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Google, Apple e le accuse di no-poaching

Google e Apple in cima alla lista dei querelati: un patto segreto di non assunzione, per limitare gli stipendi e la mobilità dei dipendenti. Tra gli accusati anche Adobe, Intel, Intuit, Pixar e Lucasfilm.

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Google e altre tra le più potenti aziende leader nel settore dell’high-tech son accusate di aver stipulato un patto segreto di non assunzione, per non “pestarsi i piedi” a vicenda. Un accordo di no-poaching che viola alcune delle leggi antitrust: Apple, Adobe, Intel, Intuit, Pixar e Lucasfilm, insieme al motore di ricerca, sono quindi accusate di aver creato una cospirazione a livello globale, perché tutti sembrano voler raggiungere un obiettivo comune, ovvero ridurre la mobilità di dipendenti qualificati, gli stipendi e le assunzioni.

Recenti aggiornamenti da parte del giudice della Corte di San Jose riferiscono un fondamento nelle accuse di violazione di leggi antitrust tra cui lo Sherman Act e il Cartwright Act, il che respinge la richiesta di archiviazione avanzata dalle società. Google ed Apple sarebbero in cima alla lista dei querelati dai dipendenti nel mese di maggio.

Infatti, sono stati proprio gli impiegati a denunciare le società, che ora potrebbero ricevere ingenti risarcimenti. Secondo i querelanti, gli accordi risalgono al gennaio 2005, quando i dirigenti della Pixar abbozzarono i termini di un compromesso con Lucasfilm. A ruota, lo stesso anno, seguirono Apple e Adobe, nel 2006 Apple e Google, esattamente dopo che Eric Schmidt entrò a far parte del CdA della mela morsicata. Nel 2007 è la volta di Apple e Pixar, e di Google che si accorda con Intuit e Intel.

Una cronologia ben precisa, quindi, di eventi che se dovessero rivelarsi verificati potrebbero rovinare la reputazione dei vertici di Google &Co., Steve Jobs compreso. Pare che il genio visionario di Apple, infatti, abbia personalmente contattato il CEO di Palm Edward T. Colligan, proponendo un accordo illecito per fermare il reclutamento competitivo tra le società. Colligan ha poi rifiutato l’offerta, sottolineando l’illegalità del compromesso.

Ma Google si difende, sostenendo che gli accordi sono stati stipulati per favorire la concorrenza, e li ha definiti isolati: le società, quindi, erano all’oscuro degli altri patti tra i colossi. Tuttavia il giudice ha ritenuto necessario negare la richiesta di archiviazione del caso avanzata dagli imputati, quindi si avrà un processo con giuria, nel giugno del 2013.

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