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Monti, Bersani, Berlusconi: ecco l’Agenda Digitale

Il Corriere delle Comunicazioni ha chiesto a Mario Monti, Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi di spiegare agli elettori la loro Agenda Digitale.

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Silvio Berlusconi

Come è noto, a me piace dire la verità: ho più volte detto che io sono un uomo della penna, formatosi in un tempo senza computer. Tuttavia, non è necessario essere stati dei grandi giocatori per essere validi allenatori, come dimostra la vicenda del mio amico Arrigo Sacchi al Milan

La metafora calcistica torna utile anche in questa occasione, quando Silvio Berlusconi sa di non potersi presentare come un uomo delle nuove tecnologie e preferisce quindi presentarsi come un candidato attento alle novità che il mercato esprime. Rivendica pertanto l’aver creato nel 2001 il Ministero per l’Innovazione (sebbene alla storia sia passato soprattutto per la nota vicenda di Italia.it) e punta ancora una volta sulla sua pulsione imprenditoriale per il rilancio del paese: l’innovazione è un motore che l’Italia non può lasciarsi sfuggire.

Al di fuori della “proposta shock” sull’IMU, il profilo di Berlusconi in ambito digitale punta sulla Pubblica Amministrazione per portare i vantaggi dell’innovazione nelle tasche del cittadino e ricorda come il cambio di registro nella PA vada considerato anzitutto come un necessario passo avanti nei confronti del servizio al cittadino ed alle imprese.

Silvio Berlusconi nel proprio programma punta il dito contro le inefficienze dei progetti antecedenti: dell’Agenzia Digitale bocca la farraginosità dell’organizzazione, dell’Agenda Digitale rivendica una nuova ispirazione e più in generale considera la “rivoluzione digitale” come un passo di completamento di quella “rivoluzione liberale” che da Forza Italia in avanti è diventata il vessillo dell’azione politica del Cavaliere.

Un fiscal compact per gli investimenti nell’innovazione ed una azione “mainstream” per la promozione della cultura digitale nel paese rappresentano i due tasselli conclusivi della proposta del Popolo delle Libertà: Berlusconi se ne fa firmatario rivendicando quanto operato in passato (con i ministri Stanca e Brunetta in primis) e quindi proiettando il proprio impegno per il domani in continuità con quanto fatto dai propri precedenti esecutivi.