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Siri, Apple si difende dalla class action

Apple ha dichiarato che le accuse dei consumatori contro le pubblicità di Siri sono il frutto di un risentimento personale

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Finito sotto l’occhio del ciclone a marzo, il software Siri, prodotto da Apple per i suoi iPhone 4S, ha causato alla società di Cupertino una serie di azioni legali di cui ora il gruppo dovrà giocoforza occuparsi per dipanare dubbi ed evitare conseguenze. L’accusa da parte della class-action contro Cupertino è quella di aver trasmesso un messaggio fuorviante e ingannevole nelle pubblicità dell’azienda.

Apple, dal canto suo, non è d’accordo con queste accuse, e sta ora lavorando per respingere le azioni legali in California, invitando i clienti, se vogliono e non sono soddisfatti di Siri, a restituire l’iPhone entro 30 giorni dall’acquisto.

Secondo Apple, infatti, nonostante i querelanti si siano lamentati delle prestazioni di Siri subito dopo l’acquisto dei loro iPhone, non hanno fatto alcuno tentativo di avvalersi della politica aziendale che permette di restituire il telefono dopo 30 giorni. Apple, quindi, sostiene che i querelanti stiano sfruttando un presunto risentimento personale sulle prestazioni del software per trasformarlo in una class action a livello nazionale.

Rimangono le opinioni dei consumatori, secondo cui le pubblicità di Apple diffondono dichiarazioni false e ingannevoli riguardo le funzionalità di Siri. Come affermato da David Jones, quando ha provato a fare domande specifiche a Siri, il software ha spesso frainteso le richieste o ha dato una risposta sbagliata. E alle sue parole fa eco Frank Fazio, secondo cui «Siri o non capiva cosa si chiedeva oppure, dopo un lungo tempo di attesa, ha dato una risposta sbagliata».

Apple, invece, sostiene che Siri sia perfetto, sebbene abbia etichettato il progetto con la parola “beta”, per indicare come si tratti di un work in progress. Proprio alcuni giorni fa Siri era salito agli onori della cronaca per alcune risposte ironiche date agli utenti alla domanda “Quale è il migliore telefono?”, risposte immediatamente modificate da Apple per evitare ogni possibile incoerenza con le politiche aziendali e i suoi prodotti.

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