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Nasa: sulla Luna torneranno (prima) i robot

Commercial Lunar Payload Services è il programma (della Nasa ma insieme ai privati) che aprirà davvero la strada a una nuova epopea lunare.

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Poche settimane fa la Nasa ha presentato il programma che riporterà l’uomo sulla Luna. Artemis è stato fortemente voluto dal presidente Donald Trump. Oltre alla guerra commerciale, il “commander in chief” ha intavolato con la Cina anche una nuova corsa al satellite su cui gli Stati Uniti sono sbarcati per primi e unici (limitandoci agli esseri umani) il 20 luglio del 1969, cinquant’anni fa. Dopo i 12 uomini che hanno posato lo scarpone sulla superficie lunare, sarà il turno della prima donna. Non a caso il nuovo programma è stato battezzato Artemis, la gemella di Apollo, il dio greco che dette il nome alle missioni degli anni Sessanta. Prima degli uomini, però, sulla Luna torneranno i robot. E lo faranno molto presto.

Non che ne siano mancati, di lander e rover, sulla Luna: dal Lunokhod 2 sovietico del 1973 a quelli delle missioni cinesi Chang’è, avviate nel 2013, che sono anche riuscite negli ultimi tempi a portare un lander sul lato nascosto del satellite, segnando un traguardo essenziale. Adesso, però, il loro ruolo rischia di essere parzialmente diverso: nel settembre dell’anno prossimo un nuovo veicolo si poserà sul terreno della musa di scrittori e creativi di tutti i tempi. E non sarà di proprietà della Nasa ma di una compagnia privata, in ossequio al nuovo corso dato all’agenzia spaziale Usa dall’amministratore capo Jim Bridenstine. Sarà il primo di un nuovo programma, propedeutico al ritorno dell’uomo sulla Luna, battezzato Clps, cioè “Commercial Lunar Payload Services”. I primi mezzi dovranno servire a fondare un nuovo tipo di “economia lunare” che, proprio come già accade a pieno ritmo con l’orbita terrestre bassa, veda alternarsi Nasa e compagnie private nel trasporto di merci, strumenti scientifici e altri materiali sul satellite. Oltre, in prospettiva, agli uomini.

Lo scorso novembre il programma ha selezionato nove società, incaricandole di iniziare a lavorare su nuovi modelli di lander lunari in grado di scaricare sulla Luna esperimenti e carichi di vario tipo. Tre sono pronti a partire, visto che la Nasa ha annunciato i gruppi che dal prossimo autunno inizieranno i trasporti scientifici. Le altre sei rimangono a disposizione per ulteriori necessità che senz’altro verranno calendarizzate nei prossimi anni. Il Clps fa parte a tutti gli effetti di Artemis e ne costituisce un tassello essenziale: il primo, quello del “dietro le quinte”, del lavoro sporco da cui si capirà se i tempi per il ritorno dell’uomo potranno essere davvero rispettati. Mike Pence, il vicepresidente Usa, ha spiegato lo scorso marzo che gli americani torneranno “ad ogni costo” sulla Luna entro la fine del 2024.

Ma quali sono queste compagnie? Si parte dalla Orbit Beyond di Edison, nel New Jersey, che ha ricevuto 97 milioni di euro per cercare di traghettare quattro carichi su Mare Imbrium, una spianata lavica in uno dei crateri lunari, entro il settembre del 2020. Cioè domani mattina, considerando i tempi per questo genere di sofisticate operazioni. La Astrobotic di Pittsburgh, invece, ha incassato 79,5 milioni di dollari per un programma da 14 missioni verso il Lacus Mortis, un grosso cratere nel lato visibile del satellite, entro il luglio 2021. Ancora: la Intuitive Machine di Houston ha ricevuto 77 milioni per cinque carichi da recapitare sull’Oceanus procellarum, un antico e misterioso cratere, uno dei più grandi del sistema solare, sempre entro la stessa data.

