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USA, i provider conservino i log degli utenti

Gli organi di sicurezza statunitensi spingono verso una nuova legislazione che obblighi gli ISP a conservare i log delle proprie reti per 18 mesi.

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La lotta alla criminalità in Rete negli Stati Uniti continua a colpi di leggi ed emendamenti atti da un lato a spianare la strada alle autorità verso una maggiore efficienza delle indagini e delle azioni di contrasto, dall’altro a porre dei paletti con i quali si cerca di tutelare sia gli interessi delle aziende che degli utenti. L’ultima novità in arrivo da oltreoceano è una proposta di legge riguardante i log delle operazioni effettuate dagli utenti sui network statunitensi, che i provider dovranno conservare per 18 mesi.

«Il breve tempo durante il quale vengono conservate le informazioni e la mancanza di uniformità nella gestione di tali dati», spiega lo sceriffo Michael Brown, «intralciano la possibilità da parte delle autorità di individuare i colpevoli di reati». Sebbene le parole dello sceriffo Brown siano state espresse in materia di pedo-pornografia in Rete, tale concetto è facilmente traslabile al campo delle violazioni del diritto d’autore perpetrate dagli utenti connessi alle reti di peer to peer per lo scambio di materiale protetto da copyright.

La nuova proposta sembra trovare inoltre l’appoggio delle principali rappresentanze degli organi di sicurezza del paese a stelle e strisce, facendo dunque emergere una volontà comune di contrastare le azioni illegali eseguite nel web mediante l’irrobustimento del corpus legis statunitense. La National Sheriffs’ Association ha infatti già sostenuto di voler spalleggiare fortemente la nuova leggere sulla conservazione dei log da parte dei provider Internet durante la discussione tenutasi nella giornata di ieri nella Camera dei Rappresentanti su tale argomento, con altre istituzioni pronte a schierarsi in suo favore.

Al momento, tutti i principali provider rimuovono dai propri archivi i log non ritenuti utili ad eventuali indagini sulle proprie reti dopo circa 90 giorni, in base ad una legge del 1996 che li obbliga a conservare tali informazioni per un periodo non inferiore alla suddetta soglia, a meno di eventuali richieste esplicite da parte delle autorità per il prosieguo di indagini su crimini legati al web. Tale soglia sarebbe ritenuta quindi eccessivamente bassa per offrire alle forze dell’ordine strumenti validi con i quali operare nella ricerca dei responsabili di eventuali atti illegali e, soprattutto, non permetterebbe di avere un’uniformità di trattamento dei log da parte dei vari ISP.

La battaglia al cybercrime negli USA passa dunque ancora una volta attraverso i fornitori di connettività, ovvero la spina dorsale dell’intera Rete: fungendo da tramite tra il web e gli utenti, i provider giocano un ruolo delicatissimo ed allo stesso tempo di fondamentale importanza, potendo potenzialmente accedere ad informazioni sulle attività dei propri clienti altrimenti difficilmente reperibili. Dopo gli accordi delle scorse settimane sull’invio di messaggi d’allarme agli utenti colti in flagrante a violare il copyright online, quindi, il legame tra forze dell’ordine e ISP potrebbe consolidarsi ulteriormente nel nome del diritto d’autore.

Fonte: CNet • Notizie su: