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Il presidente Sarkozy divide il mondo digitale

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Il presidente francese è noto per la sua crociata contro il file sharing, infatti, ha annunciato nella sua campagna anti-pirateria che bloccherà l’accesso ad Internet ed email a coloro che scaricano file illegalmente. Egli ha annunciato che stipulerà un patto d’acciaio con i provider Internet, governo e proprietari dei diritti d’autore.

Il presidente definisce l’uso del file sharing come un far west, dove tutti si appropriano delle opere protette, senza osservare regole. Ci sarà un’autorità governativa indipendente che invierà dei messaggi dissuasivi a coloro che scaricano file illegalmente e che li avviserà di una possibile sospensione dell’accesso web.

A riaprire il dibattito è l’AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) che sostiene come la soluzione adottata da Sarkozy faccia sembrare i provider non più cani anti-pirateria ma come ponte, o ambasciatori, fra detentori di diritti e utenti, come già era stato affermato nel famoso Patto di Sanremo, dove il ministro Gentiloni aveva affermato che, entro il 2011, Internet deve entrare nelle case di tutti gli italiani, essendo ormai diventato il sesto potere nelle mani di 24 milioni di italiani.

Si tratterrebbe, secondo il Ministro, di creare una sorta di autoregolamentazione del settore senza ricorrere a soluzioni regolative anacronistiche, pensate in passato, per la stampa e non più attuali.

Secondo l’AIIP, il progetto di Sarkozy creerebbe uno strumento di autoregolamentazione in sintonia con il Patto di Sanremo su citato, ma violerebbe, anche in parte, la libertà digitale degli utenti ed in molti casi la stessa privacy.

Ogni paese ha la sua ricetta contro il P2P, in Canada gli autori riuniti in SAC (Songwriter associations of Canada) chiedono di recuperare le perdite del P2P direttamente dagli ISP, mentre negli Stati Uniti si vuole inasprire la legislazione vigente (DMCA) con l’IP PRO ACT che prevede una serie di misure:

  • multe ancora superiori rispetto a quelle già comminate;
  • la cancellazione della condizione per cui chi infrange il copyright distribuendo materiale del valore di oltre 1.000 dollari venga considerato un criminale vero e proprio solo dopo aver distribuito 10 lavori protetti in 180 giorni;
  • una possibilità ancora più estesa di sequestrare e mettere all’asta qualunque componente hardware sia stato usato per “facilitare” un crimine contro la proprietà intellettuale online.

Ogni paese ha le sue misure e nel frattempo gli utenti spalleggiati dalla EFF (Electronic Frontier Foundation) mettono alla graticola le misure anti p2p che rallentano le navigazioni inviando pacchetti di dati avvelenati, come è avvenuto in America dove il noto provider Comcast è stato accusato di filtrare le navigazioni, impedendo il traffico P2P e compromettendo con ciò anche la navigazione di coloro che non usano la rete P2P.

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