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Sì ai cellulari in aereo, ma niente telefonate

L'eventualità di utilizzare il cellulare in aereo piace ai passeggeri, ma a patto di utilizzarlo solo per lo scambio di dati e non per le chiamate vocali. Nei prossimi mesi, molti stati europei autorizzeranno l'uso dei telefonini a bordo durante il volo

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C’è crescente pressione intorno alla liberalizzazione della possibilità di usare il cellulare in aereo, luogo per il momento franco nel quale il telefonino non riceve. Già un paio di mesi fa avevamo riportato le voci che davano la Gran Bretagna al lavoro in tal senso ma ora arrivano notizie dagli Stati Uniti sulla propensione dei possibili consumatori ad utilizzarlo.

E’ stata la società Yahoo a commissionare ad Harris Interactive una ricerca sulla propensione dei passeggeri ad utilizzare il loro telefonino in aereo e sui servizi cui sarebbero maggiormente interessati. L’indagine sembra dimostrare come a Sunnyvale vogliano essere pronti, sviluppando da subito – e correttamente – nuovi servizi ad hoc per l’utenza dei voli aerei. La ricerca commissionata da Yahoo ha così evidenziato una inaspettata tendenza.

Posta l’affidabilità dei risultati ottenuti da Harris Interactive, il 74% degli statunitensi non desidera né ascoltare le conversazioni del vicino di posto né parlare al telefono sapendo di essere ascoltato da così tante persone. In molti sarebbero favorevoli alla creazione di zone dell’aereo appositamente studiate per chi vuole parlare al telefono, in modo da non disturbare il resto dei passeggeri. Ma se la voce sembra riscuotere poco successo, altro discorso ovviamente va fatto per il traffico dati. Navigazione, email e sms sarebbero infatti molto graditi anche in aereo durante i voli. In particolare, nel segmento 35 – 44 anni la maggioranza ha dichiarato che – se dovesse scegliere – l’email sarebbe senz’altro il servizio più utile, mentre in quello tra i 18 e i 34 vengono prima gli sms e successivamente l’instant messaging, due funzioni ritenute maggiormente utili.

I tempi per l’arrivo dei cellulari a bordo potrebbero essere molto brevi. Salvo complicazioni, l’Europa dovrebbe adottare tale politica prima degli Stati Uniti: già 20 stati del vecchio continente avrebbero infatti dato il loro assenso alla liberalizzazione.