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Monti, Bersani, Berlusconi: ecco l’Agenda Digitale

Il Corriere delle Comunicazioni ha chiesto a Mario Monti, Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi di spiegare agli elettori la loro Agenda Digitale.

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Pierluigi Bersani

L’innovazione tecnologica è una leva importantissima per ogni strategia di crescita economica e sociale. La prima volta che il centrosinistra ha proposto un programma organico su questo tema è stato nel 2005 con i 10 punti per l’Italia digitale. Anche oggi rimane la necessità di un itinerario coerente

Uno dei primi temi affrontati da Bersani nel proprio intervento è quello della Pubblica Amministrazione poiché, spiega il leader del Partito Democratico, pensare al digitale come ad una semplice occasione di risparmio ed efficientamento delle procedura è da considerarsi un approccio asfittico ed antiquato. Dal PD giunge insomma una proposta più organica, che guardi al digitale anzitutto come ad una opportunità per migliorare il rapporto tra Stato e cittadino o tra Stato e impresa: «La digitalizzazione è l’iniziativa che serve perché la Pubblica amministrazione, migliorando organizzazione e capacità di fornire servizi migliori, efficienti, con minori sprechi e minori costi, diventi uno strumento per migliorare la vita dei cittadini e la competitività del sistema Italia, il welfare alla luce delle nuove esigenze delle persone».

Il lungo intervento di Bersani è costruito su due architravi principali: da una parte è necessario fare in modo che ogni cittadino abbia a disposizione gli strumenti culturali fondamentali per interagire con gli strumenti digitali, identificando così nell’alfabetizzazione un elemento senza il quale non può esserci innovazione; dall’altra si identifica nella Cassa Deposito Prestiti l’organismo con cui il Governo ha la possibilità di mobilitare gli investimenti necessari al fine di dare inizio a quei lavori infrastrutturali senza i quali non è possibile parlare di banda larga o di reti di nuova generazione. Una banda larga, peraltro, che potrebbe trovare risorse essenziali anche e soprattutto (ancora una volta) dalle frequenze: nuovi sforzi in tal senso potrebbero rappresentare una svolta.

In generale l’intervento di Monti appare meno orientato al programma specifico e più improntato a ricordare come il PD intenda agire in continuità con quanto si è tentato di fare da molti anni a questa parte. Nello specifico, per il futuro Bersani sembra voler delineare una politica industriale vera e propria, cercando non tanto di costruire piccoli progetti (per i quali in passato il denaro è stato sperperato in piccoli rivoli), quanto piuttosto tentando di fare sistema mettendo l’innovazione al centro di una politica di azione.