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La Commissione Europea richiama l’AGCOM

La Commissione Europea ha inviato una lettera aperta all'AGCOM, cofirmata da Viviane Reding e Neelie Kroes, chiedendo all'autorità garante italiana di agire proattivamente per monitorare le proposte di Telecom Italia e la situazione della concorrenza

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Una lettera aperta è stata inviata dalla Commissione Europea all’AGCOM italiana. Obiettivo della missiva è la puntualizzazione degli impegni dell’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), ricordando all’authority il modo corretto di portare avanti i lavori di controllo sul mercato delle comunicazioni. L’intera lettera gira attorno ad un punto fisso: il rapporto tra la rete e l’incumbent. La Commissione, infatti, intende precisare come ogni azione sul tema vada ampiamente ed apertamente discussa, riferita alle autorità europee ed inoltre posta in essere nel pieno rispetto delle opportunità dei provider concorrenti a Telecom Italia.

Con un obiettivo preciso, indicato a chiare lettere nel titolo della comunicazione ufficiale: «la Commissione invita l’autorità italiana di regolamentazione delle telecomunicazioni a garantire che le nuove disposizioni di separazione per Telecom Italia e gli impegni di Telecom Italia da essa approvati promuovano l’effettiva concorrenza e non la mettano a repentaglio». Un richiamo, peraltro, reiterato dopo le prime indicazioni su Open Access già recapitate all’authority italiana lo scorso Aprile.

«È fondamentale che l’autorità italiana di regolamentazione delle telecomunicazioni AGCOM consideri gli impegni assunti da Telecom Italia come rimedi regolamentari e abbia consultato la Commissione e altre autorità di regolamentazione su tali rimedi in modo trasparente. Osservo che anche altre autorità di regolamentazione […] sono chiamate a valutare gli impegni proposti dall’operatore storico. Tali impegni costituiscono obblighi regolamentari nella misura in cui riguardano modifiche dei rimedi imposti attualmente, nuovi rimedi o il meccanismo di imposizione dell’applicazione (enforcement). Pertanto gli impegni devono essere soggetti ad una consultazione a livello sia nazionale che comunitario prima della loro adozione. Occorre inoltre garantire che tale approccio basato sugli impegni tenga conto dell’interesse degli operatori alternativi e che il loro diritto a rivolgersi all’autorità di regolamentazione AGCOM non sia ostacolato o ritardato da tali impegni».

Così Viviane Reding ha espresso il proprio monito all’autorità garante per le comunicazioni, ricalcando peraltro fedelmente quanto espresso poche ore prima nell’intervista esclusiva pubblicata su queste pagine: «Sotto le attuali regole europee per le telecomunicazioni, il legislatore nazionale può imporre la separazione funzionale […] per risolvere i colli di bottiglia persistenti nei mercati in cui i normali rimedi legislativi non hanno affrontato i fallimenti di mercato identificati dal regolatore. La Commissione Europea deve essere informata di queste decisioni prima che siano adottate dal legislatore nazionale per assicurare che la decisione dei legislatori non porti ad una distorsione della competizione nei singoli mercati europei. La Commissione deve anche essere informata su ogni proposta da parte degli incumbent per gli impegni di separazione (che possono modificare o completare altri rimedi legislativi) prima che questi piani vengano accettati».

Nel comunicato diramato dalla Commissione interviene anche Neelie Kroes, Commissario europeo per la Concorrenza: «È positivo che gli impegni di Telecom Italia siano stati notificati nel quadro dei rimedi che saranno imposti all’operatore storico. Ciò ha contribuito alla trasparenza e alla certezza del diritto in linea con l’obiettivo di assicurare un’applicazione armonizzata del quadro normativo per le telecomunicazioni in tutta l’UE. È fondamentale che AGCOM monitori strettamente e, se del caso, imponga l’osservanza di questi impegni per assicurarne l’effettiva applicazione e che l’Organo di vigilanza e l’Office of the Telecommunication Adjudicator contribuiscano rapidamente alla risoluzione di eventuali controversie a beneficio degli operatori alternativi e della concorrenza in Italia».

Dopo la disamina generale, un riassunto conclusivo che suona come un diktat:

  • «Nella sua lettera la Commissione ha affermato che eventuali modifiche degli impegni che esercitano un impatto sulla concorrenza e/o sui concorrenti di TI dovrebbero essere nuovamente soggette a consultazioni a livello nazionale e comunitario. Ha inoltre invitato AGCOM a definire il modo esatto in cui devono essere attuati gli impegni tenuto conto delle osservazioni dei terzi»: nessun aspetto degli impegni di Telecom nel senso di una maggiore apertura della Rete può passare sotto silenzio e tutto deve essere passato al vaglio della pubblica critica;
  • «La Commissione ha altresì chiesto ad AGCOM di garantire la corretta applicazione degli impegni in modo da migliorare il quadro di regolamentazione in Italia»: uno sprone all’AGCOM, per confermarne il ruolo ed imporne un impegno proattivo;
  • «Per quanto riguarda gli organi di recente costituzione (l’Organo di vigilanza e l’Office of the Telecommunication Adjudicator, OTA Italia) intesi a facilitare l’osservanza degli impegni, la Commissione ha affermato che non dovrebbero interferire in alcun modo con l’esercizio dei poteri ex officio dell’AGCOM»: nulla può prevaricare l’AGCOM, che rimane il riferimento ultimo della Commissione Europea per il controllo del mercato della comunicazione in Italia;
  • «La Commissione si è anche espressa sul trattamento regolamentare delle reti NGA in Italia e ha invitato in particolare AGCOM ad imporre un prezzo di accesso fisso per l’accesso all’infrastruttura passiva e alla fibra inattiva calcolato sulla base dei costi, a monitorare la necessità di una disaggregazione dell’accesso alla fibra e a sviluppare i rimedi specificando nel dettaglio il processo di migrazione dalla rete in rame alla rete in fibra»: l’AGCOM deve quindi farsi arbitro e rispondere alle richieste del mercato, sbloccando così l’impasse entrando in campo in prima persona. Lo chiede, direttamente, la Commissione Europea.

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