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Megaupload: cosa dice la legge

Cosa rischia chi ha i propri dati registrati su Megaupload? Quali reati sono imputati ai responsabili? Ne parliamo con l'avv. Francesco Paolo Micozzi.

La questione Megaupload tira in ballo questioni legali non così semplici da interpretare come potrebbe sembrare un’analisi superficiale del caso. Ma trattandosi del più grande sito “pirata” al mondo, la situazione merita un approfondimento. Poiché milioni di utenti sono coinvolti dal sequestro, ed alcuni di loro sono anche schedati nei database in mano all’FBI; poiché il distinguo tra lecito e illecito non è sempre chiaro e definito; poiché da capire v’è la natura dei capi di imputazione portata avanti.

Per districare al meglio la matassa Megaupload ci siamo pertanto avvalsi della collaborazione dell’avv. Francesco Paolo Micozzi. Avvocato del Foro di Cagliari, si occupa di diritto penale con particolare predilezione per diritto dell’informatica e le nuove tecnologie, privacy e diritto d’autore: il suo impegno passato nella difesa dei responsabili di The Pirate Bay consente di guardare oggi con un punto di vista privilegiato ai fatti che coinvolgono Megaupload.

Perché è dai fatti e dalla loro interpretazione che occorre partire.

Lecito e illecito

Webnews:
“Se comprovato nel processo, c’è abbastanza nelle accuse per provare la ripetuta violazione di copyright. Ma la maggior parte degli indizi è relativa a strategie che molti siti usano per incrementare il proprio traffico e le proprie entrate: offrire sottoscrizioni premium, utilizzare advertising, offrire riconoscimenti agli utenti attivi”. Così James Grimmelmann della New York Law School su Ars Technica. Insomma, dove può essere identificata la discriminante tra lecito ed illecito?

Avv. F.P. Micozzi:

Nell’atto di 72 pagine relativo all’affaire Megaupload vengono indicati, acarico dei soggetti implicati nella gestione del famosissimo cyberlocker (e dei siti correlati come megaporn, megaclick e megavideo), i reati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro e alla violazione delle norme in materia di diritto d’autore (i riferimenti normativi sono al titolo 18 del United States Code che si occupa proprio di diritto e procedura penale). I reati contestati comportano pene molto elevate ed è difficile prevedere quale sarà l’esito del procedimento penale. Tuttavia in linea di massima ciò che, in casi analoghi, crea il discrimine tra un’attività lecita ed una illecita è la consapevolezza (o meno) da parte dei gestori di Megaupload che attraverso i propri server venisse distribuito un singolo file protetto dal diritto d’autore.

Considerata l’enorme mole di dati che su Megaupload venivano memorizzati dagli utenti era pressoché impossibile controllare preventivamente che l’utente fosse legittimato a farlo. E per questo motivo era previsto un “Abuse Tool” attraverso il quale i titolari dei diritti potevano segnalare ai gestori di Megaupload i link di opere diffuse  abusivamente, consentendo, così, a Megaupload di rimuovere il file incriminato e memorizzato sui propri server in violazione delle condizioni generali di contratto.

È chiaro che Megaupload, nella sua qualità di cyberlocker, offrisse un servizio di “online storage”, ed è altrettanto chiaro che non si può affermare che un servizio di online storage sia di per sé illecito, in quanto, ad esempio, l’utente può memorizzarvi dei file senza violare alcuna norma in materia di protezione del copyright (pensiamo, ad esempio, al caso di utilizzo del servizio megaupload per diffondere una distribuzione GNU/Linux o un firmware Android).

Tuttavia, nel caso Megaupload, sono state intercettate le email dei soggetti ritenuti responsabili dalle quali si evince la volontà di incoraggiare l’upload di materiale protetto (ad esempio con il programma “Uploader Rewards”) e la consapevolezza che singoli file fossero stati inseriti in violazione del copyright.

SOPA e PIPA: servono davvero?

Webnews:
Il sito è stato sequestrato anche senza SOPA e PIPA: leggi che offrono all’industria del copyright maggiori poteri sono pertanto inutili? Le normative attuali consentono già di agire, anche a livello internazionale, nel caso in cui sia stato dimostrato un reato?

