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Summit open source a casa Google

E' avvenuta nella sede di Google la prima riunione della Linux Foundation, organizzazione che riunisce i più grandi esponenti mondiali del mondo del software libero. Obiettivo dell'incontro: decidere una politica da tenere nei confronti di Microsoft

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La cupola del movimento open source si sta riunendo in questioni giorni nella sede neutra di Mountain View, presso gli stabilimenti di Google, per discutere l’approccio da tenere nei confronti del software Microsoft. La crescente popolarità e il successo (anche in termini commerciali) che il software libero sta ricevendo infatti cominciano a rendere necessario l’affrontare il tema delle relazioni con la altre case di software.

Microsoft e l’open source sono le due facce commerciali della distribuzione di software: la prima vende i programmi e offre gratuitamente gli update e il servizio di supporto clienti, mentre il secondo offre gratuitamente i programmi (pubblicandone anche le specifiche tecniche in modo che ognuno li possa modificare) e trae profitto dal supporto tecnico e dalla vendita degli add-on. Non sono mancati specialmente nell’ultimo periodo molti contatti tra i due mondi, momenti in cui i due sistemi si sono incontrati per stabilire partnership più o meno forzate, ma ora il pericolo che si pone al cospetto del mondo open source è di vedersi portare via idee ed identità dal concorrente.

È Microsoft a sostenere che il software Linux violerebbe almeno 235 brevetti registrati dalla casa di Redmond, mentre dall’altra parte in molti pensano che pure all’interno del produttore di Windows ci siano cellule di open source, come per esempio Harold Goldberg, CEO di Zend Technologies (gli sviluppatori del linguaggio PHP): «da una parte Microsoft ha un business ben avviato da difendere, e dall’altra ci sono molte persone dentro la compagnia, anche se non lo ammetteranno mai pubblicamente, che vedono il futuro nell’open source».

Un problema tra i tanti dei quali si dovrà discutere nella prima riunione della Linux Foundation, organismo nato nel 2007 dalla fusione dell’Open Source Development Labs e del Free Standards Group, è quello di arrivare ad una sintesi delle molte diverse distribuzioni di Linux. Il sistema operativo del pinguino infatti conosce 360 diverse varianti, un fenomeno che da una parte favorisce il pensiero libero e l’innovazione ma dall’altra disperde le energie degli sviluppatori: «in molti di questi progetti si respira proprio il fatto che ci sia un “noi” ed un “loro”, quelli che sono nel progetto e quelli che ne sono fuori» ha detto Mark Shttlesworth, fondatore di Ubuntu, una delle distribuzioni più popolari.