QR code per la pagina originale

Dead Island

Zombie e GDR in un'esperienza che sovverte i canoni del genere survival horror

Voto WebNews
7,8
Data di uscita

9 Settembre 2011

Giudizi
  • Giocabilità8,0
  • Grafica7,5
  • Sonoro7,5
  • Multiplayer7,5
  • Longevità8,5
Pro

Combattimenti frenetici e divertenti. Buon mix di generi. Atmosfera Romeriana riuscita. Cooperativa divertente...

Contro

...ma poco supportata. Graficamente altalenante. Missioni ripetitive e poco ispirate. Livello di difficoltà fin troppo permissivo.

Di ,

Trama

In qualsiasi contesto ludico vengano proposti, i morti viventi raramente faticano ad avere successo, soprattutto grazie a quel fascino intramontabile e dal gusto vintage che tanto piace ai videogiocatori moderni. Non è infatti un caso se, recentemente, molti publisher hanno deciso di prolungare la longevità dei loro titoli attraverso contenuti extra con antagonisti proprio gli zombie. I casi più eclatanti sono rappresentati da Red Dead Redemption: Undead Nightmare e Borderlands: Zombie Island of Dr. Ned, i cui concept originali sono ben distanti da quelle che sono le tipiche situazioni da zombie, ma che seguono i dettami del business. In un periodo di grande inflazione come questo, ha voluto essere della partita anche Techland con il nuovo Dead Island.

La struttura narrativa del titolo pesca a piene mani dalla cinematografia horror di matrice Romeriana che, invece di ricercare sceneggiature profonde e personaggi carismatici, focalizza l’attenzione sulle atmosfere e le ambientazioni tipiche del mondo horror. Come da copione, il teatro che dà luogo alle mattanze a base di morti viventi in Dead Island è una fittizia isola tropicale, sulla quale si diffonde una misteriosa epidemia che trasforma tutti gli abitanti e i vacanzieri in zombie. Per i pochi superstiti rimasti l’unica speranza di sopravvivenza è in mano ai quattro protagonisti, che si riveleranno essere portatori sani del virus e, quindi, immuni ai suoi nefasti effetti.

L’avventura prende il via con la scelta di uno dei quattro personaggi principali, caratterizzati da un background narrativo ma, soprattutto, da abilità differenti, accostabili alle canoniche classi del GDR. Il giocatore potrà scegliere fra Xian Mei, un’ agente speciale sotto copertura, abile con le armi affilate; Sam B, un deejay la cui carriera è giunta al tramonto ed è efficiente con le armi ad impatto; Purna, una ex ufficiale di polizia e ora guardia del corpo di persone facoltose, specializzata nelle armi da fuoco e, infine, Logan, un ex rugbista famoso ed esperto nelle armi da lancio.

L’ecosistema ludico di Dead Island è piuttosto ibrido e sfaccettato, e lo si potrebbe considerare un survival horror in soggettiva con una marcata presenza di elementi GDR e un mondo di gioco completamente aperto ed esplorabile. Come insegna il manuale del buon gioco di ruolo, il giocatore, una volta selezionato il proprio personaggio, dovrà peregrinare in lungo e in largo per tutta l’isola, cercando di aiutare i superstiti rintanati nei loro rifugi di fortuna a sopravvivere nell’attesa che arrivino i soccorsi. Missioni principali e secondarie saranno legate a doppio filo e a fatica, almeno nelle battute iniziale, si nota la differenza, vista la marcata frammentarietà (o quasi assenza) di un filo conduttore narrrativo che guida gli obiettivi principali.

Anche l’originalità stenta ad arrivare, e si tratterà principalmente di scovare oggetti o eliminare zombie, per poi far rapporto al mandante e riscuotere la ricompensa concordata. Tuttavia, la situazione migliora leggermente con il proseguire dell’avventura, a pari passo con il livello di difficoltà, che presenta una parabola crescente senza mai però toccare picchi elevati o fasi di gioco particolarmente frustranti. Ad allietare le morti, che comunque arriveranno, è la sola penalizzazione in denaro con immediata rigenerazione nello stesso punto della dipartita, il che non scoraggia eccessivamente e dona una sensazione di pseudo immortalità al giocatore. Non si tratta propriamente di un difetto, ma indiscutibilmente il livello di sfida non è molto stimolante.

Svolgendo le quest e falcidiando non morti si accumuleranno i classici punti esperienza, che saranno fondamentali per incrementare il livello ed apprendere le abilità. Queste ultime sono poste su tre alberi di crescita separati ed impermeabili: Furia, lo schema di crescita relativo all’attacco speciale a tempo, attivabile solo una volta ricaricato l’indicatore apposito; Combattimento, dove si possono migliorare le capacità del personaggio nell’utilizzo delle armi di cui è esperto; e Sopravvivenza, in cui si sviluppano le abilità strettamente difensive e relative alla cura.

Se anche nella abilità Dead Island manca un po’ di originalità, profondità e varietà, Techland ha ben pensato di proporre un sistema di crafting simile a quello apprezzato nell’action survival horror Dead Rising 2, che premiasse ed invogliasse l’esplorazione, donando al contempo un aspetto più creativo ed estetico alla personalizzazione del personaggio.

