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L’antitrust sulle tracce di IBM

Le denunce affossate della Platform prima; le accuse soffocate della T3 poi; le indicazioni influenti della CCIA infine. Nasce così la nuova istruttoria dell'antitrust USA contro IBM per l'abuso di posizione dominante nel mercato dei mainframe

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IBM controlla il 95% delle strutture mainframe per il contesto business delle 1000 aziende più importanti degli USA, comparto che vale per il 25% delle entrate annuali del gruppo. Quello che è un dato di fatto espresso dal mercato, però, potrebbe essere conseguenza di un abuso di posizione dominante da parte dell’azienda, la quale si troverà ora a dover far fronte alle accuse che hanno spinto l’antitrust statunitense ad aprire un’indagine sulle condotte di “Big Blue”.

L’accusa giunge dalla Computer and Communications Industry Association (CCIA), un agglomerato di grandi aziende che portano avanti con particolare influenza la propria azione di lobby in cause antitrust. Una volta segnalate le incongruenze del mercato, l’antitrust ha deciso di avviare la propria istruttoria inviando comunicazione alle parti coinvolte. L’influenza della CCIA è diretta conseguenza della somma dei nomi che ne reggono le attività: da Microsoft a Google, da Oracle a Fujitsu, fino a Yahoo, T-Mobile, eBay o Red Hat.

Tra i gruppi chiamati a testimoniare dall’antitrust v’è anche la T3, azienda che aveva recentemente tentato di sfidare IBM in tribunale per la condotta monopolistica praticata, ma il giudice aveva inizialmente rifiutato di considerare le accuse. Il tutto viene ora rispolverato sulla scia della segnalazione della CCIA e l’appello della T3 potrebbe pertanto unirsi alla causa in atto. Definitivamente affossata, invece, la posizione della Platform, piccola azienda che aveva iniziato a raccogliere favori nel settore, che si era vista negare la licenza del software da parte di IBM e che alla fin fine è stata assorbita da Big Blue per un controvalore di 150 milioni di dollari.

Il problema con IBM è specificatamente relativo, così come per il caso Platform, alla mancata concessione in licenza dei software, il che avrebbe spinto fuori dal mercato il piccolo concorrente impedendovi nei fatti di occupare nuove fette di mercato. IBM respinge ogni accusa in merito ritenendo lecito un comportamento atto alla difesa della proprietà intellettuale e degli investimenti del gruppo. IBM ha annunciato massima collaborazione con gli inquirenti, ma dovrà mettere in conto anche indagini provenienti dalla Commissione Europea: il caso è stato segnalato infatti anche alle istituzioni del vecchio continente, ove la posizione di IBM verrà presumibilmente vagliata al pari di quanto operato negli States.