Google rinvia la rimozione dei cookie da Chrome al 2023

Google ci ripensa: i cookie di terze parti usati per tracciare la navigazione web degli utenti resteranno attivi ancora due anni.

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Google ha comunicato l’intenzione di posticipare la rimozione dei cookie alla fine del 2023, ovverosia due anni dopo rispetto a quanto annunciato in precedenza. Lo scorso mese di marzo, Google aveva comunicato che non avrebbe più venduto inserzioni pubblicitarie ai propri clienti dopo aver tracciato il comportamento degli utenti sui siti, e di bloccare quindi i “cookie di terze parti” su Chrome dal 2022. Il termine ultimo per “eliminare” (o rielaborare) questa tecnologia utilizzata da anni dal settore pubblicitario per monitorare e tracciare le abitudini di navigazione sul web degli utenti e mandare quindi loro annunci mirati, si sposta quindi di un anno.

Posticipata la soluzione Privacy Sandbox

A determinare il rinvio sarebbe stata la volontà del colosso di Mountain View di studiare nuove tecnologie che tutelino sempre gli utenti, ma al contempo non danneggino sia i pubblicitari che gli editori. Evidentemente FLoC, la tecnologia progettata per Chrome proprio per sostituire i cookie di terze parti all’interno della cosiddetta Privacy Sandbox, non deve aver superato i test iniziati a marzo, o non deve aver soddisfatto appieno i progetti dell’azienda. La soluzione prevedeva di “eliminare” il problema della privacy nel marketing online, raccogliendo i dati e le informazioni relative agli utenti dei prodotti e dei servizi digitali con modalità più rispettose della protezione dei dati personali degli interessati, mediante cookie “anonimi”.

Google e UE: è di nuovo scontro

Appena pochi giorni fa, ad appena un mese e mezzo dalla multa comminata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di oltre 100 milioni di euro per violazione dell’art.102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea che vieta l’abuso di posizione dominante, Google ha ricevuto anche un avviso dalla Commissione europea per l’apertura di un’indagine formale antitrust nei suoi confronti. L’accusa è che attraverso il sistema operativo Android e l’app store Google Play, l’azienda detenga una posizione dominante che le consente di controllare l’accesso degli sviluppatori di app agli utenti finali.

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