprio Safari Mobile.

Un moderatore ha risposto chiudendo in parte la polemica: l’eliminazione sarebbe soltanto formale ed in realtà il copia/incolla dell’url porta in memoria l’intera stringa, ivi compreso l’omesso “http://”. Ma il tentativo è vano, poichè tale funzione non sembra funzionare alla perfezione riportando la contestazione al punto iniziale. OSNews nel frattempo coglie l’occasione per una bocciatura costruttiva: vista l’inopportunità della scelta, perchè non cogliere l’occasione per la creazione di una icona che renda manifesto il protocollo in uso? Perchè non rendere visivamente espliciti i vari “FTP”, “HTTP” o “HTTPS” così come succede già con gli RSS? Perchè non portare tutti i browser sulla stessa sponda, nell’interesse reciproco e soprattutto nell’interesse dei navigatori e della loro sicurezza?

Il dibattito si sviluppa su di un canovaccio complesso, finalizzato a capire cosa possa implicare l’eliminazione annunciata e prossima a divenire realtà sulla versione 5 di Google Chrome. Ma occorre portare nel dibattito anche due ulteriori elementi di valutazione, l’uno parzialmente a favore dell’approccio pragmatico di Google e l’altro contrario:

  1. dell’inutilità di “http://” si è espresso in parte anche Tim Berners Lee il quale a fine 2009 si è simpaticamente scusato per aver introdotto il doppio slash all’interno degli indirizzi del web: un inutile orpello, un’eredità ingegneristica di cui tutti farebbero volentieri a meno. Anche il padre del Web, anche colui il quale ha dato forma al “www”. In ballo, però, v’è ora qualcosa di più del doppio slash;
  2. eliminare l’http significa trasformare, almeno visivamente, le url in qualcosa di diverso. Tutto ciò agendo sulla barra degli indirizzi, ovvero un campo sul quale Google fa forte affidamento tanto per le ricerche sul proprio motore, quanto per il primo passo verso un sistema operativo cloud basato sul browser. Non è da escludersi, quindi, che Google possa aver agito per favorire la ricerca piuttosto che non la digitazione diretta di un indirizzo, trasformando così una volta di più il motore in uno snodo basilare della navigazione. Una scelta opportunistica, quindi: una forzatura in grado di offrire a Google un ruolo ancor più centrale nel percorso di incontro tra l’utente ed i contenuti sulla rete.

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