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Spagna, pugno duro contro la pirateria

La Spagna implementa la "Legge Sinde": siti e servizi di filesharing verranno chiusi entro 10 giorni dalla segnalazione dei detentori dei diritti.

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Brusca frenata per il filesharing in Spagna: nonostante a marzo 2010 le corti avessero sancito la legalità del P2P per uso personale e senza scopo di lucro, entra in vigore la cosiddetta “Legge Sinde“, la prima implementazione del neoletto Partido Popular per vietare lo scambio di opere protette dal copyright in Rete.

Si tratta di un provvedimento legislativo estremamente duro quello approvato dal nuovo governo iberico, che di gran lunga supera l’impatto delle altre normative europee compresa la discussa “Three Strikes Law” di impronta francese, ovvero la disciplina che impone la cancellazione del contratto di connessione dell’utente a seguito di tre infrazioni al diritto d’autore.

La legge prende il nome dal Ministro della Cultura uscente Ángeles González-Sinde e, seguendo la prima bozza della norma presentata nel febbraio 2011, garantisce alle autorità la piena autonomia nella chiusura di siti Internet, o di piattaforme di scambio, bloccandoli a livello di ISP. Basterà la segnalazione di un contenuto protetto da parte dei detentori dei diritti per arrivare all’eliminazione, su parere del Comitato per la Proprietà Intellettuale, di siti e servizi nel tempo record di 10 giorni. Nonostante la politica abbia sottolineato come si tratti di una misura pensata per frenare le attività di lucro derivanti dallo sfruttamento del copyright altrui, è molto probabile che l’intervento di fatto blocchi anche quelle azioni che le corti avevano considerato legittime due anni or sono. Difficile stabilire, infatti, se i download di contenuti protetti siano per uso personale oppure per profitto.

Da dove nasce questa inversione di marcia per la nazione iberica, da sempre considerata una sorta di porto franco per i fautori del peer-2-peer? Secondo alcune indiscrezioni apparse sul Web, la politica si sarebbe accorta delle potenzialità del mercato dei contenuti nel contribuire al risanamento della crisi economica e, così, il governo avrebbe deciso di cedere alle continue pressioni delle lobby dell’industria dell’intrattenimento. Esaustiva è la spiegazione di ReadWriteWeb:

«Le pressioni da parte dei possessori dei diritti e dell’industria dei media non sono stati gli unici fattori ad assicurare l’approvazione della legge spagnola. La nazione spera di aumentare gli investimenti nei servizi di streaming una volta approvata la normativa. Le compagnie tecnologiche statunitensi avevano promesso di compiere ingenti investimenti qualora fossero state messe in pratica misure drastiche contro il filesharing e la pirateria online in Spagna, l’approvazione di questa legge è il segnale che tali aziende stavano aspettando. Ad esempio, proprio quest’anno verrà lanciata la versione spagnola di Netflix, e molti altri servizi simili la seguiranno.»

Una magra consolazione, tuttavia, è stata pensata anche per gli utenti: pare che verrà cancellato il “canone digitale“, l’equivalente dell’equo compenso italiano, ovvero la tassa sui supporti di archiviazione vergini come CD, DVD e dischi fissi. L’obolo è stato ritenuto illegittimo perché fondato sulla presunzione che l’utente utilizzi un supporto di memoria per effettuare copie vietate di contenuti protetti, quando in realtà questi strumenti possono servire alle più svariate funzioni perfettamente legali.

Fonte: ReadWriteWeb • Via: Digital.it (Sentenza 2010) • Notizie su: