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Tessuto autoregolante, il futuro che si indossa

Alcuni ricercatori del Maryland hanno inventato il primo tessuto autoregolante, in grado di riscaldarsi o raffreddarsi in base alla temperatura esterna.

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Non c’è niente di così scomodo come una maglietta impregnata di sudore, oppure di sentirsi troppo poco coperti durante le giornate in cui il clima è troppo rigido. Per decenni, i produttori di abbigliamento sportivo hanno tentato di correre ai ripari, realizzando tessuti con proprietà termiche in grado di mantenere freschi i maratoneti o caldi gli escursionisti. Ma adesso gli scienziati hanno sviluppato quello che affermano essere il primo tessuto che cambia automaticamente la sua struttura in risposta alle condizioni esterne, rilasciando più calore all’aumentare della temperatura e dell’umidità (o, viceversa, trattenendolo via via che la temperatura scende).

Alcuni ricercatori dell’Università del Maryland, guidati da YuHuang Wang e Ouyang Min, hanno costruito questo tessuto autoregolante: in sostanza, quando il microambiente tra la pelle di una persona e l’indumento cambia, il filato sintetico si restringe o si espande per rilasciare o mantenere il calore.

I nostri corpi assorbono e rilasciano calore principalmente attraverso la radiazione infrarossa. Di solito, nei mesi invernali, si indossano tessuti che catturano energia, per poi passare a materiale più traspirante quando arriva il caldo e l’umidità (così da poter rilasciare tale energia). Ma con i tempi che corrono, dove non c’è una sempre più netta distinzione tra estate e inverno, si può passare in ogni momento da un treno affollato e con una temperatura troppo alta a un ufficio dove i climatizzatori sparano aria fredda. I ricercatori che lavorano sul nuovo tessuto hanno pensato, quindi, che un singolo indumento che si adatti a diverse situazioni possa risultare più pratico e confortevole.

Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che il tessuto possa essere messo in commercio ma, secondo il team, i materiali utilizzati per la fibra di base sono facilmente reperibili.

Fonte: ScienceDaily • Immagine: Pixabay