Google Image Search non viola il copyright

In secondo appello la corte americana sentenzia che il servizio di ricerca immagini di Google non viola le leggi di copyright anche quando mostra immagini coperte da diritto d’autore, poichè sono modificate e assolve alla funzione di ricerca

È legale mostrare tra i risultati di ricerca miniature di immagini per la visione delle quali il sito che le possiede richiede dei soldi. Google dunque vince in seconda battuta la causa che aveva visto il gruppo di Mountain View contrapposto a Perfect 10.

Al primo grado di giudizio, infatti, il giudice aveva decretato la colpevolezza del motore di ricerca, stabilendo che con il suo operato la grande G violava di fatto il copyright presente sulle immagini del sito in questione. Ora in fase di appello invece il giudice Sandra S. Ikuta ha stabilito che «la natura profondamente mutativa del sistema di ricerca di Google, specialmente alla luce dei suoi benefici pubblici, bilancia l’uso commerciale che viene fatto delle immagini in questione». Google è dunque libero di mostrare versioni modificate (nel caso specifico rimpicciolite) di immagini a pagamento poichè il suo diverso obiettivo (la ricerca in rete) ricade nei termini del “fair use”, ma con tutta probabilità non potrà più linkarle direttamente, poichè facendo così esulerebbe dalla funzione di ricerca e dalla presentazione di immagini modificate.

Perfect 10 è un sito che consente la visione a pagamento (dietro un abbonamento di 25 dollari mensili) di immagini “esplicite” ed ha trascinato in tribunale l’azienda di Mountain View (assieme ad A9, motore di ricerca di proprietà Amazon.com) nel 2004 facendo molto clamore per il fatto che l’esito del processo avrebbe stabilito i limiti della ricerca di materiale protetto da diritto d’autore.

Tuttavia, come capita spesso nel diritto della rete, una simile decisione non significa che Google sarà libero di restituire dovunque materiale coperto da diritto d’autore all’interno dei risultati delle ricerche degli utenti. Ogni singolo paese, infatti, applica la regolamentazione che ritiene più in linea con il proprio ordinamento nazionale, fatto dimostrato dalla sconfitta subita dal motore di ricerca in una causa analoga in Belgio per l’utilizzo che Google News fa degli estratti di contenuto da giornali online.

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