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In crisi la “diga verde”: la censura cinese perde colpi sul Web

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Abbiamo appena letto del rinnovo della licenza per Google, ed è arrivata una notizia che ribalta il punto di vista: forse il paese della Grande Muraglia scricchiola. E la sua censura annaspa nel mare del Web.

Grazie a una inchiesta della BBC, si è saputo infatti che la tanto temuta “diga verde“, il software che il governo di Pechino obbiga di installare nei computer degli Internet Point e delle scuole in Cina, potrebbe chiudere per fallimento. La ragione? La mancanza di fondi governativi.

La “diga verde-scorta della gioventù” (questo il suo nome per esteso) aveva scatenato molte polemiche in tutto il mondo. Il governo l’aveva presentato come sistema per tutelare i minori dalla pornografia e da altri contenuti pericolosi, ma era evidente la sua natura censoria. Il software era di fatto un filtro contro ricerche su argomenti politicamente sensibili.

Filtro per la verità poco efficiente, e molti blogger cinesi avevano dimostrato come fosse facilmente aggirabile. Vulnerabilità a parte, in gennaio un’azienda americana ha persino denunciato Pechino e due aziende cinesi sostenendo di avere sottratto del codice di un loro software per realizzare questo programma.

Ora però tutto questo passa in secondo piano. Perché la Dazheng Human Language Technology Academy ha già chiuso un suo team, mentre la Zhengzhou Jinhui Computer System Engineering rischia di fare la stessa fine se non riceverà altri finanziamenti governativi. L’iniziativa era stata finanziata dal 1° luglio 2009, per un solo anno, con 41,7 milioni di yuan, pari a 6,2 milioni di dollari.

Insomma, il più clamoroso intervento di censura online si sta spegnendo. Nel totale silenzio delle autorità, che non hanno commentato.

Nuovi scenari, oppure il governo ha in serbo altri strumenti?

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