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Netflix ribadisce: niente advertising

Netflix ribadisce il proprio rifiuto alla pubblicità: è quanto ha sottolineato il CEO Reed Hastings, a margine degli ultimi risultati fiscali.

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Netflix non cambia idea, nonostante alcune pressioni da parte degli investitori. È quanto ha ribadito Reed Hasting, il CEO dell’azienda, a margine della presentazione dei dati fiscali del Q4. La società non adotterà nessun modello di business basato sull’advertising, allo scopo di rendere più estese le entrate.

Si è parlato a lungo, nel corso degli ultimi mesi, della possibile introduzione da parte di Netflix di un modello di distribuzione basato sulla pubblicità. Le indiscrezioni si sono susseguite con una certa regolarità, in particolare con l’apparizione sul mercato di nuovi competitor come Disney+ e Apple TV+, tuttavia Hastings ha voluto smentire questa ipotesi. Entrare nel mercato pubblicitario richiederebbe al gruppo enormi investimenti – non ci sono “soldi facili”, così come il CEO ha ribadito – senza certezza di successo, poiché settore già abitato da player molto forti.

Google, Facebook e Amazon sono tremendamente potenti nell’advertising online, poiché integrano moltissimi dati dalle più svariate fonti. Vi è un costo di business per fare tutto ciò, ma rende la pubblicità più orientata al target ed effettiva. Quindi credo che questi tre attori otterranno il massimo dal business della pubblicità online. […] Crediamo che sarà con il nostro modello di business che raggiungeremo più entrate, maggiori profitti e un più esteso market cap, poiché non ci esponiamo a qualcosa per cui siamo strategicamente svantaggiati – ovvero la pubblicità online – rispetto a questi tre attori.

Hastings ritiene “abbastanza difficile” riuscire a sottrarre una fetta di quelle risorse pubblicitarie ai tre big di mercato, quindi non vede una simile scommessa come vincente. Per questa ragione, Netflix continuerà a puntare sul suo modello classico:

Ci affidiamo a un modello di business molto più semplice, focalizzato sullo streaming e sul gradimento dei clienti.

Ancora, entrare nel mercato pubblicitario potrebbe esporre la piattaforma di streaming alle polemiche che stanno coinvolgendo altre compagnie, relative alla privacy degli utenti e al tracking delle loro attività, sempre più considerato invasivo:

Non raccogliamo nessuna informazione sugli utenti. Ci focalizziamo semplicemente sul rendere i nostri membri felici.