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Epson Moverio: immagine e emozione

Abbiamo provato per alcune settimane gli Epson Moverio, occhiali per la realtà aumentata che anticipano di anni l'idea dei Google Project Glass.

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Epson è immagine e emozione. Lo diceva la pubblicità, a suo tempo, e potrebbe essere il momento di riportare in vita quelle vecchie parole poiché c’è un prodotto che merita di indossarle nuovamente: si chiama Moverio, e lo si è imparato ormai a conoscere come un antipasto della tecnologia che verrà, del digitale indossabile che vuol tentare di cambiare le nostre vite.

E ci riuscirà, c’è da starne certi.

Qui tutte le immagini sui Moverio. Qui l’intervista a Isacco Petrucci, Videoprojectors Category Manager & Market Development presso EPSON Italia, per capire quale sia il futuro degli occhiali interattivi per la realtà aumentata. A seguito, invece, la nostra recensione, per spiegare cosa siano i Moverio dopo averli avuti in prova dal vivo per alcune settimane: davanti, è il caso di dirlo, ai nostri occhi.

Epson Moverio BT-100

Gli Epson Moverio sono dei grossi occhiali che per certi versi regalano al viso una impronta tanto anni ’80 da rendere ancora più concreto quel motivetto “immagine e emozione” che Epson ha calzato per lungo tempo. I Moverio sono occhiali la cui ambizione è quella di mettere la propria dimensione virtuale di fronte agli occhi in ogni momento del giorno, creando uno schermo virtuale che accompagna i movimenti del capo e che si sovrappone alla realtà che l’occhio è comunque in grado di vedere attraverso la trasparenza delle lenti. L’effetto ottico che se ne ricava è quello di un monitor luminoso posto ad alcuni metri di distanza, che si sovrappone alla realtà circostante e che è in realtà proiettato ad appena pochi millimetri dall’occhio in quanto ricreato sulla lente.

I Moverio sono immagine ed emozione perché, facendo leva su di un nuovo tipo di immagine, scatenano una immediata e naturale emozione: rendono possibile una sorta di sogno fantascientifico, creano una interfaccia che non lega a schermo alcuno e consentono all’uomo non di seguire lo strumento, ma viceversa di vedere lo strumento stesso al proprio completo servizio.

La bontà dell’idea Moverio

I Moverio hanno un valore simbolico fortissimo, che fa propendere il giudizio a favore del prototipo per un motivo forte: sono un sogno che si tramuta in realtà, sono la fantascienza che sublima in scienza, rappresentano l’idea che si concretizza e trasuda ambizione. Tutto ciò non è certo scevro di problemi e difetti, come si vedrà in seguito, ma quando il passo è tanto lungo il giudizio deve prescindere dal “come” poiché per la prima volta realizza il “se”: sì, ora gli occhiali digitali indossabili sono realtà, qualcuno li ha realizzati e li si può provare dal vivo.

In prospettiva l’utilità è quella di mettere di fronte ai propri occhi quello che è il Web: le mappe, l’informazione, la navigazione, i social network, le applicazioni. Testo, video, suoni. Intrattenimento ed interazione. Il tutto viene realizzato nel contesto della tecnologia attualmente disponibile, ma entro queste limitate possibilità viene espresso al massimo un concetto che ha il dovere di diventare immediatamente utilizzabile, subitaneo scorcio di un futuro che altre aziende (Google con il Project Glass o Microsoft con gli occhiali per Xbox 720) proiettano almeno al 2015. 2015: questo l’obiettivo che sembra essersi dato il mercato per la tecnologia indossabile e per un paio di occhiali che creino l’ennesimo form factor per la nuova era del computing.

I difetti dei Moverio

Giudicare i Moverio per quel che sono sarebbe un impagabile peccato, poiché si sacrificherebbe tutto il loro potenziale al cospetto di un mercato a cui si propongono più come prototipo che non come reale progetto per una adozione di massa: più come un proof-of-concept che non come unità da scaffale. Allo stesso tempo non sarebbe giusto saltare in toto questo passaggio, che però si intende sbrogliare in modo sbrigativo, riassumendo lo stillicidio dei limiti in pochi punti essenziali:

  • Pesanti, troppo pesanti: la massa si fa notare sul naso e rende l’occhiale ben poco indossabile e ben poco comodo;
  • Ingombranti: la necessità in introdurre tecnologia non sufficientemente miniaturizzata nel dispositivo lo rende anti-estetico e scomodo, difficilmente utilizzabile per più di qualche minuto;
  • Scarsa ergonomia: l’appoggio sul naso sembra funzionare, mentre l’appoggio sulle orecchie è tutto fuorché pratico;
  • Scarsa visibilità: dopo pochi minuti la messa a fuoco sull’immagine delle lenti mette a dura prova l’occhio, obbligando la vista a stancarsi oltremodo nel tentativo di interleggere le informazioni sullo schermo virtuale che viene proiettato sulla lente degli occhiali;
  • Il fastidio dei fili: quando si indossa tecnologia, si immagina di poter rimanere svincolati da una cablatura di qualsivoglia tipo, ma questo limite non è ancora stato superato costringendo i Moverio al collegamento con un alimentatore esterno (che funge anche da controller per interagire, non senza difficoltà, con l’interfaccia).

Ma il difetto più evidente è concettuale, ed è nell’interfaccia. In qualche modo, sembra essere questo il punto di confine sul quale si fermano i Moverio e dal quale partono i Google Glass, i quali nel concept animato portato online dimostrano ben differenti capacità in termini di accesso alle informazioni.

L’interfaccia dei Moverio

Interfaccia grafica Moverio

Interfaccia grafica Moverio

Epson sembra portare sui Moverio il medesimo difetto di approccio che Microsoft ha portato sui primi tablet, quando pensava di poter traslare l’interfaccia canonica di Windows 7 su un dispositivo pensato per tutt’altro. Allo stesso tempo, l’interfaccia dei Moverio appare per molti versi quella di un canonico smartphone, con la difficoltà aggiuntiva di una interazione da trackpad esterno che si dimostra tutto fuorché comodo.

Il peccato originale dei Moverio è nel fatto che l’interfaccia è qualcosa che copre la realtà invece di rendersene complementare. Non compaiono notifiche, indicazioni e piccole icone come nei Project Glass, insomma, ma un vero e proprio schermo luminoso che frapponendosi tra l’occhio e l’oggetto dell’osservazione, coprono quest’ultimo rendendo impossibile qualsivoglia forma di interazione.

Quel che manca ai Moverio è l’idea del “less is more” per cui rendendo trasparente l’interfaccia, riducendo le funzionalità e semplificando l’interazione, si avrebbe un dispositivo molto più semplice ed usabile, del quale l’utenza si innamorerebbe probabilmente in fretta.

Non c’è confronto

Operare un confronto tra Moverio e Project Glass non sarebbe soltanto ingeneroso, ma sarebbe anche ingiusto e radicalmente fuorviante. E questo per un motivo evidente: i Moverio sono qui, li abbiamo indossati in prima persona, mentre i Project Glass sono un’utopia che fino ad oggi è stata tanto dimostrata con apposite demo, quanto celata a qualsivoglia prova dal vivo. I primi sono un prodotto, i secondi sono un’idea.

I Project Glass sono ad oggi la rappresentazione del futuro, mentre i Moverio ne sono l’anticipazione. Non c’è confronto, dunque, perché non si può confrontare un’entità concreta con una astratta. Gli Epson Moverio sono oggi unici nel proprio genere ed il prototipo va pesato per quel che è: immagine e emozione.

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