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Google Maps segnala gli autovelox: ma è legale?

Da pochissimo Google Maps ha introdotto una funzione che segnala la presenza di autovelox, e spuntano i primi dubbi sulla sua legalità.

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Da pochissimi giorni Google Maps ha introdotto una funzione che sta già facendo discutere: la segnalazione degli autovelox. Ma si tratta di una feature legale o va contro quelle che sono le norme che regolano il codice stradale italiano?

Secondo la legge italiana, infatti, utilizzare dispositivi che indicano la presenza di rivelatori di velocità è vietato, ma al tempo stesso la segnaletica che ne preannuncia la presenza è invece consentita. Nel frattempo – come riportano i colleghi de Il Sole 24 Ore – da quando è stato scritto il codice stradale le cose sono cambiate, e parecchio.

Oggi ci sono infatti i device capaci di connettersi alla rete e l’accoppiata smartphone-Google Maps ha cambiato parecchio le carte in tavola. Inoltre sono nate delle vere e proprie comunità grazie alle quali segnalare eventi o qualsiasi altra info stradale in tempo reale (qualcuno ha detto Waze?) con un semplice click.

Nel dubbio, diverse case automobilistiche hanno disattivato la funzione di segnalazione autovelox sui navigatori di serie delle proprie autovetture. Scelta più morale che legata a presunte ragioni legali; almeno così riferiscono gli stessi costruttori.

E il caso di Google Maps? Al momento non sembrerebbero esserci problemi di natura legale poiché l’applicazione bigG indica solamente la presenza di postazioni fisse, per le quali effettivamente non è possibile sapere con certezza se siano in funzione o meno.

Ciò quindi apre un ulteriore quesito sull’affidabilità del nuovo strumento per il navigatore firmato Google. Non indicando appostamenti o sistemi di controllo della velocità con auto in movimento l’attendibilità è quindi relativa, e non sicuramente totale. Si può dire ovviamente lo stesso per le altre applicazioni simili. Senza considerare che pure le postazioni fisse nel tempo possono essere spostate o dismesse per i più svariati motivi, che vanno dall’obsolescenza ai costi.

Fonte: Il Sole 24 Ore • Immagine: Pixabay