Infatti sull’isola sono presenti molti progetti che, se scovati, danno la possibilità di fabbricare armi speciali attraverso gli oggetti e le armi semplici recuperate durante gli scontri. Molti sono infatti gli arnesi che si possono trovare, utili per combattere nell’immediato come martelli, coltelli da cucina, falcetti e manici di scopa, ma anche nastri adesivi, batterie elettriche, pezzi di metallo o cavi che, se uniti al giusto manufatto, possono dare vita a strumenti di morte eccezionali.

Oltre ad oggetti ed esperienza, è importante accumulare anche del denaro, sempre recuperabile setacciando ogni anfratto dell’isola o compiendo le più differenti missioni, il cui utilizzo è fondamentalmente nel creare armi speciali, ma anche nella riparazione e nel potenziamento. Ogni oggetto bellico, semplice o speciale che sia, presenta quattro livelli di efficacia e può essere incrementato pagandone il prezzo di upgrade, previa riparazione. Sull’isola sono presenti anche alcuni abitanti che faranno compravendita, ma vista la grande quantità di materiale reperibile, difficilmente sarà particolarmente conveniente fare acquisti, tutt’al più potrebbero essere utili per vendere strumenti in esubero nel vostro inventario.

L’aspetto ruolistico di Dead Island si lega molto bene alla sua natura survival horror, mostrando i muscoli proprio nell’enfatizzare la precarietà delle armi, che, dopo pochi colpi, saranno inutilizzabili, e l’umanità dei personaggi, che non saranno in grado di assestare troppi colpi ininterrottamente, ma dovranno fermarsi per prendere fiato: raffigurato ludicamente dalla barra della stamina che indica la resistenza del protagonista. Anche se gli zombie saranno sempre alle calcagna, la paura non giunge mai veramente, nemmeno nelle fasi di gioco al chiuso o in ambienti cupi e lugubri, tuttavia l’affresco horror è stato tinteggiato alla perfezione e l’isola, con tutti i suoi abitanti zombie, rappresenta senza remore il protagonista indiscusso di Dead Island.

Degno di nota è anche l’aspetto FPS, ennesimo volto di questo sfaccettato prodotto, evidente soprattutto se sceglierete il personaggio di Purna (abile con le armi da fuoco). Anche se pure in questo contesto la precarietà viene messa in risalto dall’esigua quantità di munizioni a disposizione, impugnando un’arma da fuoco il gioco acquisisce un aspetto leggermente differente, che dona una nuova identità secondaria al titolo.

Senza sfoggiare un comparto tecnico all’avanguardia, Dead Island riesce a regalare una buona visione d’insieme, soprattutto per quanto riguarda il resort, senza ombra di dubbio il fiore all’occhiello dell’intera produzione tecnica. La situazione cambia invece quando l’avventura si sposta nelle location con predominanza di ambienti al chiuso, dove stanze e corridoi poco ispirati e disadorni la fanno inesorabilmente da padrone. Un po’ debole e sottotono anche l’effettistica e il comparto luci, che avrebbe meritato una maggiore attenzione vista la natura horror del titolo.

Ottimo il lavoro grafico di smembramento degli zombie, il cui corpo decomposto reagisce a seconda dell’entità del colpo subito, mostrando parti rotte, mutilate o spellate su più livelli. L’interazione con l’ambiente circostante è quasi assente, segno che la gestione della fisica si è concentrata essenzialmente sui corpi. Per quanto riguarda il comparto sonoro, risulta buono il doppiaggio in lingua inglese (con sottotitoli in italiano), così come la campionatura ambientale.

Uno dei punti forti dell’offerta di Dead Island è sicuramente la cooperativa online, nella quale sarà possibile prendere parte a delle simpatiche mattanze di zombie fino a quattro giocatori. Tuttavia, la modalità non è stata molto supportata, in quanto, per accedere al multiplayer, non è presente alcun sistema di matchmaking e la condizione necessaria per prendere parte ad una cooperativa sarà l’essere nelle vicinanze di un compagno che sia però di livello uguale o inferiore, sia di personaggio che nel proseguo dell’avventura.

Inoltre, a non stimolare questa modalità di gioco è il fatto che sia le missioni che il contesto ludico rimangono identici all’esperienza di gioco in singolo, a parte il fatto che fare a pezzi i morti viventi in compagnia è dannatamente più divertente. L’assenza di altre modalità multiplayer non si fa sentire, visto la grande mole di ore che il gioco riesce a garantire grazia alla sua sola campagna.

Di giochi sugli zombie ce ne sono davvero molti e anche di più ispirati, ma Dead Island è riuscito nel difficile tentativo di confezionare un’esperienza videoludica ibrida, in grado di amalgamare al meglio tutti gli ingredienti, senza mai decontestualizzare la sua vera natura. Elementi ruolistici come il crafting e la crescita del personaggio, seppur non a livello di GDR più complessi, si sposano alla perfezione con il contesto ambientale e la precarietà del protagonista tipica degli horror di zombie.

Purtroppo la trama poco incisiva e l’assenza di missioni particolarmente ispirate tarpano le ali ad un titolo potenzialmente molto buono, che rimane comunque un’esperienza unica nel suo genere e assolutamente da provare, sia per gli amanti dei giochi di ruolo che, soprattutto, per gli amanti di morti viventi e amenità annesse.