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Leonardo, il robot che cammina, salta e vola

I ricercatori alla Northeastern University hanno costruito un robot che cammina e salta gli ostacoli volando per brevi distanze.

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Di solito i robot camminano oppure riescono a volare, come i droni: Leonardo, il nuovo robot sviluppato dai ricercatori della Northeastern University, può fare tutte e due le cose. Camminare sulle due sottili gambe, ma anche saltare e volare per brevi distanze con l’obiettivo di evitare gli ostacoli che si parano davanti al suo percorso.

Leonardo sta per “LEg ON Aerial Robotic DrOne”, davvero tanta fantasia per un acronimo che praticamente non lo è. In piedi misura circa 0,8 metri, è molto particolare perché assume una posizione da “pollo” e cammina proprio come questo animale. Il materiale di cui è costituito è la fibra di carbonio, per donare stabilità e leggerezza, infatti pesa circa 2,7 chili.

Leonardo ha però anche due propulsori ai lati, abbastanza potenti da fargli spiccare il volo. Non è manovrabile in aria come un normale drone, ma non è questo l’obiettivo che si sono prefissati i ricercatori. I propulsori sono progettati per fornire più tempo di volo dopo un salto, il che permette al robot di saltare oltre gli ostacoli e atterrare in sicurezza dall’altra parte.

L’idea non è quella di creare un quadricottero, ma di avere una macchina in grado di sfruttare le proprie gambe e i propulsori per migliorare la sua capacità di salto“, ha spiegato Alireza Ramezani, capo ricercatore del progetto. Questo sistema di propulsori serve anche a mantenere stabile il robot: è particolarmente difficile, infatti, mantenere in equilibrio un robot bipede ed evitare così cadute soprattutto se si trova su terreni sconnessi.

Del resto gli incredibili robot Atlas di Boston Dynamics solo cinque anni fa barcollavano, ora li si può vedere mentre fanno jogging nei boschi o mentre fanno capriole. Leonardo non è di certo il primo della sua categoria, ma potrebbe in futuro, almeno con ulteriori ricerche e sviluppi, essere usato anche per l’esplorazione su altri pianeti.

Fonte: Northeastern University • Immagine: monsitj via iStock