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Microsoft cavalca il cloud computing

Con Windows Live Software Suite si fa sempre più pressante la morsa di Redmond intorno al mondo del software as a service e del web 2.0, universo nel quale entra in ritardo ma che non intende lasciare a Google

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L’aveva già dichiarato qualche tempo fa Steve Ballmer che anche il futuro di Microsoft è nel cloud computing e ora la nuova ipotizzata versione di Windows Live Software Suite sembra proprio tenere fede a quelle affermazioni, marcando un passo in avanti per l’azienda di Redmond nel mondo dei software via web browser.

Microsoft, non è una novità, è in ritardo nel settore del web 2.0 così come era in ritardo quando fu il momento di investire su internet: con i mezzi a sua disposizione, con il vantaggio di avere un sistema operativo presente su quasi tutti i computer del pianeta e con un po’ di “arroganza” tecnologica è però riuscita a colmare un gap che poche aziende avrebbero potuto recuperare.

Capirlo non è difficile se si guarda alle applicazioni che sarebbero contenute nella Windows Live Software Suite, il pacchetto di programmi utilizzabili da qualsiasi computer attraverso il proprio browser e che promuovono Windows come sistema operativo a nuvola (cioè “diffuso” e collegato a diverse applicazioni che risiedono in rete nonchè fruibile da differenti device dotati di connessione). C’è un programma di scrittura concepito in armonia con i principali sistemi di weblogging, c’è un programma per gestire le fotografie e un client di posta remoto, tutto realizzato avendo bene cura di non pestare i piedi dei software Microsoft più noti e venduti.

Al pari di Microsoft, Google e Yahoo, sono molte le start-up della Silicon Valley che stanno partorendo, offrendo e innovando nel campo dei software as a service, le migliori delle quali vengono acquisite dai colossi per continuare il grande conflitto: trattasi di uno scenario che dà un’idea precisa su quanto stia diventando importante questo tipo di mercato il cui prossimo passo, come sottolinea anche il New York Times, sembra essere l’online storage. Se già infatti molte delle applicazione via web browser archiviano i documenti che producono o le fotografie che visualizzano, ancora manca un vero e proprio disco rigido remoto, una repository raggiungibile da qualsiasi dispositivo e qualsiasi postazione internet del mondo (sia Microsoft che Google vi stanno già investendo).

Se Google punta sul “software as a service”, Microsoft indica invece la via del “software plus service“. Il gruppo di Redmond entro la settimana potrebbe chiarire ulteriormente il proprio ideale (firmato Ray Ozzie) distribuendo per la prima volta la propria suite Live in un pacchetto unico.