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Red Hat lancia la sfida al mondo desktop

Con Red Hat Desktop arriva il primo passo di una lunga marcia che intende portare Linux ad intaccare il regno Microsoft nel settore desktop entro 5/7 anni. I mercati di riferimento saranno quello europeo e quello asiatico. Longhorn è nel mirino.

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Arriva direttamente dal CEO Matthew Szulik l’annuncio che il gruppo Red Hat rende ufficialmente disponibile la distribuzione del nuovo Red Hat Desktop. Il prodotto giunge a sottolineare l’impegno che il mondo open source sta infondendo al fine di intaccare lo strapotere Microsoft in ambito desktop, e costituirà presumibilmente il ponte che Red Hat intende ergere tra l’oggi e l’arrivo del famigerato Longhorn.

Secondo Mike Ferris, program director Red Hat, è giunto il momento in cui l’utenza deve chiedersi seriamente se sia il caso o meno di cambiare la propria piattaforma: Longhorn è un progetto a lunga gittata, Red Hat si candida invece a guida verso il mondo dell’open source. La strada è tracciata: nel 2005 sarà il momento di Red Hat Desktop 4, quindi la sinergia server/client dovrà portare Linux a impensierire seriamente le attuali aziende egemoni entro un arco temporale di 5/7 anni (puntando dritto su Europa e Asia)

Le caratteristiche tecniche: il sistema include Ximian Evolution (della rivale Novell), browser Mozilla e OpenOffice 1.1. Inoltre è presente l’instant messaging Gaim, un sistema firewall (con la possibilità per l’amministratore di aprire e chiudere manualmente le porte del sistema) e il software per font Agfa Monotype. Il pacchetto minimo ha un costo di 2.500 dollari per 10 Red Hat Desktop, per salire fino a 13.500 dollari per un pacchetto globale di 50 unità di prodotto.

Il taglio dialettico di Mike Ferris è decisamente esplicito nel suo fotografare la situazione e le scelte del gruppo. Red Hat entra nel mondo Desktop trovando un mercato al 96% in mano a Microsoft. Il sistema operativo non può sfondare senza applicazioni, ed ecco dunque l’appiglio di client quali Vmware in grado di far interagire con Windows (e dunque con la maggior parte delle applicazioni). «Le ambizioni», sentenzia Matthew Szulik, «sono grandi».