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Google bacchettata dal Congresso USA su Dragonfly

Google è stata particolarmente evasiva su Dragonfly, nonostante sia stata messa sotto torchio dalla Camera dei rappresentanti del Rhode Island.

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Qualora aveste sperato che l’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, avrebbe fatto luce sul motore di ricerca della sua azienda censurato ad hoc per la Cina, potreste rimanere piuttosto delusi. La Camera dei rappresentanti del Rhode Island ha messo sotto torchio Pichai sul progetto, ma da parte di BigG ci sono stati perlopiù tentativi di minimizzare il vero scopo di Dragonfly. Il dirigente di Google ha sottolineato che non ci sarebbero “piani” per lanciare un motore di ricerca per la Cina, e che Dragonfly si trattava di uno “sforzo interno” e “limitato” nella portata.

Pichai ha aggiunto che Google non è in trattative con i funzionari cinesi (o, almeno, non attualmente), ma ha fornito una risposta evasiva quando gli è stato chiesto se l’azienda avrebbe promesso di non creare uno strumento che facilitasse la sorveglianza cinese sugli utenti del “paese del dragone”. Pichai ha così affermato:

È nostro dovere esplorare le possibilità, offrire agli utenti l’accesso alle informazioni.

Il comportamento di Google non sorprende del tutto. Pichai aveva precedentemente etichettato Dragonfly come un progetto esplorativo e riteneva che fosse importante adottare una “visione a lungo termine” che considerasse il valore delle informazioni più profonde e precise per gli utenti di Internet cinesi. La sua testimonianza è ancora coerente con tale prospettiva e dà alla società la libertà di lanciare Dragonfly o di accantonarla silenziosamente qualora le ripercussioni fossero troppo forti per essere ignorate.

Nel frattempo, a causa di una nuova falla nella sicurezza del suo social network, il colosso della ricerca ha annunciato che Google Plus chiuderà i battenti il prossimo aprile, con qualche mese di anticipo rispetto a quanto stabilito originariamente.

Immagine: Unsplash