Gli investimenti privati sono la chiave che la Nasa di Bridenstine (e di Trump, che lo ha voluto e difeso al vertice della Nasa) ha individuato per accelerare il ritorno sul satellite e guardare magari, poco oltre, a Marte. Non solo Russia, Cina e Stati Uniti. Sulla Luna potrebbero presto arrivare lander e robottini di altri Paesi fra cui il Canada: Justin Trudeau ha di recente testato un rover chiamato Juno 6, sperimentato sui vulcani hawaiani, insieme all’astronauta Jennifer Sidey-Gibbons.

Le parole di Seamus Tohy, direttore della Draper, una delle società selezionate ma non fra le tre finaliste col proprio lander Artemis 7, danno l’idea dell’importanza del Clps: “Penso all’esplorazione dei territori occidentali statunitensi – ha detto l’esperto – all’inizio poche persone partivano per proprio conto ma quando la ferrovia transcontinentale è stata ultimata, lo sviluppo è esploso. Questo è più o meno ciò di cui parliamo rispetto al Clps, quando entrerà a regime”. Immagine in effetti azzeccata.

I veicoli che arriveranno presto sulla superficie saranno diversi rispetto a quelli del passato. Anzitutto, con capacità di carico molto più basse. Il che, ancora una volta, dà il senso della loro utilità, legata alla frequenza dei voli e alla tipologia dei materiali. Qualche decina o centinaia di chili: non abbastanza, ovviamente, per un equipaggio di donne e uomini e per la sua strumentazione ma sufficiente per una serie di esperimenti. Questi lander, infatti, avranno in pancia dei rover, cioè dei robottini in grado di muoversi sulla superficie. Sarà il caso del mezzo di Orbit Beyon, che raggiungerà il satellite grazie a un razzo Falcon 9 della SpaceX di Elon Musk a settembre 2020 e appunto una volta a destinazione sguinzaglierà una macchina simile al Sojourner usato per la missione Mars Pathfinder. Così sarà per Astrobotic che dispone di diversi prototipi con variabili capacità di carico: Peregrine (da 90 a 270 chili) e Griffin (500 chili). Porteranno sulla luna strumenti di alcuni clienti che si sono già prenotati come Astroscale, specializzata nella “pulizia spaziale”, o Dhl Moonbox, grazie alla quale potremo spedire piccoli oggetti sulla Luna. Ma molte altre, anche estranee a questo programma, promettono di decollare presto con un carico di simili strumenti: è il caso di Moon Express, che sempre nel 2020 ha messo in calendario il proprio primo sbarco del lander modulare Mx-1, in grado di cambiare forma e volumi di missione in missione, in base al carico da trasportare. Arrivando fino a 500 chili di peso. C’è da scommettere che ci sarà un traffico infernale, in quei mesi.

Economie di scala, riutilizzabilità, andata e ritorno. Ora per le merci, domani per gli uomini: questo è il senso della nuova corsa allo Spazio. Una corsa che si fa sempre più rapida, visto che questi nuovi robot lunari sono stati e saranno sviluppati in tempi incomparabilmente più brevi rispetto al passato: “Ciò che stiamo facendo è molto complesso, specialmente a questi ritmi – ha spiegato Thomas Zarbuchen, direttore dello Science Mission Directorate, interfaccia interna con le compagnie del nuovo programma – ma siamo fiduciosi, la storia ha dimostrato che magari potranno volerci due tentativi per avere successo”.

I primi 12 esperimenti sono già stati selezionati: spazieranno dallo studio delle radiazioni sulla superficie della Luna alla composizione e alle qualità della regolite, anche con foto tridimensionali, fino all’analisi della quantità di idrogeno e acqua allo studio di atmosfera e campo magnetico lunari e ai test sui pannelli solari: quelle del Clps sono missioni che apriranno davvero la strada a una nuova epopea lunare preparando lo sbarco di mezzi più sofisticati e soprattutto dei prossimi astronauti.