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Blinkx e il commercio dei video

Dopo aver sviluppato una tecnologia che rileva e tramuta in testo il parlato di un video Blinkx porta sul mercato un servizio di indicizzazione, categorizzazione e ricerca di video. Il prezzo non è alla portata di tutti ma la tecnologia è al momento unica

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Invece che aprire l’ennesimo sito di sharing video, quelli di Blinkx hanno deciso di capitalizzare il vertiginoso aumento di materiale video online dando vita ad un motore di ricerca per video da vendere a chi lo vuole utilizzare.

Si tratta di uno strumento personalizzabile che punta ad essere il più efficiente nella sua categoria, facendosi forza del principio per il quale in un momento di overload informativo avere dati o contenuti è inutile se non si è anche in possesso di uno strumento che consenta agli utenti di navigare e trovare ciò che cercano rapidamente.

La tecnologia in realtà era stata inizialmente sviluppata per Blinkx stessa come spiega a PcWorld Suranga Chandratillake, CEO di Blinkx: «Abbiamo preso molta della tecnologia costruita per la ricerca video e ne abbiamo fatto una serie di componenti e infine l’abbiamo lanciata come una piattaforma». Il software è infatti disponibile sia convenzionalmente che come servizio web.

Il prodotto finale si chiama AMP (Advanced Media Platform) e consiste di quattro elementi in grado di lavorare sia separatamente che tutti assieme. Una parte del servizio gestisce il video e la sua ricerca unendo il video stesso con la parte di testo cui è abbinato; una seconda parte assolve ai compiti di community suggerendo all’utente altri video che potrebbero essere rilevanti sulla base di una valutazione derivante dai video visualizzati in precedenza; un terzo risvolto è costituito dall’attribuzione automatica ad ogni video di una categoria a partire da una tassonomia basata sui video già inclusi.

L’ultimo strumento infine è quello che ottimizza la ricerca e ciò non avviene semplicemente attraverso i metadati, ma passando in formato testo tutto ciò che viene detto nel video attraverso una tecnologia proprietaria. E proprio la tecnologia in questione è quella che fa salire più di tutte il prezzo del servizio a centinaia di migliaia di dollari.

Tanto è promettente la nuova iniziativa che Blinkx già ha siglato una serie di contratti televisivi per revenue sharing. Si tratta di dividere gli introiti provenienti dalla pubblicità contestuale dei video visibili su Blinkx.