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Commissione per l’e-content: pubblicate le audizioni

Il Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie ha pubblicato il resoconto delle audizioni tenute a suo tempo dalla Commissione per l'e-content. Molte ovvietà ed alcuni spunti interessanti alla luce di quella che è poi stata la Legge Urbani

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Nel momento in cui le istituzioni italiane hanno deciso di regolamentare il settore dei contenuti digitali, il ministero per l’Innovazione e le Tecnologie ha istituito una commissione avente il compito di analizzare il settore, discernere le linee principali relative alle problematiche emerse e suggerire eventualmente un intervento a tal proposito. A distanza di alcune settimane dalla fine dei lavori e a distanza di alcuni giorni dai primi esiti concreti dei lavori compiuti, è finalmente disponibile online il report redatto dalla commissione.

Ad un primo sguardo superficiale la relazione è costituita da un vero e proprio excursus generale in grado di attraversare le varie problematiche e contenente ampi spazi descrittivi: è descritto il P2P, sono spiegati i risvolti della tecnologia DRM, il web è affrontato a partire dagli anni della prima rete Arpanet fino alle ultime evoluzioni basate sulla banda larga e sulla diffusione di contenuti multimediali. Per certi versi il testo ha un buon risvolto pedagogico per chi volesse in breve tempo «capire internet» (uno degli scopi prefissati dalla commissione).

Alla luce di quanto successo attorno al mondo del P2P e dei DRM (a partire dalle polemiche relative alla commissione, per finire con l’approvazione della Legge Urbani), è utile però analizzare alcuni aspetti meno evidenti del rapporto, quali quelli emergenti dalle cosiddette «tavole sinottiche delle evidenze emerse dalle audizioni». Ecco alcuni spunti di interesse, nell’attesa che i media del settore sviscerino il testo con occhio analitico maggiormente approfondito:

  • Praticamente tutti gli auditi rientrano nell’elenco di quelli che in seguito saranno i firmatari del cosiddetto P@tto di Sanremo; tra i non firmatari spunta in particolare il nome di Apple, oltre ad AoL, EITO, Guardia di Finanza e pochi altri;
  • Da più parti viene evidenziata l’importanza del P2P quale «molla che ha fatto crescere Internet» (condividono l’opinione il settore radiotelevisivo, associazioni di provider, operatori delle telecomunicazioni e altri);
  • Come è logico che fosse, ogni settore ha espresso posizioni ampiamente prevedibili: mentre SIAE, RAI e SKY hanno fatto pressioni sulla «necessità di stretto controllo per le opere d’ingegno» (e sulla esplicita richiesta di contributi statali al fine di favorire un abbassamento dei prezzi: tale aspetto è da più parti etichettato come l’unico vero grande rimedio alla pirateria), i grandi provider hanno sottolineato che «l’ISP non può avere la responsabilità di controllo dei reati che transitano sulla rete» e le istituzioni (tra cui la Guardia di Finanza) hanno proposto il «controllo attraverso la conservazione dei file di log» (posizione condivisa anche dal Garante per la Privacy). Alla luce di tale prevedibilità assume maggior rilevanza l’esclusione dalle audizioni di taluni candidati dallo schieramento più netto e meno accomodante con la situazione preesistente;
  • Le osservazioni apportate in merito alla normativa vigente all’atto delle audizioni sono in seguito quasi totalmente assorbite all’interno delle modifiche apportate alla Legge Urbani in sede di approvazione. Ne consegue la grande importanza che la Commissione Vigevano ha avuto nell’iter che ha portato al testo finale e l’ampia importanza che ogni distorsione ha apportato nel dibattito in corso;

La legge Urbani è cosa fatta, la Commissione Vigevano è stata sciolta ed il P@tto di Sanremo è passato con un certo strascico polemico. Alla luce delle azioni concrete che emergeranno nei mesi a seguire, sarà utile analizzare il tutto partendo dalle radici dell’intervento, ovvero dall’apporto che i vari auditi hanno a suo tempo apportato sotto l’esplicito invito del ministero. Tutto sarà venuto di conseguenza.