Avv. F.P. Micozzi:

Esistono già le norme di diritto internazionale che disciplinano i rapporti giurisdizionali tra Paesi diversi. Solitamente queste norme sono contenute in Convenzioni internazionali in cui i Paesi aderenti si impegnano ad offrirsi vicendevole collaborazione nell’ambito della repressione dei crimini. A queste norme di diritto internazionale si affiancano, poi, le norme “interne” degli Ordinamenti coinvolti che possono anche prevedere dei limiti alla collaborazione giurisdizionale, ossia alla collaborazione tra autorità giudiziarie di Paesi diversi. Per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, sono previsti alcuni limiti alla possibilità di rispondere positivamente alla richiesta di estradizione di un soggetto che si trovi sul territorio nazionale nel caso in cui sia richiesta per motivi politici, se una volta estradata sarà sottoposta a comportamenti inumani o persecutori o discriminatori o, se la legge del Paese richiedente prevede, per il reato per il quale è richiesta l’estradizione, la pena di morte.

Gli strumenti di repressione delle violazioni in materia di copyright esistono già da decenni e si sono evoluti con l’avvento dell’era di internet. L’approvazione dei disegni di legge SOPA e PIPA non farebbero altro che creare ulteriori strumenti di repressione a favore dei titolari dei diritti con il serio rischio di creare un pericoloso sbilanciamento degli interessi.

Tra cracking e hacktivism

Webnews:
Nella notte gli Anonymous hanno portato avanti la loro vendetta con DDoS contro DOJ, FBI, RIAA, MPAA e molti altri. Anche in questo caso il confine tra cracking e hacktivism sembra vacillare: è ancora possibile dividere in modo certo le due cose?

Avv. F.P. Micozzi:

Potremmo dire che l’hacktivism è l’ispirazione che guida azioni che possono essere sia lecite che illecite.

Tali fenomeni dimostrano maggiormente lo scollamento tra riforme normative sempre più severe a tutela di interessi economici dei titolari (o meglio degli intermediari per la gestione dei diritti d’autore) determinato dalle riforme normative e il comune sentire. La difficoltà di accettare la situazione attuale è ancor più evidente tra coloro che vengono ormai chiamati “nativi digitali” o, anche, “nativi telematici”. La soluzione al problema non verrà da un inasprimento sempre maggiore delle sanzioni penali, ma da un’analisi e da un’esplorazione di nuovi sistemi di marketing e gestione dei diritti d’autore.

L’utenza italiana di Megaupload corre rischi?

Webnews:
Alcuni utenti hanno dato a Megaupload i propri dati, sottoscrivendo account premium. Nei database del sito ci sono log, indirizzi IP e molto altro. È credibile o praticabile una persecuzione dei singoli? Un eventuale utente premium di Megaupload cosa può temere?

Avv. F.P. Micozzi:

In queste ipotesi è possibile che l’Autorità giudiziaria statunitense trasmetta l’elenco degli utenti italiani di Megaupload che abbiano diffuso materiale protetto da copyright all’Autorità giudiziaria italiana la quale ultima potrebbe decidere di agire direttamente nei confronti dei soggetti che si trovino sul territorio italiano. Probabilmente verrebbe contestato il reato di cui all’art. 171, lett. a-bis) L. 633/41 (legge in materia di protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio) se non vi è stato uno scopo di lucro, mentre se l’utente ha diffuso il materiale protetto a fini di lucro (ad esempio sfruttando l’“Uploader Rewards” di Megaupload) potrebbe configurarsi la più grave figura delittuosa prevista dall’art. 171-ter della stessa legge.

Al contrario potrebbe verificarsi anche l’ipotesi dell’utente, uploader, del servizio di hosting che, invece, si sia visto sequestrare, insieme ai server Megaupload, anche dei file diffusi in modo assolutamente lecito.

Se vuoi aggiornamenti su Megaupload: cosa dice la legge inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:

  • http://www.facebook.com/MotoGuzzi Alberto Maria Franchi

    Non è chiara l’ultima frase: “Al contrario potrebbe verificarsi anche l’ipotesi dell’utente, uploader,
    del servizio di hosting che, invece, si sia visto sequestrare, insieme
    ai server Megaupload, anche dei file diffusi in modo assolutamente
    lecito.”.
    Cosa vuole dire?

    • http://www.controlaltcanc.com/ Giuseppe

      Vuol dire che megaupload non era stato studiato solo per diffondere materiale coperto da copyright, ma anche per potervi caricare file privati non coperti da copyright, per esempio video personali, documenti, cartelle private ecc… metodo perfetto per mandare dei dati pesanti ad un’altra persona al posto di utilizzare l’email..

      quindi sono stati sequestrati anche materiali privati del tutto leciti che non hanno infranto nessuna legge… 

      • Fra

        bene, è il mio caso, come li recupero? chi devo denunciare per il danno che mi stanno causando?

      • http://okkiettispenti.blogspot.com magneTICo

        Obama!

