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L’Europa vuole la Net Neutrality. E l’Italia?

L'UE considera inaccettabile il fatto che i carrier possano frenare servizi rivali (Skype o Whatsapp) per interesse: la Net Neutrality sia garantita.

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L’Europa grida ad alta voce la propria dichiarazione di intenti: la Net Neutrality è un tassello fondamentale ed irrinunciabile per l’istituzione di una vera concorrenzialità nel mercato delle telecomunicazioni. Dove non c’è neutralità non c’è equilibrio: dove non c’è rispetto per questo paradigma non è possibile garantire piena trasparenza e rigoroso asservimento ai principi della lecita concorrenzialità tra gli attori di mercato.

A parlarne è Neelie Kroes, la quale parte da un punto fermo: «Siamo d’accordo sul fatto che Internet sia un posto grandioso per esercitare la libertà. Un posto grandioso per innovare e per implementare nuove idee senza aver il dovere di chiedere il permesso». Neelie Kroes però avverte: la Net Neutrality è un argomento che può polarizzare le posizioni. Chi è a favore e chi è contro, per interessi ed estrazioni divergenti, rischiano di scontrarsi aspramente nel momento in cui vanno definite le regole per il futuro della Rete.

La Kroes spiega come la connettività sia al centro dell’innovazione del futuro, ma ciò è possibile soltanto se si contempla un’idea di connettività aperta, rapida ed accessibile. Per questo motivo l’Europa non può accettare le disconnessioni (come successo in Egitto o Siria durante gli scontri), così come non può però anche accettare il detrimento delle connessioni quando motivi di mercato suggeriscano alle aziende di frenare selezionati servizi a vantaggio o svantaggio di una tecnologia, un servizio o un brand.

Neelie Kroes, garante per l’Agenda Digitale europea, mette le mani avanti: inutile rendere triviale il confronto con una sfida fatta di motti e di parole vuote. L’UE intende davvero andare a fondo al problema, rifiuta ogni posizione precostituita e vuol forzare un difficile dibattito pur di trovare quell’equilibrio precario che è in grado di mettere tutti d’accordo sulla regolamentazione delle reti di nuova generazione. Quel che oggi l’UE ritiene intollerabile è però che servizi come Skype o Whatsapp, autentici frutti dell’innovazione, possano essere ostacolati da carrier che vedono in questi nomi un pericolo per le proprie attività.

Sebbene anche i carrier abbiano argomenti forti a proprio favore, il centro del focus deve rimanere sempre e comunque sull’utente: sebbene una regolamentazione sia necessaria per evitare pericolose ed illiberali deregulation, occorre giungere a definire il quadro normativo soltanto a seguito di una riflessione che consideri le esigenze dell’utenza come motore unico del dibattito.

Lo speech di Neelie Kroes ricorda come il diritto all’accesso ed il diritto alla scelta libera del proprio ISP debbono essere parti integranti della medesima riflessione, poiché la Net Neutrality può essere tale soltanto in presenza di una reale libertà di scelta da parte dell’utenza: lavorare sull’estensione delle reti e sull’annullamento del digital divide sono pertanto tasselli del medesimo mosaico. Servizi a valore aggiunto, inoltre, potranno sempre gravitare sulla rete, ma le regole che l’UE andrà a comporre non potranno non garantire performance adeguate anche in assenza di accessi “premium”.

Nuovi diritti per gli utenti e nuovi obblighi per gli ISP: maggiori garanzie, maggior salvaguardia. Parola di Neelie Kroes.

E in Italia?

In Italia la Net Neutrality è uscita da tempo dal dibattito sulle reti poiché il problema principale sembra essere più a monte: la rete di nuova generazione è oggi ancora un miraggio che pende dalle decisioni di Telecom Italia e dalle ambizioni della concorrenza. La Net Neutrality dovrà però essere giocoforza presto al centro delle riflessioni del paese nel momento in cui l’incumbent avrà fatto le proprie scelte e le istituzioni dovranno andare a regolamentare l’infrastruttura sulla quale fluiranno i bit degli italiani.

La Net Neutrality non sembra però in questo momento trovare garanti troppo forti nel Palazzo. Un nome su tutti: Antonio Catricalà. Viceministro al Ministero dello Sviluppo Economica con delega alle telecomunicazioni, sarà lui a dover impugnare per primo le regolamentazioni relative alla rete del futuro. Lo stesso Catricalà, però, in passato si è espresso in termini estremamente chiari a proposito del proprio modo di intendere la Net Neutrality. Correva l’anno 2010:

È necessario stabilire un sistema di ritorno economico dell’investimento, sull’Ngn, che superi i tabù della neutralità della rete e dell’uguaglianza d’accesso

Oggi, nel 2013, i timori di allora hanno fatto un passo avanti. Negli stessi anni, invece, la rete ha fatto non pochi passi indietro.

Fonte: Neelie Kroes • Immagine: Sebastiaan ter Burg • Notizie su: