Dopo Microsoft, anche Yahoo! ed Epic Games salutano la Cina

Secondo le aziende, l’ambiente commerciale e legale del Paese sarebbe sempre più impegnativo. Fortnite non arriverà più in Cina.

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Yahoo Inc. ha annunciato la propria decisione di ritirarsi definitivamente dalla Cina, in quanto il Paese offrirebbe un “ambiente commerciale e legale sempre più impegnativo”. “Yahoo rimane impegnata nei diritti dei suoi utenti e a favore di un Internet libero e aperto”, si legge in un comunicato della società, che poi ha voluto ringraziare tutti coloro che in questi anni hanno voluto darle il loro supporto, nonostante da tempo, ormai, diversi dei suoi servizi e il portale web fossero stati bloccati nel Paese asiatico dal Great Firewall, e risultava pertanto visibile solo attraverso l’uso di VPN.

Anche Epic col suo Fortnite saluta la Cina

Il cosiddetto Great Firewall è infatti la combinazione di azioni legislative e tecnologie applicate dalla Repubblica popolare cinese per regolamentare Internet a livello nazionale. Il suo ruolo nella censura di Internet in Cina è bloccare l’accesso a determinati siti Web stranieri e rallentare il traffico Internet transfrontaliero. L’effetto include: limitazione dell’accesso a fonti di informazioni straniere, blocco di strumenti Internet non nazionali, come per esempio Ricerca Google, Facebook, Twitter o Wikipedia, stop a determinate app mobili e richiesta alle società estere di adeguarsi alle normative nazionali.

Cosa, quest’ultima, alquanto complessa, come dimostrato dalla vicenda Fortnite. Epic aveva realizzato una versione del gioco specificatamente per la Cina, con una serie di modifiche al gameplay e alla monetizzazione, insieme a diverse grafiche dei personaggi, per soddisfare le leggi locali.

Ma ciò non è bastato, e dopo l’ulteriore stretta del Partito Comunista Cinese sui giovani e i videogame, Epic Games Inc. ha deciso anch’essa di rinunciare a commercializzare localmente il prodotto e di ritirarsi dal mercato cinese.  Yahoo ed Epic sono rispettivamente la seconda e terza grande azienda tecnologica statunitense che nelle ultime settimane hanno deciso di ridurre o chiudere le proprie operazioni in Cina, dopo LinkedIn di Microsoft, a conferma di quanto possa essere difficile per le aziende non cinesi offrire prodotti all’interno della nazione, anche se hanno un campione locale.

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