      • http://www.controlaltcanc.com/ Giuseppe

        di vera regola si

      • Email

        Non prendiamoci per i fondelli: Megaupolad e Megavideo devono il loro successo al fatto che offrono tonnellate di materiale pirata: altrimenti non li avrebbero visitati nessuno.
        Possono prende in giro le carte (ma neanche), non certo la realtà.

      • http://www.controlaltcanc.com/ Giuseppe

        Guarda, era già presente su megavideo la censura… infatti non appena un contenuto veniva riconosciuto pirata, veniva immediatamente bloccato…

        è vero che loro guadagnavano con la pubblicità che immancabilmente ogni giorno milioni di persone vedevano sui loro siti… ma è anche vero che offrivano un grande servizio gratuitamente. E comunque molto materiale che conteneva megaupload non era pirata… c’erano molte persone che hanno utilizzato quel servizio per passarsi dei file molto pesanti… 
        inoltre ci sono altri siti come rapidshare, videobb, wload, fileserve, e tanti altri che ora non mi vengono in mente… e allora perche solo megaupload???
        semplice, era il sito di streaming migliore, troppo fastidioso per i pezzi da novanta che vendono streaming a pagamento! solo per questo l’hanno chiuso perche adesso che la gente è abituata allo streaming se lo vuole adesso lo deve pagare! ed anche in italia lo stiamo vedendo con mediaset premium cinema, dove un film costa 9€. 

      • Pizzamano

         Non pagherò mai e poi mai un maledetto film, specialmente in tv, attenderò la fine di un download da utorrent, e quando sparirà anche quello mi dedicherò ad altro, il pay per view è una emerita rapina!

  • http://www.tecnomente.com/ gabriele

    Bell’articolo. Personalmente preferirei vedere più articoli del genere su webnews, che invece di limitarsi a dare una notizia, o più di seguito, ritardano di qualche ora, ma approfondiscono le sue implicazioni (stile arstechnica).

    • Anonimo

      Grazie Gabriele. Il nostro primo obiettivo è dare notizie rapidamente, selezionale e verificate. Cerchiamo di dare una lettura di quel che accade. Quando possiamo, andiamo anche oltre: è questo il secondo obiettivo, e ci stiamo arrivando. Possiamo farlo perché l’utenza di Webnews è in enorme crescita: linfa vitale per proseguire su questa strada.

  • http://www.paolobrenzini.it Paolo Brenzini

    Finalmente un poco di ordine nel mondo del web. Ci sono molti, ma molti servizi che fanno la stessa cosa di mega… e sono regolari, servizi di Microsoft® e di altri operatori nel mondo dell’informatica. Certo in Megavideo si vedevano cose che erano in “borderline” quindi per il fruitore difficile stabile ciò che lecito ed illecito. Le persone dovrebbero conoscere, nel web, ciò che si può o non si può fare. Forse anche io sono entrato in megaupload, era talmente facile vedere una cosa che per altro era incapibile se regolare o meno e cliccare sotto… e di conseguenza scaricarsela. Non ricordo, probabilmente l’ho fatto, ma un conto è farlo una volta per distrazione ed un altra invece, farlo consapevolmente. A volte mi trovo davanti cose, in rete, che mi domando se davvero siano legali o meno, nessuna indicazione, nessun titolo in merito… Prima di accusare gli utenti dovrebbero vedere di regolamentare la cosa in modo decisamente consapevole per tutti. La chiusura del sitema è avvenuta sin troppo tardi, segno che gli stati (ricordiamoci bene che lo stato siamo noi singili cittadini e la nostra civiltà)  stanno reagendo solo in veci della legge del mercato e non sono stati capaci di prevenire il problema come una società giusta ed onesta dovrebbe fare. In fondo, credo, siamo tutti un pò ladri.

  • Davepess

    E’ una vergogna che abbiano cancellato tutto. Io su megaupload avevo un account dove avevo salvato 4gb di foto in alta definizione che non ci stavano più sul mio pc. Adesso chi me le restituisce???

    Leggi tutto: http://www.webnews.it/2012/01/20/il-lato-buono-di-megaupload/#ixzz1k5xj5600

  • amavo megavideo

    posso dirvi una cosa siete tutti ipocriti, tutti usavamo megavideo…e tutti eravamo felici di farlo…ora che siamo in questa situazione sono cazzi amari per tutti, siamo in crisi e uno dei pochi svaghi che avevamo GRATIS(violando o no i diritti di autore) era proprio un bel film come megavideo…chi dice che è meglio così senza megavideo si vuole solo fare lo splendido e magari scarica da utorrent -.-… io continuerò a scaricare fino a quando mi sarà possibile…