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Quo vadis Current Tv?

Dopo l'evento dell'Ambra Jovinelli, chi ha guardato Current Tv? Noi ci abbiamo provato. Con buone sensazioni e qualche delusione. Rimane la buona idea, ma le rivoluzioni hanno altri carichi emotivi. L'idea è buona, ma il compromesso è rischioso

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Del funzionamento e della natura di Current Tv non c’è più troppo da aggiungere: un cumulo di “pod”, una trasposizione televisiva di YouTube con il filtro della qualità a regolare l’esegesi finale del canale. Online è presente ogni indicazione circa format da seguire, scartoffie da compilare, indicazioni da appuntare per poter scalare i favori della selezione ed approdare ad una comparsata televisiva remunerativa.

Ma c’è qualcosa che non convince in Current Tv. L’evidenza è nel fatto che si è colta una serie di peculiarità della rete per creare un flusso televisivo. In questo passaggio si accumula tutta una serie di distorsioni che, inevitabilmente, pesano sul concept finale. Trattasi, infatti, di una sorta di compromesso che lima da entrambe le parti per giungere ad una forma finale di per sé innovativa, ma non per questo gradevole per natura precostituita. Una serie di considerazioni maturano istintivamente:

  • i video brevi nascono dalla necessità di una visione “mordi e fuggi” dovuta a scarsità di risorse di ripresa, immagini di fortuna, scarsità di banda disponibile, impossibilità di lungometraggi qualitativi privi di post-produzione. La trasposizione online avviene con tutto ciò che serve per rendere ottimale la qualità, ma nel momento in cui ci si trova sul divano a godere delle immagini incrociate, 5 minuti di filmato sono davvero troppo pochi. È come un aperitivo senza pasto, dal quale se ne esce con un senso di insoddisfazione latente;
  • la forza dei canali televisivi è nel flusso. Il flusso è una struttura tipicamente organizzata: non solo un’accozzaglia di contenuti in ordine cronologico, ma un agglomerato “liquido” organizzato in macrosezioni che tende a ripetersi secondo schemi precostituiti, così da invitare l’utente a tornare nel tempo per trovare soddisfazione dai contenuti maggiormente graditi;
  • non c’è un punto di riferimento: su Current Tv si va per guardare Current Tv. Non si va per vedere un personaggio o una trasmissione specifica, quanto piuttosto per guardare contenuti teoricamente “user generated” (definizione però poco calzante). Le costanti sono pochissime e la diretta è un esperimento tutto da verificare (ma meritevole e coraggioso).

I dubbi che hanno anticipato il lancio di Current erano più che altro relativi alle modalità del lancio stesso: Current ancora non si era mostrato e solo ora è possibile parlarne con qualcosa in mano. I dubbi che hanno seguito il lancio sono stati limitati dal luccichìo della parata televisiva dei blogger. Telecamere e megaschermi, Al Gore di fianco a Montemagno, Tommaso Tessarolo che va di fioretto per limare le imperfezioni che possono trapelare, e dal tutto ne esce un quadro immaginifico le cui uniche ombre sono solo sul profilo economico dell’azienda. La bontà dell’esperimento non è in dubbio, ma è invece in dubbio la sua sostenibilità nel tempo (nessuna cifra è stata diramata, ma è evidente che gli accordi con Sky siano l’unica fonte di entrata plausibile).