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Elon Musk indagato dalla SEC per i tweet su Dogecoin?

Secondo l'accusa, Musk avrebbe manipolato il mercato con i suoi tweet, spingendo la criptovaluta a una crescita del 300%.

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Di nuovo guai per Elon Musk. Secondo quanto riportato dal quotidiano finanziario First Squawk, il CEO di Tesla sarebbe nuovamente finito nel mirino della Security and Exchange Commission (SEC), l’ente governativo statunitense che si preoccupa di vigilare sui mercati finanziari, a causa di una presunta manipolazione del mercato delle criptovalute per i suoi commenti a favore di Dogecoin, la valuta digitale nata per scherzo nel 2013 come “meme” in onore del Doge, ma che è arrivata per un periodo ad avere un capital market di circa 2 miliardi di dollari.

In uno dei suoi recenti interventi su Twitter, Musk ha infatti definito i Dogecoin la “moneta del futuro”, spingendo questi ultimi (per chi indaga in maniera voluta), grazie alla sua influenza, a guadagnare una certa reputazione nel mondo tecnologico e in quello finanziario. In realtà il proprietario di SpaceX ha anche dichiarato che nonostante ciò le persone non dovrebbero investire i propri risparmi di una vita in criptovalute, a causa della loro volatilità, ma evidentemente per gli investigatori della SEC è un dettaglio di secondo piano rispetto alle altre dichiarazioni del manager.

Il precedente tra SEC e Elon Musk

Per Elon Musk non è la prima volta che l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori si interessi a lui. Nel 2018, infatti, venne accusato di frode in seguito a un suo annuncio relativo al progetto di privatizzare la sua società, ritirandola dalla borsa.

Un progetto che prevedeva il pagamento di 420 dollari per azione. Un’operazione che era stata definita titanica ma che secondo Musk era assolutamente fattibile in quanto i fondi per portarla a termine erano già stati trovati. Secondo le accuse del SEC, il CEO di Tesla non aveva informato il Nasdaq e aveva prodotto dichiarazioni false e fuorvianti utilizzando il suo smartphone con i mercati azionari ancora aperti.

Inoltre non aveva discusso con nessuno del contenuto della sua affermazione prima di condividerla pubblicamente con tutti su Twitter dove può contare su 22 milioni di follower. Alla fine la questione si risolse con le dimissioni di Musk da presidente di Tesla e col pagamento di una multa di 20 milioni di dollari. Vedremo, nel caso arrivassero conferme ufficiali sul’indagine, cosa accadrà questa volta.

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