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EU: 13 miliardi di vantaggi ad Apple in Irlanda

La Commissione europea ha concluso che l'Irlanda ha concesso vantaggi fiscali indebiti per 13 miliardi ad Apple: una strategia illegale.

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La Commissione Europea ha stimato l’ammontare dei vantaggi fiscali illeciti che l’Irlanda ha concesso ad Apple per convincerla a stabilirsi sul suo territorio. La cifra è clamorosa: secondo le indagini condotte dai funzionari che riferiscono alla commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, mancano 13 miliardi di euro. Le norme che impediscono gli aiuti di Stato sarebbero state violate dal trattamento fiscale in Irlanda che ha permesso ad Apple di evitare la tassazione su quasi tutti i profitti generati dalle vendite di prodotti in tutto il mercato unico europeo.

Da diversi anni si parla del famoso “panino” irlandese di Apple, il sistema generalmente sfruttato da molte multinazionali americane per diminuire la tassazione in Europa sfruttando il fatto – di per sé assurdo – che il continente non ha un’armonia fiscale al suo interno. Il panino prevede che gli store Apple fatturino alla società irlandese che a sua volta trasferisce i pagamenti alla casa madre americana trattenendo una piccolissima parte dei guadagni, l’imponibile, tassato quasi nulla. Sarebbe questo il motivo, secondo la Commissione, alla base della decisione di Apple di registrare tutte le vendite in Irlanda, piuttosto che nei singoli paesi in cui sono stati venduti i prodotti.

Questa struttura, ha sempre tenuto a precisare Bruxelles, rientra nelle competenze di controllo dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato. In seguito a un’indagine lanciata nel giugno 2014, la Commissione europea ha concluso che due mosse fiscali emesse dall’Irlanda nel 1991 e nel 2007 hanno notevolmente abbassato, artificialmente, l’imposta pagata da Apple in Irlanda per un quarto di secolo. Se altri paesi dovessero chiedere ad Apple di pagare più o meno tasse sui profitti delle due società rispetto allo stesso periodo in base alle loro regole fiscali nazionali, questo provocherebbe una concorrenza sleale. In un certo senso, si può dire che con questo atto di denuncia ufficiale si sente il primo vagito dell’unione fiscale europea.

Nella infografica, curata dalla Commissione Europea, la spiegazione per sommi capi del trucchetto fiscale operato da Apple per sfruttare i vantaggi offerti in tutti questi anni dall'Irlanda.

Nella infografica, curata dalla Commissione Europea, la spiegazione per sommi capi del trucchetto fiscale operato da Apple per sfruttare i vantaggi offerti in tutti questi anni dall’Irlanda. Il sistema è tutto sommato semplice: gli store allocati nelle nazioni europee fatturano alla sede irlandese, la Apple Sales (vendite). La Apple Sales poi fattura alla casa madre americana, titolare dei pagamenti. Quel che resta, dopo un’operazione burocratica basata su alcune holding atta a rendere invisibili questi introiti, viene tassato a un ridicolo 0,005%. La somma di tutto quanto eluso da Apple e che l’Irlanda dovrebbe chiedere secondo norma europea è di 13 miliardi di euro. La cifra che secondo il Senato americano la società californiana ha incamerato senza pagare le tasse né in Europa né negli Usa è di almeno 15 volte superiore.

La commissaria Vestager ha commentato laconicamente:

L’indagine della Commissione ha concluso che l’Irlanda ha concesso agevolazioni fiscali illegali per Apple, che hanno consentito di pagare sostanzialmente meno imposte rispetto altre imprese nel corso di molti anni. In realtà, questo trattamento selettivo ha permesso ad Apple di pagare un tasso di imposta sulle società effettivo dell’uno per cento sui suoi profitti europei nel 2003 fino allo 0,005 per cento nel 2014.

Non è una multa

Prima di tutto un chiarimento: non si parla di multa. Non sono previste sanzioni ai sensi delle norme sugli aiuti di Stato e il recupero non penalizza la società in questione. Si ripristina semplicemente la parità di trattamento con le altre società. Inoltre, la norma europea prevede che la Commissione chieda espressamente che l’Irlanda recuperi le tasse per il periodo che va dal 2003 al 2013. Nel 2014, infatti, Apple ha cambiato la sua struttura. Tuttavia la procedura è complessa, le autorità irlandesi potrebbero vedere ridotto l’ammontare del recupero se gli americani decidessero, ad esempio, di investire delle somme in ricerca e sviluppo (e come non pensare a quanto Cupertino sta facendo da qualche tempo un po’ ovunque, compresa l’Italia con la iOS Academy?). Queste decisioni sono peraltro sotto l’egida dei giudici comunitari e ogni stato membro potrebbe eccepire o chiedere un recupero di una parte di questo denaro. E tutto nella cornice delle diverse indagini e dei pacchetti di nuove norme che la Commissione ha preparato per incentivare la parità fiscale nell’Unione, ad esempio con la norma sullo scambio di informazioni.

Q&A

Perché quella della Commissione non è una multa?
Tecnicamente, si tratta di un atto col quale Bruxelles dice a Dublino che deve ricevere 13 miliardi più interessi da parte di Apple per tasse non versate. Non è quindi una procedura di infrazione. Poco cambia per le tasche di Cupertino, che in ogni caso questa somma deve sborsare.

Cupertino può ricorrere? E l’Irlanda?
L’azienda può ricorrere, mentre non è previsto che il governo irlandese – che ha firmato tutti i trattati europei, dunque anche quello sul tax ruling – possa farlo. Anche se le interpretazioni e le scappatoie sono pressoché infinite (benvenuti nella burocrazia europea). L’Irlanda non vuole questi soldi perché sarebbe una implicita ammissione di colpevolezza, ma è costretta ad aprire un conto dove Apple verserà i 13 miliardi in attesa dei pronunciamenti giudiziari.

Perché proprio questa cifra e come è stata calcolata?
La cifra attiene al periodo preso in esame, cioè il decennio 2003-2013. La Commissione ritiene che Apple abbia beneficiato di vantaggi fiscali indebiti, che nessun’altra azienda ha goduto, già dal 1991, perciò la somma elusa è probabilmente molto più alta. Dopo il 2014 l’Europa non ha più nulla da contestare ad Apple perché questa ha cambiato la struttura organizzativa, e prima del 2003 non è considerabile secondo le regole stabilite dal procedimento europeo.

Fonte: Commissione Europea • Immagine: Pisaphootgraphy via Shutterstock • Notizie su: ,
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