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L’App Immuni arriva a maggio. Ultimi nodi da sciogliere

Il commissario straordinario l'emergenza COVID-19 Domenico Arcuri conferma che l'app Immuni arriverà a maggio, ma ci sono ancora dei nodi da sciogliere.

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Che fine ha fatto l’app Immuni? Ce lo siamo chiesti in molti in questi giorni, soprattutto dopo che il premier Giuseppe Conte si è ben guardato dal menzionare l’app per il contact tracing nella conferenza stampa del 26 aprile scorso, quando ha illustrato i primi passi della cosiddetta fase 2, quella della convivenza col coronavirus.

L’app Immuni sarà uno degli strumenti messi a disposizione dei cittadini in quella che sarà una lunga fase con piccoli focolai sparsi per il Paese da tenere tempestivamente sotto controllo. Oggi, dopo giorni di silenzio su Immuni, il commissario straordinario l’emergenza COVID-19 Domenico Arcuri ha fornito qualche aggiornamento sull’app Immuni, rivelando però che uno dei nodi centrali non sembra ancora sciolto: dove verranno conservati i dati degli utenti?

Nei giorni scorsi sembrava ormai certo che l’Italia avesse aderito al modello di Google e Apple – il codice univoco viene generato dallo smartphone e lì conservato insieme a quegli degli utenti con cui si è entrati in contatto nelle ultime due settimane – ma oggi Arcuri ha precisato che “non è stato ancora deciso se i dati raccolti dalla App per il contact tracing saranno conservati sui device dei cittadini o su un server pubblico“.

Arcuri spiega che i dati sarebbero criptati e che nulla cambierebbe nella tutela della privacy dei cittadini che decideranno di utilizzare l’app Immuni, ma questo non è propriamente vero. Se non si aderirà al modello proposto da Apple e Google, che prevede il trasferimento di una parte dei dati su un server solo in caso di positività dell’utente così da permettere l’invio delle notifiche, gli utenti si troveranno davanti non un problema di privacy, ma una reale difficoltà di utilizzo dell’app Immuni, che potrebbe non funzionare in background.

Se questo punto deve essere ancora chiarito, sembrano invece certi i parametri per lo scambio dei codici univoci tra smartphone. Il raggio d’azione avrà un massimo di circa due metri, secondo le capacità della tecnologia Bluetooth Low Energy usata per questo scambio di informazioni, e il tempo minimo di contatto è stato fissato in 15 minuti:

L’App per il contact tracing farà scattare l’alert quando ad esempio il signor Rossi avrà avuto un contatto stretto per più di 15 minuti con una persona positiva. Gli scienziati ci dicono che il tempo minimo certo per essere a rischio contagio è di 15 minuti, la distanza di rischio tra un metro e due metri, ma meglio ragionare sui due metri.

Nessun rischio, quindi, di scambio di informazioni tra dispositivi coi semplici passanti che si incontreranno inevitabilmente. Sarà necessario trovarsi nello stesso luogo con un’altra persona per almeno 15 minuti affinché avvenga lo scambio dei codici univoci.

Arcuri, pur restando sul vago, ha annunciato che l’app Immuni sarà rilasciata al pubblico nel mese di maggio, ma non è chiaro se si riuscirà a fare in tempo per il 18 maggio, giorno della prima riapertura effettiva in Italia.

A maggio l’app entrerà con le prime funzionalità, e progressivamente, in tempi ravvicinati, saranno attive anche le funzionalità più vicine al diario clinico.

Molto dipenderà anche dalle tempistiche di Apple e Google, che dovranno implementare il sistema in iOS e Android e rilasciare l’aggiornamento di sistema in tempo per rendere possibile il funzionamento dell’applicazione.