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Mozilla collabora con NYT e Washington Post

Partnership fra le due testate e la società di software: svilupperanno una piattaforma di relazione lettore-giornale completamente diversa.

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Se c’è una morale nelle ultime edizioni del Festival Internazionale del Giornalismo che si svolge a Perugia è “engage the media”: i tempi chiedono un rapporto diverso, un impegno concreto delle testate giornalistiche a rapportarsi con i lettori supportati dalla tecnologia. Questo è anche l’obiettivo della singolare partnership firmata dal New York Times, dal Washington Post e da Mozilla, e sovvenzionata con 3,89 milioni di dollari dalla fondazione Knight, per creare una piattaforma innovativa.

Mozilla, il creatore del browser Firefox e che crede negli standard aperti, aiuterà “The Times” e “The Post” a costruire da zero la tecnologia per una piattaforma su misura per loro. La piattaforma richiederà due anni per essere completata e l’accordo è che sarà eventualmente disponibile gratuitamente per altre organizzazioni di notizie. Dove sarà questa innovazione? E per quale ragione proprio questi tre nomi? L’idea è quella di permettere maggiore incisività dei lettori nella costruzione della notizia e della reputazione del lavoro giornalistico. La lezione di Nate Silver, geniale free lance mago dei big data, e del suo seguitissimo sito FiveFirthyEight (il numero è riferimento alla sua impresa nell’aver predetto i risultati delle due ultime elezioni americane: 538 è il numero dei grandi elettori) è entrata in circolo nel sangue blu dell’informazione statunitense al punto da immaginare un progetto di lungo corso e open.

I post, gli insulti, gli anonimi, che noia

Questa proposta punta a superare il dibattito sul ruolo degli spazi di commento – noiosamente ancorato in Italia a certi schemi, tranne quando ne scrive, ad esempio, Arianna Ciccone su Valigia blu – dell’hate speech, della necessità di dare valore all’esperienza senza per questo aprirla alla massima volgarità. Per non banalizzare la questione negli Usa nessuno si sogna di chiedersi se sia giusto o meno permettere al maggior numero di persone di partecipare al commento di una notizia, ma ci si chiede come migliorare la qualità di questa relazione, che nei siti di questi due grandi giornali è diventata lenta.

La piattaforma di Mozilla si candida a trovare soluzioni differenti che velocizzino l’apporto di commenti, immagini, condivisioni nei siti di informazione, mantenendo un controllo sulla qualità con uno stratagemma inverso: saranno i lettori a gestire i loro contributi e a monitorare le discussioni. Le parole d’ordine saranno quindi responsabilizzazione al posto di controllo e velocità al posto di moderazione, verticalità e forme aperte al posto di orizzontalità e formati proprietari. Tutto questo materiale arricchirà le agenzie di stampa, che potranno prelevare dalla piattaforma.

Come potrebbe funzionare

La piattaforma non ha neppure un nome, ma gli editoriali del NYT e del Post lasciano intuire quali potrebbero essere i tools di questa piattaforma. Prima di tutto questi giornali pensano a una funzione per evidenziare i commenti dei lettori più rilevanti e pertinenti su un articolo, magari attraverso un software di riconoscimento. Un’altra caratteristica apprezzata sarebbe quella di classificare i commentatori “di rango” secondo i loro messaggi precedenti. In questo modo si pensa di poter dimuire il peso dei troll e favorire la comunità di commentatori affezionati e intelligenti. Un sistema di evidenziazione potrebbe anche rendere più facile e più pratico per i giornalisti interagire direttamente con i lettori-commentatori.

Meritarsi i lettori

Il giornalismo è in crisi, lo sanno tutti, ma incolpare la Rete è troppo facile per essere vero. Spaventati dalle novità, schiacciati in taluni casi pure dalla conversione economica e industriale che sta comportando (conversione che è anche professionale) il rapporto tra Rete e giornalismo e tra cittadini-lettori e giornalismo cede ancora a un reciproco sospetto. Eppure così come i media dovrebbero essere guardiani del potere, i lettori dovrebbero essere guardiani dei media. Le premesse sono note (l’introduzione del web nel mondo dell’informazione e quindi del giornalismo), dalle quali si deduce l’importanza di un nuovo metodo di organizzazione del lavoro che metta al centro la notizia come elemento soggetto al contributo arricchente dei lettori con gli strumenti di collegamento, condivisione, aggregazione, partecipazione. Arricchimento che è anche della professione stessa di giornalista.

Dopo almeno un decennio di riflessioni (qui l’ultima del Nieman Lab sull’iniziativa di NYT e Washington Post) si cerca ancora di comprendere come e quanto il “mestiere” imparerà ad accettare questo contributo e i nativi digitali, i cittadini attivi, impareranno a loro volta a riconoscere nuovamente, come le generazioni precedenti con la carta stampata, il fondamentale ruolo di mediazione culturale di chi fa giornalismo. La rivoluzione è che ora i giornalisti non sono più soli, accanto a loro ci sono anche cittadini preparati. Ma bisogna meritarseli.

Fonte: NYT • Via: Knight Foundation • Notizie su: ,