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Le tecnologia self-driving di Uber sulle Toyota?

Emergono indiscrezioni sul possibile impiego della tecnologia di guida autonoma sviluppata dal team di Uber su un minivan commercializzato da Toyota.

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L’impegno di Uber per quanto concerne il sempre più vivace ambito della guida autonoma prosegue ormai da diversi anni, non senza difficoltà, una fra tutte la lunga causa legale con Waymo per la paternità della tecnologia impiegata. Oggi arrivano dalla testata giapponese Nikkei alcune indiscrezioni che vorrebbero il gruppo intenzionato a fornire il sistema sviluppato ad automaker di terze parti.

Tra queste ci sarebbe Toyota. Al momento utilizzare il condizionale è d’obbligo, poiché dalle parti in causa non sono giunte informazioni né smentite in via ufficiale. Le due aziende avrebbero comunque già avviato le trattative con l’obiettivo comune di finalizzare l’operazione. L’obiettivo, per l’automaker, sarebbe quello di includere il sistema sviluppato da Uber all’interno di un minivan da destinare al mercato entro i prossimi anni. A rafforzare l’ipotesi un recente incontro fra Gill Pratt (CEO di Toyota Research Institute) e Dara Khosrowshahi (numero uno del colosso di ride sharing) andato in scena presso il centro di ricerca e sviluppo di Uber a Pittsburgh.

Nel territorio della guida autonoma le partnership tra aziende specializzate nella realizzazione della tecnologia di bordo e automaker con alle spalle una lunga esperienza nella costruzione dei veicoli saranno sempre più frequenti. Lo ha fatto Waymo (Google-Alphabet) con Fiat Chrysler Automobiles e la stessa Uber ha già accordi sia con Volvo sia con Daimler per un impiego destinato al ride sharing.

La stessa Toyota da tempo è al lavoro su un sistema dedicato alle self-driving car, ma con una collaborazione di questo tipo potrebbe accelerare i tempi rimanendo al passo con la concorrenza, pronta a giocare un ruolo da protagonista nella prossima evoluzione della mobilità che entro pochi anni vedrà nella guida autonoma un punto focale, sempre più intelligente e sempre più vicina.

Fonte: Nikkei • Via: TechCrunch