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Apple Card: niente acquisto di criptovalute

Apple Card, la carta di credito di Apple e Goldman Sachs, non potrà essere utilizzata per acquistare criptovalute e alcuni altri prodotti intangibili.

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Apple Card, la carta di credito virtuale e fisica che Apple lancerà fra pochi giorni negli Stati Uniti, non potrà essere impiegata per acquistare criptovalute. È quanto rendono noto TechCrunch e Reuters, nell’analizzare i termini del servizio previsti dal gruppo di Cupertino per i suoi clienti. A quanto pare, vi saranno delle restrizioni su alcune tipologie di acquisti.

Apple Card, realizzata in collaborazione con Goldman Sachs, non potrà infatti essere usata per pagare alcuni prodotti intangibili, tra cui i biglietti della lotteria, chip e crediti al casinò, moneta virtuale, moneta estera e traveler’s cheque.

Secondo quanto confermato da Reuters, sarebbe stata la stessa Goldman Sachs a imporre queste limitazioni, con una nota disponibile sul suo sito ufficiale. Per quanto riguarda le criptomonete, così come sottolinea TechCrunch, è molto probabile che le due società vogliano evitare i problemi correlati all’estrema fluttuazione del valore di queste valute, considerando come Apple Card garantisca molti benefici e un payback immediato agli utenti.

La carta di credito di Apple, integrata in Apple Pay oppure tramite un’apposita tessera di titanio, prevede infatti un ritorno immediato del 2% su qualsiasi acquisto tramite smartphone, il 3% sui prodotti di Apple Store e l’1% per i pagamenti con tessera. Ancora, non vi sono penali né sanzioni per eventuali saldi in ritardo.

Così come già accennato, Apple Card verrà lanciata negli Stati Uniti fra pochissimi giorni, mentre non è noto quando avverrà lo sbarco ufficiale in Europa. Il funzionamento delle carte di credito nel Vecchio Continente, soprattutto sul fronte degli interessi e degli eventuali programmi di payback, è infatti abbastanza differente da quello statunitense ed è soggetto a differenti normative. Il gruppo californiano ha comunque intenzione di espandere il progetto in altre nazioni entro il 2020.