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Cisco si adegua alle regole del software libero

Dopo essere passata alle vie legali la Free Software Foundation è riuscita ad ottenere da Cisco l'adeguamento alle regole di distribuzione del codice sorgente imposte dalla licenza GPL, propria del software usato per i suoi router wireless Linksys

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Sembrano giunti ad una soluzione ed un accordo Cisco Systems e la Free Software Foundation. Il primo ha dichiarato infatti che farà in modo che il nuovo direttore della sezione Linksys si occupi di verificare che i prodotti rispettino le linee delle licenze per il software libero usate, mentre il secondo lascerà cadere ogni accusa legale.

Così dovrebbe essere chiusa la diatriba iniziata nel 2003, quando la Free Software Foundation raccolse le molte lamentele ricevute dai consumatori e decise di andare ad intimare a Cisco di rilasciare il codice sorgente per Linux del router wireless Linksys WRT54G, così come espressamente prevedono le licenze d’uso del software libero utlizzato. Quella polemica spinse poi la fondazione ad ulteriori controlli che portarono alla luce altre infrazioni di stampo similare.

Cisco, nonostante nelle licenze d’uso si pronunciasse a favore della diffusione del codice sorgente, poi nella pratica non si comportava secondo le stesse linee guida (e non era nemmeno la prima volta dati i precedenti con i telefoni IP del 2007). Dopo anni di trattative e tentativi di accordo la fondazione si è vista costretta l’anno scorso a rivolgersi alla legge poichè Cisco sembrava rifiutare ogni azione di avvicinamento o adeguamento alle licenze.

Ora la società di networking dovrà fare anche una donazione alla fondazione (la somma non è stata dichiarata) e sarà chiaramente tenuta sotto stretta osservazione, quantomeno nei primi tempi. Inoltre sarà sulle sue spalle l’onere di avvertire i clienti Linksys del cambio nelle condizioni d’uso.

Ci sono voluti anni prima di finire in tribunale poichè la fondazione non ama rivoglersi alla legge: «Non siamo qui per rovinare gli affari alla gente. Vogliamo solo che si adeguino. E chiunque venda software gratuito non dovrebbe avere problemi a farlo» ha scritto sul suo blog Brett Smith, ingegnere della FSF. Il punto infatti è che spesso non è per chiusura o rifiuto che non si pubblica il codice, quanto piuttosto semplicemente per noncuranza o risparmio.